Azioni 2026: i titoli scelti da Oppenheimer per l'ultima parte di 2026 | Investire.biz

Azioni 2026: i titoli scelti da Oppenheimer per l'ultima parte di 2026

09 ott 2026 - 10:30

Oppenheimer ha individuato due azioni per l'ultima parte del 2026. Dietro i target rialzisti, però, ci sono profili finanziari e rischi molto diversi

Due società lontane per settore e modello di business, unite da una valutazione positiva di Oppenheimer. La banca d'affari ha assegnato un giudizio Outperform sia a FuelCell Energy, società attiva nelle tecnologie per la produzione di energia, sia a Innoviva, gruppo biofarmaceutico che affianca alle royalties sui farmaci respiratori un business crescente nelle terapie per malattie infettive e critical care.

Nel primo caso la tesi ruota soprattutto intorno alla domanda di elettricità dei data center e alla possibilità di aumentare fortemente la capacità produttiva; nel secondo, l'attenzione è rivolta alla capacità di trasformare i flussi di cassa delle royalties in una piattaforma farmaceutica più diversificata. Due storie con potenziale significativo secondo gli analisti, ma anche con variabili da monitorare attentamente. 

Sommario

 

Oppenheimer resta costruttiva sui mercati

La selezione dei due titoli si inserisce in una view complessivamente costruttiva di Oppenheimer sull'azionario statunitense. Il Chief investment strategist John Stoltzfus ritiene che le oscillazioni osservate su petrolio, tassi d'interesse e mercato azionario siano più compatibili con la ricerca di un nuovo equilibrio che con l'avvio di una fase strutturale di forte avversione al rischio.

La tesi è che, nonostante un quadro macroeconomico caratterizzato da rendimenti obbligazionari elevati e numerosi elementi di incertezza, i fondamentali societari abbiano continuato a fornire un sostegno al mercato. Anche le valutazioni, dopo le correzioni di alcune aree particolarmente costose, sono diventate meno estreme in alcuni segmenti. È all'interno di questo scenario che gli analisti di Oppenheimer hanno individuato FuelCell Energy e Innoviva come due idee con margine di rivalutazione nella parte finale dell'anno. 

La somiglianza, tuttavia, finisce sostanzialmente qui. FuelCell Energy rappresenta una storia di crescita ad alta intensità di capitale, legata alla possibilità di intercettare l'enorme fabbisogno energetico generato dall'espansione dell'intelligenza artificiale e dei data center. Innoviva presenta invece una base di ricavi già profittevole, sostenuta dalle royalties sui farmaci respiratori sviluppati con GSK, alla quale si sta affiancando una componente proprietaria in crescita.

 

 

FuelCell Energy: la scommessa sull'energia per i data center

Il principale elemento della tesi di Oppenheimer su FuelCell Energy è il rapido aumento della domanda di capacità elettrica dedicata alle infrastrutture digitali. I grandi data center per il cloud e l'intelligenza artificiale richiedono quantità crescenti di energia, spesso con tempi di connessione alla rete incompatibili con la velocità con cui gli operatori vorrebbero mettere in funzione nuove strutture.

Le fuel cell possono rappresentare una delle possibili risposte a questo problema perché consentono di realizzare impianti modulari e localizzati direttamente presso il punto di consumo. È esattamente su questo mercato che FuelCell Energy sta cercando di aumentare la propria esposizione.

Nel giugno 2026 la società ha annunciato un accordo strategico con Fit Energy USA per fornire fino a 380 MW di potenza destinata ai data center. La prima tranche riguarda 30 MW e, secondo quanto comunicato dalla società, le consegne iniziali erano previste a partire dal 2026. Le ulteriori fasi, fino a 350 MW aggiuntivi, rappresentano tuttavia capacità assegnata e non devono essere confuse con ordini definitivi già contrattualizzati.

Al 31 luglio FuelCell Energy indicava un committed backlog di circa 1,30 miliardi di dollari, in aumento del 4,1% rispetto agli 1,24 miliardi dell'anno precedente. A questo si aggiungevano circa 2,35 miliardi di dollari classificati come awarded capacity backlog, principalmente collegati alle fasi successive dell'accordo con Fit Energy. La società stessa precisa che questa seconda categoria non costituisce un ordine irrevocabile e non garantisce che l'intero importo venga trasformato in ricavi futuri.

Un altro elemento favorevole alla narrativa sui data center è arrivato dopo la chiusura del trimestre, quando FuelCell Energy ha firmato il suo primo capacity reservation agreement con un importante operatore del settore per un progetto da 75 MW in Texas. 

Parallelamente, la pipeline commerciale dichiarata dalla società ha raggiunto circa 10 GW nel terzo trimestre fiscale.

È su questa accelerazione potenziale che si concentra Colin Rusch di Oppenheimer. L'analista considera l'offerta di generazione on-site della società ben posizionata per intercettare una parte della domanda di capacità behind-the-meter dei data center e ritiene che l'aumento della scala produttiva possa creare una significativa leva operativa qualora gli ordini si traducano effettivamente in volumi.

 

 

FuelCell Energy, i conti mostrano ancora il nodo della redditività

La prospettiva industriale va però confrontata con risultati finanziari che mostrano quanto la trasformazione sia ancora in corso. Nel terzo trimestre fiscale 2026, terminato il 31 luglio, FuelCell Energy ha registrato ricavi per 33 milioni di dollari, contro 46,7 milioni nello stesso periodo dell'anno precedente: una flessione di circa il 29%.

Ancora più rilevante è il dato sulla marginalità. Il trimestre si è chiuso con una perdita lorda di 24,5 milioni di dollari, contro una perdita di 5,1 milioni un anno prima. La perdita operativa è invece scesa a 46,7 milioni dai 95,4 milioni del terzo trimestre fiscale 2025. La riduzione delle perdite operative rappresenta un miglioramento, ma la presenza di un gross loss conferma che il percorso verso una redditività sostenibile resta una delle principali variabili della storia azionaria.

La strategia prevede inoltre investimenti rilevanti. FuelCell Energy sta ampliando lo stabilimento di Torrington, nel Connecticut, con l'obiettivo di portare la capacità produttiva complessiva a 500 MW annualizzati. Il completamento del progetto è previsto entro giugno 2028.

Una capacità molto superiore all'attuale può produrre importanti economie di scala se la domanda prevista si concretizzerà, ma aumenta contemporaneamente l'importanza dell'esecuzione commerciale e della conversione della pipeline in contratti effettivi.

Per questo il mercato non sta valutando semplicemente una società energetica sulla base dei multipli tradizionali. Il prezzo incorpora soprattutto aspettative sulla futura crescita dei volumi, sulla penetrazione nel mercato dei data center e sulla capacità di trasformare una struttura industriale più ampia in flussi di cassa.

 

 

Innoviva: dalle royalties alla crescita dei farmaci proprietari

La tesi su Innoviva è completamente differente. La società dispone innanzitutto di un portafoglio di royalties legato a farmaci respiratori commercializzati da GSK, tra cui Breo/Relvar Ellipta e Anoro Ellipta. Questo business genera flussi di cassa che Innoviva può utilizzare per finanziare investimenti, acquisizioni e sviluppo della propria piattaforma farmaceutica.

Negli ultimi anni il gruppo ha infatti costruito Innoviva Specialty Therapeutics, focalizzata soprattutto sulle malattie infettive e sui farmaci utilizzati in ambito ospedaliero. Il portafoglio comprende, tra gli altri, Giapreza, Xacduro, Xerava, Zevtera e Nuzolvence.

Proprio Nuzolvence rappresenta uno degli sviluppi più interessanti. Il farmaco, a base di zoliflodacina, ha ottenuto l'approvazione della FDA nel dicembre 2025 per il trattamento della gonorrea urogenitale non complicata in adulti e pazienti pediatrici dai 12 anni in su che soddisfino i requisiti di peso previsti. La terapia viene somministrata oralmente in dose singola. La FDA ha sottolineato come l'approvazione rappresenti un ampliamento delle opzioni terapeutiche disponibili contro l'infezione.

È proprio la combinazione tra royalties relativamente mature e nuove attività proprietarie a sostenere la tesi di Oppenheimer.

Secondo l'analista Les Sulewski, il mercato continuerebbe a valutare Innoviva prevalentemente come una royalty company respiratoria, attribuendo invece un valore limitato alla crescita di IST e agli altri asset sanitari detenuti dal gruppo.

Se questa interpretazione è corretta, l'eventuale progressivo aumento del peso dei farmaci proprietari potrebbe modificare il modo in cui il mercato attribuisce valore alla società. Si tratta però di una tesi che richiede continuità nell'esecuzione commerciale, successo nel lancio dei nuovi prodotti e disciplina nell'impiego del capitale.

 

 

Innoviva, ricavi in crescita e una struttura finanziaria solida

I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano un profilo finanziario decisamente più maturo rispetto a FuelCell Energy. Innoviva ha registrato ricavi complessivi per 119,6 milioni di dollari, in crescita del 19% rispetto ai 100,3 milioni dello stesso periodo del 2025.

Le vendite nette di prodotti hanno raggiunto 51,8 milioni di dollari, con un incremento del 46% su base annua. Di questi, 36,6 milioni sono arrivati dal mercato statunitense. Le vendite USA comprendevano principalmente 21 milioni di dollari generati da Giapreza, 12 milioni da Xacduro e 3,3 milioni da Xerava.

Le royalties lorde provenienti da GSK sono state pari a 59,8 milioni di dollari, sostanzialmente stabili e superiori del 2% rispetto ai 58,6 milioni del primo trimestre. La società ha inoltre registrato un risultato operativo di 50,9 milioni di dollari, rispetto a 48,8 milioni nel secondo trimestre 2025.

Innoviva ha confermato l'obiettivo di raggiungere almeno 150 milioni di dollari di vendite nette USA per IST nel 2026. Se raggiunto, il risultato rafforzerebbe la progressiva trasformazione del mix dei ricavi e ridurrebbe, almeno in parte, la dipendenza economica dalle royalties respiratorie. La società disponeva inoltre di 570,4 milioni di dollari di cassa e disponibilità liquide al 30 giugno 2026.

Esiste però anche una componente più volatile. Alla fine del secondo trimestre, gli investimenti strategici in società healthcare erano valutati complessivamente circa 669,5 milioni di dollari e il trimestre aveva registrato variazioni negative di fair value per circa 161 milioni, principalmente legate alla discesa delle azioni Armata Pharmaceuticals. Questa voce può incidere sensibilmente sui risultati contabili anche quando l'andamento operativo del business resta positivo. 

La struttura del capitale comprende inoltre 261 milioni di dollari di obbligazioni convertibili con scadenza nel marzo 2028. Sul fronte della remunerazione indiretta degli azionisti, il consiglio aveva autorizzato nel novembre 2025 un programma di riacquisto fino a 125 milioni di dollari; al 30 giugno 2026 erano già stati effettuati buyback per circa 56,4 milioni.

 

 

I target price di Oppenheimer e il confronto con Wall Street

Su FuelCell Energy, Colin Rusch di Oppenheimer ha avviato la copertura con rating Outperform e target price di 24 dollari. Rispetto ai 18,07 dollari della chiusura del 5 ottobre, il prezzo obiettivo implica uno spazio teorico di rivalutazione vicino al 33%. 

Il giudizio non è isolato, ma neppure unanime. Le indicazioni raccolte tra gli analisti mostrano target differenti: Barclays aveva avviato la copertura con Equal-Weight e obiettivo a 20 dollari, Citi con Neutral e target a 19 dollari, mentre Canaccord Genuity aveva mantenuto un Buy con obiettivo a 30 dollari. La dispersione delle valutazioni riflette l'elevata incertezza collegata alle prospettive di crescita e redditività di FuelCell Energy.

Per Innoviva, Les Sulewski di Oppenheimer ha invece assegnato un rating Outperform e un target price di 35 dollari. Con le azioni a 20,64 dollari alla chiusura del 5 ottobre, il target implica un potenziale teorico vicino al 70%.

Anche in questo caso il quadro degli analisti è ampio. BTIG indicava 42 dollari, H.C. Wainwright 46 dollari e Cantor Fitzgerald 34 dollari. Goldman Sachs rappresentava invece una voce nettamente più prudente, con giudizio Sell e target a 18 dollari. Questa divergenza è significativa perché mostra come anche nel caso di una società già redditizia le valutazioni sul valore degli asset proprietari, sulla durata delle royalties e sulle prospettive della pipeline possano condurre a conclusioni molto differenti.

 

 

 

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