A ottobre 2006 iShares, che al tempo non batteva ancora bandiera BlackRock, lanciò il primo ETF tematico della giovane storia europea di questi strumenti di replica passiva. Un ETF che tra poco compirà 20 anni ed è interessante capire come questo, tema sopravvissuto fino a oggi, si è comportato in termini relativi in un periodo temporale così lungo.
L’ETF è iShares Global Infrastructure e il suo scopo è quello ovviamente di replicare un indice (FTSE Global Core Infrastructure) che permette di investire in una serie di società impegnate ovviamente nel campo della progettazione e produzione infrastrutturale.
L’ETF, come tutti i primi tematici dell’epoca, si faceva pagare la novità e l’esclusività è ha spese correnti di 0,65% l’anno. Non sono certamente le masse amministrate il problema con oltre 2 miliardi di euro.
iShares Global Infrastructure: le performance
Con il senno di poi va però detto che questa novità non ha ripagato chi ci ha creduto fin dall’inizio se si confronta l’andamento dell’ETF con quello di un generico Msci World. Dalla data del lancio, infatti, l’azionario mondiale ha raccolto oltre il 435% di performance contro il 190% raccolto dall’ETF sulle infrastrutture.
Analizzando su base annua questi numeri sono ben 3 i punti percentuali di differenza nel rendimento annuo composto rispetto all’azionario globale (8,5% vs 5,5%), una sottoperformance che si mantiene tale anche negli ultimi 5 anni (11,8% vs 7,1%) a conferma di un tema non particolarmente apprezzato dal mercato.
Gli Stati Uniti, al solito, occupano il 60% del portafoglio, seguiti dal Canada con il 10% e poi a distanza UK e Giappone con il 4% a testa. Le prime 10 delle oltre 260 società presenti cubano per il 33% del portafoglio dove le utility fanno la parte del leone con il 55% del totale.
Analisi del grafico
Precisando che l’ETF è a distribuzione dei dividendi e che dal lancio senza questa voce di reddito la performance sarebbe ridotta al 70%, graficamente si scorge una solida tendenza bullish che solo di recente è andata a superare i massimi storici. Questi massimi del 2022 avevano visto un primo tentativo di sfondamento fallito nel 2024 con il mercato che ora sembra finalmente volersi mettere alle spalle questi livelli riprendendo la marcia verso l’alto.

Tema quello delle infrastrutture non caro dal punto di vista dei fondamentali (19 il rapporto prezzo utili), ma vittima in un certo senso delle eterne promesse elettorali dei vari Presidenti sia nel mondo sviluppato ed emergente che si rifugiano sempre nel bancomat della spesa pubblica. Promesse che però, per un motivo o per l’alto, vengono in tutto o in parte disattese relegando le infrastrutture a investimenti necessari ma senza eccessi di spesa per salvaguardare rating e spesa per interessi.
Chissà se la rottura tecnica in corso non ci sta dicendo che l’ETF tematico più anziano d’Europa ha voglia di prendersi la rivincita sul resto del mondo con le infrastrutture capaci di mettere la freccia su tanti nuovi temi rampanti.