Il settore Health Care è sotto pressione da diverse settimane, soprattutto dall’inizio delle ostilità con l’Iran. A differenza degli indici azionari principali, il settore dei farmaceutici non solo non è riuscito a tornare sui suoi massimi storici, ma ha proseguito nella tendenza declinante che aveva avviato da fine febbraio.
A differenza delle aziende petrolifere che hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi del petrolio, il settore pharma è impattato negativamente dalla chiusura dello stretto di Hormuz che potrebbe portare addirittura ad una carenza di farmaci se non ci fosse una rapida soluzione al blocco navale.
Aumenti dei costi di produzione per principi attivi, ma anche per vetro e carta destinati agli imballaggi, sono due fattori che vedono l’Europa, ma anche l’America, fortemente dipendenti da Cina e India per la produzione.
Da qui la discesa delle azioni in Borsa con una pericolosa conformazione grafica che se dovesse prendere corpo metterebbe a rischio l’intero bull market di lungo periodo.
ETF Health Care: composizione del prodotto di Xtrackers
L’ETF preso come riferimento per analizzare il settore Health Care è Xtrackers Msci World Health Care, ETF che raggruppa tutte le società mondiali che operano nel campo della cura alle persone. A replica fisica con un costo totale dello 0,25%, questo ETF nasce 10 anni fa e da allora si è portato a casa un rendimento annuo composto del 7,7%, decisamente meno rispetto al 12,2% di un azionario globale generalista.
Il ritardo si è soprattutto accentuato negli ultimi 5 anni con l’azionario globale in rialzo complessivamente del 74% mentre il settore pharma si è fermato al 25%.
Esposto soprattutto al mercato americano per quasi i due terzi del portafoglio, il resto della geografia si divide soprattutto tra Svizzera (10%), UK (6%) e Giappone (4%). Le prime 10 società su un totale di quasi 120 occupano il 45% del portafoglio con big del calibro di Eli Lilly, J&J, Abbvie, Roche e AstraZeneca nelle prime cinque piazze.
ETF Health Care: i supporti dovrebbero tenere
Ma veniamo all’analisi tecnica. I prezzi dell’ETF sono al momento quelli di quattro anni fa. Nella primavera del 2022 e per tutto l’anno il fondo non riuscì ad andare oltre i suoi massimi, prima dello spunto di inizio 2024 che ha portato sui massimi. La correzione seguente è stata da manuale dell’analisi tecnica fermandosi sui supporti, esattamente quei livelli che saranno da monitorare perché se violati darebbero il via ad un pesante bear market.

Personalmente non credo in una frattura così clamorosa per il settore, ma una fase di lateralità in caso di proseguimento della chiusura di Hormuz non la scarterei. A quel punto, un ingresso su livelli di prezzo sacrificati di un 10% almeno rispetto a quelli di oggi, sarebbe evento interessante e strategicamente da sfruttare.