NuScale fattura solo 75.000 dollari: il nucleare è un fallimento? | Investire.biz

NuScale fattura solo 75.000 dollari: il nucleare è un fallimento?

06 ago 2026 - 11:57

Il titolo perde l'84% dai massimi e i ricavi crollano del 99%, ma la riga che conta è un'altra: cassa, diluizione e contratti ancora da firmare

75.000 dollari. È il fatturato che NuScale Power ha registrato nell'intero secondo trimestre del 2026, contro gli 8 milioni scarsi di un anno prima. Il titolo vale oggi l'84% in meno rispetto ai massimi, Oklo il 78%.

Quel meno 99%, però, non misura la domanda di reattori, perché NuScale reattori non ne ha ancora venduti: misura la fine di un contratto di ingegneria. Se il settore sia diventato un'occasione si decide altrove, e cioè su quanto il mercato paghi queste società al netto della cassa, e su come quella cassa sia stata costruita.

 

 

 

Risultati NuScale Power: un numero che sembra un disastro

Il confronto conviene farlo per intero. Nel trimestre chiuso a giugno NuScale ha sostenuto costi operativi compresi tra 41 e 44 milioni di dollari, in linea con la propria media storica, e ha registrato una perdita per azione di 13 centesimi, invariata rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. A fronte di quei costi, i ricavi si sono fermati a 75.000 dollari.

I livelli assoluti aiutano a inquadrare il ribasso. NuScale tratta intorno ai 9,38, contro un massimo delle ultime 52 settimane fissato a 57 dollari e 42. Oklo quota 43, a fronte di un massimo di 193,84. Presi da soli, sono numeri che sembrano raccontare la fine di una storia.

 

 

Perché quel meno 99% non misura il business

La prima cosa da chiarire è che cosa siano quei ricavi. NuScale non vende ancora reattori e non ne ha consegnato nessuno. La riga del fatturato registra servizi di ingegneria fatturati su un unico progetto, RoPower in Romania, dove la società lavora insieme a Fluor. Quel lavoro era la seconda fase del cosiddetto FEED, cioè la progettazione di dettaglio che precede la decisione finale di investimento, e si è conclusa a fine 2025.

Detto altrimenti: la riga si è svuotata perché il contratto è finito, non perché sia venuta meno una domanda commerciale che non era comunque mai stata registrata a bilancio. Non è nemmeno una sorpresa di questo trimestre, visto che già nei primi tre mesi del 2026 i ricavi erano stati 565.000 dollari, in calo del 96% sull'anno precedente, con una perdita netta di circa 44 milioni.

C'è poi un dettaglio che dice molto sullo stato del settore. Le fonti non concordano nemmeno sull'entità del mancato raggiungimento delle attese: alcune indicano un meno 99% rispetto a una stima di consenso di 8 milioni e 910 mila dollari, mentre Zacks calcola uno scarto del 92,5%, che implica una stima intorno al milione. La differenza nasce dal fatto che gli analisti non stanno modellando la stessa cosa, perché alcuni ipotizzavano l'avvio di nuove fasi contrattuali e altri no.

Sempre Zacks segnala che la società ha mancato le attese in ciascuno degli ultimi quattro trimestri, con uno scarto medio negativo del 579%. Quando la deviazione media raggiunge quell'ordine di grandezza, il messaggio non è che l'azienda deluda: è che il conto economico non è la voce da guardare.

 

 

Il ridimensionamento riguarda tutto il comparto

Sarebbe comodo raccontare il 2026 come la punizione delle società senza ricavi e la conferma di quelle solide. I numeri non lo permettono. Constellation Energy, che gestisce la più grande flotta nucleare degli Stati Uniti e che negli ultimi dodici mesi ha prodotto 3 miliardi e 790 milioni di dollari di utile netto su quasi 30 miliardi di ricavi, quota circa il 36% sotto il proprio massimo delle ultime 52 settimane, con un rapporto prezzo utili di 22,6. Cameco è circa il 30% sotto i massimi, GE Vernova circa il 15%.

Il ridimensionamento, quindi, non ha colpito un modello di business: ha colpito l'intero tema che legava l'energia alla crescita dei data center per l'intelligenza artificiale. Il 16 luglio i titoli del comparto hanno lasciato sul terreno tra l'8 e il 9% in una sola seduta, e su NuScale si sono aggiunte una copertura avviata da Truist con giudizio neutrale e un obiettivo di prezzo di Goldman Sachs a 6 dollari. Prima del recupero di inizio agosto, da gennaio, Oklo segnava circa meno 27% e NuScale circa meno 30%. Il mercato non ha smesso di credere al nucleare: ha iniziato a prezzarne i tempi.

 

 

Le tre lenti per valutare davvero questi titoli

La prima è il valore d'impresa al netto della liquidità, cioè la capitalizzazione meno la cassa disponibile. Su NuScale serve una premessa, perché i dati diffusi divergono: diversi portali indicano una capitalizzazione tra 3,2 e 3,4 miliardi di dollari, ma utilizzano un conteggio azionario non aggiornato. Al 30 giugno le azioni di classe A erano 410 milioni e 400 mila, contro 318 milioni e mezzo di fine 2025, a cui si aggiungono circa 19 milioni di azioni di classe B.

Ai prezzi attuali si arriva quindi intorno ai 4 miliardi, che al netto di 1 miliardo e 900 milioni di liquidità e investimenti lasciano un valore d'impresa vicino ai 2 miliardi. Oklo capitalizza 7 miliardi e 480 milioni e a fine primo trimestre disponeva di 2 miliardi e mezzo tra cassa e titoli, per un valore d'impresa intorno ai 5 miliardi. Il mercato paga quindi più del doppio per la società che di ricavi non ne ha affatto.

La seconda lente è chi abbia davvero un cliente disposto a firmare. Ad oggi NuScale non ha contratti commerciali vincolanti. Esiste un accordo quadro tra l'autorità elettrica della Tennessee Valley e ENTRA1, partner commerciale della società, per un massimo di 6 gigawatt distribuiti su sei impianti da 12 moduli ciascuno, quindi 72 moduli complessivi. Sulla carta sarebbe il più ampio programma di piccoli reattori modulari degli Stati Uniti, ma manca il contratto di fornitura di energia, che il management conta di firmare entro fine 2026 senza però aver indicato una data.

Va anche chiarito un equivoco ricorrente: il progetto più avanzato della Tennessee Valley Authority non è di NuScale, bensì il BWRX-300 di GE Vernova Hitachi al sito di Clinch River, per il quale l'autorità nucleare ha raccomandato a giugno la concessione del permesso di costruzione, con entrata in servizio prevista nel 2032.

La terza lente, la meno citata, è da dove arrivi la liquidità. Il dato celebrato dopo la trimestrale è l'aumento di 900 milioni della cassa in tre mesi, fino a 1 miliardo e 900 milioni complessivi. Quei fondi però non sono stati generati dall'attività: sono stati raccolti collocando azioni di nuova emissione attraverso un programma da 1 miliardo di dollari che consente alla società di vendere titoli sul mercato in modo continuativo. Le azioni di classe A sono cresciute di circa il 29% in sei mesi. La liquidità, in altre parole, è stata pagata dagli azionisti già presenti.

Sul fronte opposto va riconosciuto che qualcosa di concreto si muove. Il 23 luglio Oklo ha ottenuto dal Dipartimento dell'Energia statunitense l'autorizzazione all'avvio del reattore Groves, a Lockhart in Texas: si tratta di un impianto sperimentale a bassa potenza destinato alla produzione di isotopi, ma l'autorizzazione apre al caricamento del combustibile e alla prima reazione autosostenuta, ed è arrivata in poco più di dieci mesi dall'apertura del cantiere.

 

 

La mappa del settore

Per collocare questi titoli conviene guardare la catena del valore per gradini. Sul primo ci sono le società che vendono già elettricità nucleare, come Constellation Energy, con circa 31.700 megawatt di capacità complessiva. Sul secondo chi costruisce gli impianti, come GE Vernova, che ha in portafoglio il reattore BWRX-300, dichiara 41 miliardi di dollari di ricavi negli ultimi dodici mesi e ha alzato le stime 2026 su ricavi e flusso di cassa.

Sul terzo gradino ci sono i fornitori di combustibile: Cameco, che nel 2025 ha rappresentato circa il 15% della produzione mondiale di uranio e detiene il 49% di Westinghouse, la quale a luglio ha depositato in forma riservata la domanda di quotazione, e Centrus Energy, unica società statunitense ad arricchire uranio su base commerciale, con un portafoglio ordini da 3 miliardi e 800 milioni esteso fino al 2040. Anche qui però il prezzo conta: Cameco produce utili, ma tratta a oltre 160 volte gli utili, quindi la solidità dei conti non equivale automaticamente a una valutazione prudente.

 

 

Le date da segnare

Su società di questo tipo il calendario delle autorizzazioni pesa più delle trimestrali. Il 7 agosto Oklo pubblica i conti del secondo trimestre, con attese per una perdita intorno ai 16 o 17 centesimi per azione e nessun ricavo, e con l'attenzione concentrata sul consumo di cassa rispetto alla guida annuale di 80-100 milioni, sull'avanzamento del progetto Aurora all'Idaho National Laboratory e sulla richiesta di connessione alla rete PJM per il campus da 1,2 gigawatt in Ohio. Il 13 agosto è fissata l'udienza dell'autorità nucleare sul permesso di costruzione di Clinch River. Entro fine anno è atteso il contratto di fornitura tra NuScale e la Tennessee Valley Authority, mentre in Romania il progetto RoPower resta in attesa della finalizzazione da parte del governo.

 

 

Cosa guardare, e cosa lasciare perdere

Su NuScale e Oklo il rapporto prezzo utili non è utilizzabile, semplicemente perché gli utili non ci sono. Le variabili che contano sono altre tre: i contratti vincolanti effettivamente firmati, da distinguere con attenzione dagli accordi quadro e dalle lettere di intenti; le autorizzazioni con una data certa, come quella ottenuta da Oklo a luglio; e la diluizione, cioè il numero di azioni di nuova emissione collocate ogni trimestre, perché è lì che il costo dell'attesa viene trasferito a chi è già investito.

La domanda finale, quindi, non è se il calo dell'80% sia sufficiente. È che cosa si stia comprando. Chi si aspetta un ritorno dei ricavi sta guardando la voce sbagliata, perché quel fatturato non tornerà finché non ci sarà un impianto in costruzione. Chi invece considera questi titoli come un'opzione di lungo periodo sulla costruzione nucleare statunitense deve rispondere a due domande molto più concrete: quanto è disposto a pagarla al netto della liquidità, e per quanti anni è disposto a farsi diluire nell'attesa. Una cassa abbondante compra tempo, non ricavi.

 

Disclaimer: File MadMar.

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