I chip di memoria rappresentano una delle componenti fondamentali di qualsiasi dispositivo elettronico moderno. Il funzionamento dei sistemi informatici dipende dalla capacità di questi semiconduttori di archiviare e rendere disponibili i dati. Negli ultimi anni, tuttavia, i chip di memoria hanno compiuto un passo avanti rivoluzionario grazie alla diffusione dell'intelligenza artificiale generativa.
Con l'aumento della potenza di calcolo richiesta dai modelli linguistici, unitamente alla crescente domanda di infrastrutture per i data center, la produzione di memoria è diventata centrale nello sviluppo dell'industria tecnologica. Le applicazioni AI, in sostanza, raggiungono le prestazioni richieste dal mercato grazie a memorie più veloci ed efficienti. La filiera dei semiconduttori, dunque, necessita di una delle tecnologie più ricercate, il che ha generato un forte aumento degli investimenti nel settore.
Chip di memoria e AI
Il punto di riferimento per le applicazioni di intelligenza artificiale sono diventate le HBM, acronimo di High Bandwidth Memory. Si tratta di memorie progettate per offrire una larghezza di banda estremamente elevata, senza la quale il flusso continuo di dati richiesto dagli acceleratori AI non potrebbe avere luogo. Gli acceleratori AI sono le GPU e altri processori utilizzati per addestrare ed eseguire i modelli di intelligenza artificiale.
Ciò che distingue le HBM dalle altre memorie è la struttura tridimensionale. In pratica, i chip vengono impilati verticalmente e collegati attraverso minuscoli collegamenti elettrici chiamati Through-Silicon Vias (TSV). Nello stesso tempo, un interposer in silicio consente una connessione diretta con il processore grafico o l'acceleratore.
Grazie a questa architettura, è possibile trasferire enormi quantità di dati in tempi molto ridotti, con una larghezza di banda che può superare il terabyte al secondo per singolo package. Una velocità così elevata è fondamentale, in quanto solo in questo modo gli acceleratori AI sono in grado di elaborare miliardi di parametri e di avere accesso continuo ai dati durante le operazioni di training e inferenza. In caso contrario, il processore rimarrebbe in attesa dei dati e le prestazioni complessive del sistema risulterebbero inefficienti.
In particolare, le GPU di ultima generazione impiegate nei data center integrano diverse memorie HBM, al fine di sostenere il carico di lavoro dei modelli linguistici di grandi dimensioni, delle applicazioni di AI generativa e delle simulazioni scientifiche ad alte prestazioni.
Una domanda che cresce più rapidamente dell'offerta
Alla luce di quanto esposto, la domanda di chip di memoria cresce a un ritmo di gran lunga superiore rispetto all'offerta, soprattutto in considerazione del fatto che il numero dei data center dedicati all'AI continua ad aumentare in tutto il mondo. In questo contesto, le grandi aziende tecnologiche stanno sviluppando modelli sempre più complessi, che richiedono infrastrutture di calcolo ancora più potenti. L'offerta, però, sta rimanendo indietro o, quantomeno, non riesce ad aumentare con la stessa velocità.
Il punto è che produrre chip HBM è molto più complesso che farlo con i tradizionali chip DRAM. Il processo produttivo, infatti, è particolarmente sofisticato, giacché bisogna mettere insieme l'impilamento dei chip, i collegamenti TSV, il packaging avanzato e gli elevati standard qualitativi richiesti. Inoltre, i tempi di espansione della capacità produttiva possono richiedere anche anni, senza contare gli investimenti di miliardi di dollari necessari.
In questo contesto di squilibrio tra domanda e offerta, i principali produttori di chip di memoria hanno stipulato contratti pluriennali con i grandi clienti del settore AI, impegnando gran parte della loro capacità produttiva. Parallelamente, le nuove linee produttive entreranno in funzione in maniera graduale. Da tutto ciò consegue che i prezzi dei chip di memoria si mantengono molto elevati, soprattutto se la diffusione dell'intelligenza artificiale continuerà ad accelerare. Fatto sta che, in questo momento, tali tipologie di semiconduttori rappresentano indiscutibilmente una delle risorse tecnologiche più preziose dell'attuale rivoluzione digitale.
Chi sono i protagonisti
Venendo agli attori del palcoscenico mondiale dei chip di memoria, i tre leader assoluti che spiccano attualmente sono le due aziende sudcoreane Samsung Electronics e SK Hynix, nonché la statunitense Micron Technology.
Samsung Electronics è il numero uno al mondo nella produzione di chip di memoria DRAM e NAND. Ora, però, sta puntando con decisione sul segmento HBM per l'intelligenza artificiale, avendo effettuato negli ultimi anni investimenti in nuove linee produttive, nel packaging avanzato e nello sviluppo delle HBM4. Il rally in Borsa del colosso con sede a Seoul è stato strepitoso nell'ultimo anno, con la capitalizzazione aumentata di 3,5 volte. L'aspetto più interessante è che, ciò nonostante,
il titolo sembra ancora sottovalutato, stando alle indicazioni del
fair value di Forecaster.biz. Il valore equo, infatti, risulta pari a 307.730 won, superiore di circa 8 punti percentuali rispetto al prezzo di mercato registrato nell'ultima seduta settimanale del 10 luglio 2026.
SK Hynix esercita una leadership indiscussa nel mercato delle memorie HBM. L'azienda ha saputo costruire un vantaggio tecnologico negli anni, fregiandosi della stretta collaborazione con i principali player degli acceleratori AI, in primis
Nvidia. La società ha anche investito miliardi di dollari per espandere la propria capacità produttiva, costruendo nuovi impianti negli Stati Uniti e in Corea del Sud. Il suo percorso alla Borsa di Seoul è stato straripante, con il valore delle azioni aumentato di quasi 18 volte nell'ultimo triennio. Venerdì 10 luglio ha anche
debuttato a Wall Street, segnando un balzo del 12,76% nel primo giorno di quotazione. Il fair value indica che
il titolo è leggermente sopravvalutato, risultando di poco più del 4% inferiore al prezzo di mercato.
Micron Technology è il principale produttore statunitense di chip di memoria e occupa la terza posizione mondiale nel mercato delle DRAM, ma negli ultimi anni ha guadagnato terreno anche nel segmento HBM grazie alle memorie HBM3E destinate ai sistemi di intelligenza artificiale. Il gruppo ha annunciato importanti investimenti per ampliare la capacità produttiva negli Stati Uniti e sviluppare le prossime generazioni di memorie ad alta banda, con l'obiettivo di incrementare la propria quota in un mercato dominato dai concorrenti sudcoreani.
Anche per Micron il rally in Borsa è stato incontenibile. Quest'anno il titolo al Nasdaq ha realizzato una performance superiore al 700%, portando il guadagno degli ultimi tre anni a +1.435%. Ciò che rende particolarmente interessanti le azioni Micron è la loro valutazione. Il fair value è di 1.660 dollari, quasi il 70% superiore al prezzo di mercato. Questo significa che, per gli analisti, Micron è una società attualmente molto sottovalutata dal mercato, nonostante la corsa forsennata delle azioni in Borsa.