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ETF: la recessione del Private Equity

17 mar 2026 - 12:00

Crisi nera per uno dei settori più "pubblicizzati" dalle grandi case di asset management negli ultimi tempi. Stiamo parlando di un Private Equity in caduta libera

Alcuni lo chiamano il canarino nella miniera, per altri è semplicemente un settore sopravalutato che dopo aver corso tanto sull’euforia dell’AI ora si sta riprezzando. Sto parlando del Private Equity, croce e delizia di investitori alla ricerca disperata di diversificazione, spesso interpretata malamente come over performance rispetto al mercato nel suo complesso.

Gli ultimi mesi sono stati abbastanza drammatici per le società che operano nel campo del Private Equity, con diversi investimenti soprattutto nel settore tech AI che rischiano di scontare previsioni eccessivamente ottimistiche di utili e che di conseguenza il mercato ora riprezza nei corsi azionari.

Non sono tantissimi, ma con storia di lunga data gli ETF operativi nel Private Equity. iShares Listed Private Equity e Xtrackers LPX Private Equity Swap, sono due ETF cari (0,7% di Ter annuo per Xtrackers, 0,75% per iShares), presenti ormai dal lontano 2008 sul mercato.

Nel confronto con un semplice azionario globale di iShares (Core Msci World), scopriamo che l’ultimo anno è stato decisamente negativo per il Private Equity. Al +15% dell’azionario globale, si contrappone il -15% del Private Equity di iShares e il -21% di Xtrackers. Anche a distanza di 5 anni il differenziale di rendimento rimane ampio con le borse mondiali a +75% contro il +35% dei due ETF Private Equity.

 

 

Private Equity: la convenienza c'è

Quella che alcuni considerano una asset class alternativa al pari dei Reits (non a caso ne avevo parlato poco tempo fa in "Due settori a corrente alternata, Reits e Private Equity"), si è dimostrata anche una classe di investimento nettamente più volatile rispetto all’azionario mondiale (22% vs 15%).

Con la correzione degli ultimi mesi il rapporto prezzo utili dell’ETF iShares Private Equity è sceso a 14, un livello molto allettante con un rapporto valore di libro di 1,4.  La convenienza c’è, tutta da verificare la capacità di reazione nell’immediato.

Il grafico dell’ETF ci dice qualche cosa di più. Stanno andando sotto pressione i supporti che dal Covid in avanti hanno delimitato l’area del bull market. Se marzo dovesse chiudere al di sotto della up trend line ci sarebbero concrete possibilità di scendere fino ai minimi del 2022. In caso contrario, una reazione capace di riportare i prezzi sopra il supporto sarebbe un bel segnale per rientrare sul Private Equity dopo il pesante sacrificio.

 

 

Per metà rappresentato da azioni americane, l’ETF trova anche UK (al 14%) e Svezia (al 6%) tra i primi tre paesi con le prime 10 società che occupano il 50% del portafoglio.

Se i mercati azionari sapranno smaltire anche la crisi geopolitica innescata dalla guerra in Iran, il Private Equity attardato potrebbe essere una bella sorpresa. Se invece lo scenario di recessione dovesse farsi più concreto, allora sì che avrebbe ragione chi lo vede come il classico canarino nella miniera.

 

 

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