I grandi investimenti nei data center conseguenti al boom dell'intelligenza artificiale hanno posto un grande problema energetico negli ultimi anni. Queste enormi infrastrutture, che contengono e gestiscono il flusso continuo di dati provenienti dall'AI, necessitano di grandi quantità di energia e di un approvvigionamento senza interruzioni.
Le fonti energetiche tradizionali, tuttavia, sembrano insufficienti a colmare una domanda in continua crescita, mentre le alternative rappresentate dalle rinnovabili non riescono a coprire il gap residuo tra domanda e offerta.
Giocoforza, è tornata alla ribalta l'energia nucleare, dopo essere stata accantonata per anni. Questo ha comportato inevitabilmente un incremento significativo della domanda di uranio e un aumento delle sue quotazioni.
Uranio: un aumento delle scorte
Secondo i dati recenti pubblicati dall'U.S. Energy Information Administration, le società statunitensi hanno aumentato del 3% su base annua le scorte di uranio, raggiungendo 118 milioni di libbre a fine 2025. Ciò rappresenta la continuazione del trend iniziato nel 2022, quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Da allora, si è assistito a una corsa al riempimento dei magazzini, poiché gli Stati Uniti hanno iniziato a ridurre la dipendenza strategica dalle forniture di Mosca.
Un passaggio chiave è avvenuto nel maggio del 2024, quando l'allora presidente USA Joe Biden ha firmato il Prohibiting Russian Uranium Imports Act, che vieta le importazioni di uranio russo negli Stati Uniti. La legge prevede alcune esenzioni temporanee fino al 2027, per evitare problemi immediati di approvvigionamento alle centrali nucleari statunitensi. Tuttavia, dal 1° gennaio 2028 il divieto diventa sostanzialmente totale, salvo eventuali eccezioni molto limitate autorizzate dal Dipartimento dell'Energia.
Questo significa che il mercato della domanda e dell'offerta sarà ancora più sbilanciato, con un eccesso di richieste che rischia di provocare un'ulteriore impennata dei prezzi. Lo scorso anno, l'amministrazione Trump ha emanato quattro ordini esecutivi con l'obiettivo di quadruplicare la capacità produttiva americana nel campo del nucleare. Inoltre, è stato firmato un impegno da 80 miliardi di dollari per costruire 10 nuovi reattori nucleari.
Le previsioni di BofA
In questo contesto, gli analisti di Bank of America hanno una visione ottimistica riguardo ai prezzi dell'uranio nei prossimi anni. A loro avviso, nel 2027 il metallo crescerà del 52% rispetto al prezzo attuale, raggiungendo quota 130 dollari per libbra, a causa delle "ridotte condizioni di offerta" e del "sostegno all'energia nucleare".
Per quanto riguarda i singoli titoli operanti nel settore del nucleare, BofA ha confermato il rating "buy" su Cameco, per effetto dell'atteso aumento dei prezzi dell'uranio e della sua partecipazione del 49% in Westinghouse Electric Company. Tuttavia, in seguito ai risultati del secondo trimestre 2026, BofA ha tagliato del 5% il proprio target price, che ora si attesta a 133 dollari.
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