Il mercato del cacao sta finalmente mostrando segnali di normalizzazione dopo il rally senza precedenti degli ultimi due anni. I futures sono scesi a circa 5.300 dollari per tonnellata, con un calo di circa il 34% nell’ultimo anno, dopo aver sfiorato i 12.000 dollari a fine 2024.
Il confronto con la media degli ultimi vent’anni resta tuttavia significativo: il cacao ha storicamente oscillato tra 2.000 e 3.000 dollari per tonnellata. La correzione sta allentando la pressione sui produttori di cioccolato, ma non si sta ancora traducendo in un calo dei prezzi sugli scaffali.
L’impennata del costo della materia prima ha infatti spinto l’industria a trasferire una parte consistente dell’aumento ai consumatori, con conseguenze sulla domanda. Lindt, Barry Callebaut e Nestlé hanno tutte indicato il cacao tra i principali fattori di pressione sui risultati.
Lindt, in particolare, ha aumentato i prezzi medi dell’11,8% nel primo semestre, registrando contemporaneamente una contrazione del 7,5% dei volumi venduti. Il caso mostra quanto rapidamente il caro-cacao abbia modificato il comportamento dei consumatori.
Cacao: raccolti e clima restano decisivi
La forte volatilità del cacao è stata alimentata soprattutto dai raccolti deludenti in Africa occidentale, una regione che rappresenta il cuore della produzione mondiale. Costa d’Avorio e Ghana producono insieme circa il 60-70% dei semi di cacao globali, rendendo il mercato particolarmente sensibile alle condizioni climatiche dell’area.
Il fenomeno di El Niño ha avuto un ruolo importante nella crisi del 2023-24, favorendo condizioni più calde e secche e precipitazioni irregolari in Africa occidentale. Il risultato è stato un deterioramento dei raccolti e una forte contrazione dell’offerta proprio mentre la domanda rimaneva relativamente sostenuta.
Anche il cambiamento climatico rappresenta un fattore strutturale di rischio. L’aumento delle temperature e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi possono rendere più difficile la coltivazione del cacao, aumentando la volatilità dei raccolti e, di conseguenza, dei prezzi.
Cacao: El Niño 2026-2027 potrebbe riaccendere la pressione sull’offerta
Il rischio non è però completamente alle spalle. Secondo Barry Callebaut, un forte episodio di El Niño è stato confermato per il 2026 e il 2027, rappresentando un potenziale fattore negativo per la produzione di cacao.
La situazione, tuttavia, è diversa rispetto alla crisi del 2023-24. Il mercato dispone infatti di un importante cuscinetto: per la stagione 2025-26 è previsto un ampio surplus, che potrebbe assorbire almeno in parte eventuali shock sulla produzione legati al clima.
Questo elemento suggerisce che, nel breve periodo, il mercato potrebbe riuscire a evitare una nuova esplosione dei prezzi simile a quella osservata nel 2024. L’equilibrio resta comunque fragile: un deterioramento significativo delle condizioni meteorologiche in Costa d’Avorio e Ghana potrebbe ridurre rapidamente il surplus e riportare il mercato in deficit.
Le prospettive per il cacao dipenderanno quindi dall’interazione tra tre fattori: dimensione dei raccolti, evoluzione di El Niño e livello delle scorte. Per l’industria dolciaria, la fase di prezzi più bassi rappresenta intanto un’opportunità per recuperare margini.
Prezzo Cacao in calo: perché il cioccolato non costa ancora meno?
La discesa del cacao non si traduce automaticamente in prezzi più bassi per il consumatore. I produttori hanno infatti acquistato parte delle materie prime in anticipo e utilizzano strategie di copertura per proteggersi dalla volatilità. Inoltre, il costo del cacao è solo una componente del prezzo finale di una tavoletta: incidono anche energia, trasporti, packaging, manodopera e altri ingredienti.
Il meccanismo è evidente nei risultati dei grandi produttori. Nestlé ha indicato il calo del prezzo del cacao come un possibile sostegno ai margini, dopo che il rincaro della materia prima aveva contribuito alla riduzione del 2,8% dell’utile operativo sottostante nel primo semestre.
Anche Lindt potrebbe beneficiare della correzione. Secondo le stime degli analisti di UBS, la società avrebbe già coperto una parte significativa del fabbisogno di cacao per il 2027 a prezzi favorevoli, con un possibile beneficio sui costi fino a 500 milioni di franchi svizzeri.
Per il consumatore, quindi, la discesa del cacao potrebbe arrivare con ritardo. E le aziende sembrano intenzionate a utilizzare parte del miglioramento dei costi per rilanciare i volumi, più che per avviare una generalizzata guerra dei prezzi.
Cioccolato: i produttori puntano su premium e social
Con i consumatori ancora sensibili ai prezzi, i grandi produttori stanno cercando nuove strategie per rilanciare la domanda. Una delle principali è puntare sul cioccolato premium, proponendo prodotti innovativi capaci di giustificare un prezzo più elevato attraverso ingredienti, formati ed esperienze differenti.
Un ruolo crescente lo stanno assumendo anche i social media. Il successo della cosiddetta Dubai chocolate, diventata virale grazie alla combinazione di cioccolato, pistacchio e kunafa, ha dimostrato quanto rapidamente una tendenza online possa trasformarsi in un fenomeno commerciale globale.
Lindt ha lanciato la propria versione della Dubai chocolate alla fine del 2024 e ora punta a rafforzare la presenza sui social per intercettare soprattutto i consumatori più giovani. Nestlé ha annunciato una strategia analoga, con maggiori investimenti nell’influencer marketing e nella comunicazione digitale.