Un rialzo di circa il 260% da inizio 2026 potrebbe sembrare sufficiente per raffreddare le aspettative sulle azioni Micron Technology. D.A. Davidson la pensa diversamente: la banca d’investimento ha alzato il target price sul produttore statunitense di memorie da 2.100 a 3.000 dollari, confermando il giudizio “Buy”. Rispetto ai 1.045,56 dollari della chiusura del 6 ottobre, il nuovo obiettivo implica un potenziale teorico di circa il 187%. Dietro una valutazione che appare aggressiva c’è una tesi precisa: l’intelligenza artificiale starebbe trasformando la memoria da componente ciclica e relativamente standardizzata a risorsa strategica dell’infrastruttura AI.
Sommario
Azioni Micron, D.A. Davidson porta il target price a 3.000 dollari
Il punto di partenza dell’analisi di D.A. Davidson è che Wall Street non avrebbe ancora pienamente incorporato nei prezzi la durata del ciclo favorevole per Micron. L’analista Gil Luria, dopo incontri con il management e con il team Investor Relations della società, ha aumentato del 43% il target price a dodici mesi, portandolo da 2.100 a 3.000 dollari. Si tratta di uno degli obiettivi più elevati assegnati al titolo e incorpora una valutazione basata, secondo quanto riportato dalla banca, su un multiplo di circa 19 volte la propria stima degli utili per l’esercizio fiscale 2027.
La tesi è interessante soprattutto perché sposta l’attenzione dal semplice aumento dei prezzi delle memorie alla possibile trasformazione strutturale del settore. Per anni DRAM e NAND sono state considerate attività fortemente cicliche, caratterizzate da fasi di scarsità dell’offerta e rialzi dei prezzi seguite da investimenti in capacità, eccesso di produzione e nuove pressioni sui margini. D.A. Davidson ritiene invece che l’accelerazione dell’AI possa prolungare significativamente l’attuale squilibrio tra domanda e offerta.
Secondo Luria, sistemi e modelli di intelligenza artificiale migliorano le proprie prestazioni quando possono contare su una maggiore quantità di memoria: aumenta la velocità di elaborazione, cresce la dimensione delle finestre di contesto e diventa possibile gestire volumi sempre più elevati di dati.
La conseguenza è che il fabbisogno di memoria cresce insieme alla potenza computazionale dell’infrastruttura AI. D.A. Davidson si aspetta quindi che la domanda possa continuare a superare l’offerta nel 2027 e nel 2028.
Non è una previsione completamente isolata. Nelle proprie comunicazioni agli investitori Micron ha descritto un mercato caratterizzato da una crescita strutturale della domanda e da vincoli all’espansione dell’offerta, mentre gli ultimi risultati hanno mostrato un aumento delle commesse e degli impegni pluriennali dei clienti.
Azioni Micron: un rally del 266% nel 2026
Il problema, per chi valuta oggi le azioni Micron, è che buona parte della trasformazione dell’azienda sembra già essere stata riconosciuta dal mercato. Il titolo ha chiuso il 31 dicembre 2025 a 285,41 dollari e il 6 ottobre 2026 a 1.045,56 dollari: un incremento di circa il 266%. Rispetto ai 190,96 dollari del 6 ottobre 2025, la performance in dodici mesi supera invece il 447%. Nel corso delle ultime 52 settimane le quotazioni hanno raggiunto un massimo di 1.255 dollari.
La corsa ha accompagnato un cambiamento radicale delle aspettative sugli utili del gruppo. Non è la prima volta che il mercato si interroga sulla sostenibilità dei multipli di Micron: già nei mesi scorsi Investire.biz aveva analizzato il rapporto tra il rally delle azioni Micron e i multipli del gruppo, evidenziando come valutazioni apparentemente contenute potessero essere lette anche alla luce della tradizionale ciclicità del comparto. Oggi la questione è ancora più rilevante, perché il prezzo del titolo è salito ma, contemporaneamente, sono esplosi anche ricavi e utili.
Il mercato sta quindi cercando di stabilire quale sia il denominatore corretto per valutare Micron. Se gli utili record del 2026 rappresentassero un picco ciclico destinato a normalizzarsi rapidamente, un multiplo apparentemente modesto potrebbe essere ingannevole. Se invece AI e contratti pluriennali riuscissero a ridurre la volatilità tipica del settore, gli investitori potrebbero essere disposti ad assegnare alla società multipli strutturalmente superiori rispetto al passato. È esattamente su questo secondo scenario che si basa la valutazione di D.A. Davidson.
I conti record di Micron rafforzano la tesi sull’AI
Gli ultimi risultati forniscono numeri difficili da ignorare. Nel quarto trimestre fiscale 2026, terminato il 3 settembre, Micron ha registrato ricavi per 54,23 miliardi di dollari, contro 11,32 miliardi nello stesso periodo dell’esercizio precedente. L’utile netto GAAP è salito a 37,70 miliardi, mentre l’EPS diluito ha raggiunto 32,87 dollari. Su base non-GAAP, l’utile netto è stato di 38,40 miliardi e l’EPS di 33,42 dollari.
Ancora più rilevante è l’espansione dei margini. Il margine lordo GAAP del trimestre ha raggiunto l’86,8%, dal 44,7% di un anno prima, mentre il margine operativo è arrivato all’80,7%. Nel segmento Core Data Center il fatturato trimestrale ha toccato 18 miliardi di dollari e il margine lordo il 90%; nella Cloud Memory Business Unit i ricavi sono stati pari a 16,28 miliardi, con margine lordo dell’83%.
Il salto è evidente anche guardando all’intero esercizio fiscale. Nel 2026 Micron ha generato ricavi per 133,19 miliardi di dollari, rispetto ai 37,38 miliardi dell’anno precedente. L’utile netto GAAP è passato da 8,54 a 84,97 miliardi e l’utile per azione diluito da 7,59 a 74,33 dollari. Il margine lordo annuale ha raggiunto l’80,7%, più del doppio del 39,8% del 2025.
Nemmeno la guidance indica, per il momento, un’inversione. Per il primo trimestre fiscale 2027 Micron prevede ricavi per circa 61,5 miliardi di dollari, con un intervallo di 1,5 miliardi, un margine lordo non-GAAP nell’area dell’86,25% e un EPS rettificato di 38,15 dollari.
Le previsioni sui ricavi comunicate dalla società sono risultate superiori alle attese di consenso riportate immediatamente dopo la trimestrale.
La capacità di trasformare il boom della domanda in cassa è altrettanto significativa. Nell’intero 2026 il cash flow operativo ha raggiunto 89,68 miliardi di dollari. Gli investimenti netti in conto capitale sono stati pari a 27,37 miliardi, mentre il free cash flow rettificato è arrivato a 62,31 miliardi. A fine esercizio Micron disponeva di 73,48 miliardi tra liquidità, investimenti negoziabili e disponibilità vincolate.
Perché la memoria è diventata strategica per l’intelligenza artificiale
La spiegazione industriale del boom passa soprattutto dalle memorie ad alte prestazioni. GPU, ASIC e CPU costituiscono il motore di calcolo dei sistemi AI, ma la loro efficienza dipende dalla capacità di trasferire rapidamente enormi quantità di dati. È qui che entrano in gioco DRAM avanzate e soprattutto HBM, le High Bandwidth Memory utilizzate negli acceleratori per intelligenza artificiale.
Micron sostiene che le prestazioni dei sistemi AI siano sempre più legate alla capacità e alle performance del sottosistema di memoria. L’aumento della complessità dei modelli ha creato una gerarchia di memoria più articolata, facendo diventare una componente un tempo fortemente standardizzata un elemento sempre più differenziato dell’architettura informatica.
La società sta già spedendo in grandi volumi HBM4 realizzate con tecnologia DRAM 1-beta per la piattaforma del proprio principale cliente, mentre lo sviluppo delle HBM4E basate sul nodo 1-gamma è in corso e la produzione in volumi è prevista nel 2027. Micron ha inoltre comunicato di avere già superato il miliardo di dollari di ricavi con HBM4 durante la precedente fase di ramp-up.
Il tema era già emerso su Investire.biz con l’analisi dedicata alle prestazioni delle memorie HBM4 di Micron. Più in generale, il ruolo assunto da queste tecnologie nell’infrastruttura AI è stato approfondito anche nell’analisi sui chip di memoria nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il punto finanziario è che la scarsità non riguarda soltanto il numero di chip prodotti. Le memorie di nuova generazione sono più complesse, richiedono processi produttivi avanzati e assorbono maggiore capacità. Questo rende più difficile aumentare rapidamente l’offerta proprio mentre hyperscaler e produttori di acceleratori richiedono quantità crescenti di memoria per ogni nuova generazione di sistemi.
I contratti pluriennali cambiano il profilo di Micron
Un secondo elemento della tesi di D.A. Davidson riguarda la trasformazione commerciale di Micron. La società sta sottoscrivendo Strategic Customer Agreements, o SCA, con clienti dei data center, dell’elettronica di consumo e dell’automotive. Questi accordi hanno caratteristiche differenti dai tradizionali contratti di fornitura del settore, perché prevedono impegni pluriennali e una maggiore visibilità sui volumi.
A giugno Micron aveva comunicato di avere completato 16 SCA. Gli accordi avevano generalmente durata quinquennale, dal 2026 alla fine del 2030, con durate normalmente triennali per quelli automotive. Il gruppo stimava che le intese già sottoscritte rappresentassero circa il 20% dei volumi DRAM e un terzo dei volumi NAND nell’arco di riferimento.
Particolarmente importante è la struttura economica: Micron ha descritto gli SCA come accordi “take-or-pay”, con impegni vincolanti per l’acquisto di determinati volumi. La società ha inoltre indicato l’obiettivo di arrivare, una volta completata la strategia, ad avere circa metà o più dei ricavi coperti da questi contratti. Quattordici dei primi 16 accordi firmati rappresentavano, ai prezzi minimi contrattuali, circa 100 miliardi di dollari di ricavi cumulativi per il periodo residuo.
Da allora la visibilità è ulteriormente aumentata. In occasione dei risultati di fine settembre, gli impegni finanziari associati agli accordi strategici erano saliti a circa 32 miliardi di dollari, dai 22 miliardi indicati a giugno, mentre le remaining performance obligations hanno raggiunto circa 150 miliardi, dai 100 miliardi del trimestre precedente.
È un passaggio cruciale per la valutazione del titolo. Una delle ragioni per cui i produttori di memoria sono stati storicamente scambiati con multipli relativamente contenuti è l’incertezza sulla durata degli utili nei momenti di picco. Contratti pluriennali con volumi impegnati e meccanismi di prezzo prestabiliti possono attenuare questo rischio, anche se non lo eliminano. Se la volatilità degli utili dovesse ridursi strutturalmente, il mercato potrebbe accettare multipli più elevati rispetto ai precedenti cicli. È questa la rivalutazione che D.A. Davidson considera ancora incompleta.
Valutazioni, capacità produttiva e rischi
Una tesi estremamente rialzista non elimina però i rischi. Il primo è proprio l’eccezionalità dei numeri attuali. Margini lordi vicini all’87% sono livelli straordinari per un produttore di memorie e riflettono un mercato in cui la capacità disponibile è insufficiente rispetto alla domanda. La storia del settore suggerisce che prezzi elevati e redditività molto alta attirano inevitabilmente nuovi investimenti.
Micron stessa sta aumentando la spesa produttiva. Nel solo quarto trimestre fiscale il Capex netto è stato di 10,77 miliardi di dollari e la società sta portando avanti progetti negli Stati Uniti e in Asia. L’offerta aggiuntiva richiede tempo per arrivare sul mercato, ma la questione centrale per gli investitori sarà capire se la domanda continuerà a crescere abbastanza rapidamente quando la nuova capacità entrerà in funzione.
Il secondo rischio riguarda la concentrazione della narrativa sull’AI. L’intera tesi presuppone che gli investimenti dei grandi operatori cloud e dei produttori di infrastrutture restino elevati. Un rallentamento del Capex degli hyperscaler, una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse computazionali o modifiche nelle architetture dei sistemi potrebbero cambiare le aspettative sulla domanda futura di memoria.
Il terzo elemento è la valutazione. Un target a 3.000 dollari rispetto a una quotazione poco superiore a 1.000 richiede non soltanto che gli utili rimangano elevati, ma anche che il mercato accetti di riconoscere a Micron un multiplo superiore a quello tradizionalmente assegnato al settore. D.A. Davidson applica circa 19 volte la propria stima sull’EPS 2027: la sostenibilità di tale multiplo dipenderà quindi dalla convinzione che gli utili non rappresentino un picco temporaneo.
Esistono inoltre rischi più immediati. Il 7 ottobre il sindacato dello stabilimento Micron di Taoyuan, a Taiwan, ha ottenuto dai propri iscritti l’autorizzazione a proclamare uno sciopero nell’ambito della disputa sui bonus e sulla partecipazione agli utili. Il sito è rilevante per la produzione di DRAM e memorie ad alta banda. Al momento dell’annuncio non era stata ancora stabilita una data per un’eventuale astensione dal lavoro e Micron aveva dichiarato la propria disponibilità a proseguire le trattative.
Il 6 ottobre è inoltre emerso un accordo da 600 milioni di dollari con Netlist per chiudere una controversia brevettuale relativa a tecnologie di memoria. In rapporto alla generazione di cassa attuale di Micron la cifra è gestibile, ma l’episodio ricorda come proprietà intellettuale, capacità produttiva e continuità operativa restino variabili da considerare in un settore tecnologicamente complesso.