Il mercato Asiatico-Pacifico ha fatto meglio dell’intero azionario globale negli ultimi 3 anni e un ETF di Vanguard nato nel 2022 lo dimostra, nonostante la versione ESG non abbia aiutato.
ETF azionario Globale vs Asia: il confronto
È questo l’esito di un semplice test di performance che ho compiuto mettendo a confronto due ETF di Vanguard, il celebre Vanguard Ftse All World che comprende anche i Paesi emergenti e il Vanguard ESG Developed Asia Pacific che trova soprattutto in Giappone e Corea del Sud gli attori principali.
Doppia la performance dei mercati asiatici rispetto alle Borse globali da inizio anno, questo ETF a distanza di 3 anni si porta a casa un paio di punti percentuali in più rispetto al 60% dell’azionario mondiale. C’è però un prezzo da pagare, una volatilità estrema e misurata in 22% ogni anno contro il 10% appena dell’azionario mondiale.
Tutta colpa di Seul
Il motivo di questa volatilità è presto spiegato: la Borsa coreana. Il Kospi e comunque in generale quello sparuto drappello di azioni sud coreane che la compongono, è stata la Borsa dell’anno trainata dal fenomeno AI e soprattutto dalla domanda di semiconduttori. Essendo uno dei Paesi produttori mondiali di chip più importanti, il mercato coreano è stato più delizia che croce per un ETF esposto al 30% in tecnologia e con un quarto appunto investito in azioni quotate a Seul, quasi la metà in azioni giapponesi e il resto spalmato tra Australia, Hong Kong, Singapore e altri paesi dell’area con percentuali risibili.
Non è un caso che le due azioni coreane Samsung e SK Hynix siamo le più pesate con il 7% ciascuna, poi una serie di tantissime azioni con pesi attorno al 1% a completare le quasi 2 mila società che compongono l’ETF a replica fisica.
Nel confronto con un altro ETF, questa volta dell’area emergente Asia dove naturalmente non è presente il Giappone (iShares Msci Emerging Asia), si comprende comunque quanto bene abbia fatto il continente asiatico rispetto all’equity globale.
Anche in questo caso a 3 anni la crescita è superiore, sfiorando il 70%. In questo ETF al posto del Giappone c’è Taiwan a fare la parte del leone, con TSM che da sola pesa per il 17% e il paese conteso dalla Cina oltre il 30%. Dopo la Corea del Sud, Cina e India completano il quartetto di paesi che di fatto coprono questo indice dove il tech pesa addirittura per il 52%.

Come si può apprezzare dal grafico dell’ETF di iShares, già ai tempi del Covid c’era stato un tentativo di uscire dal canalone rialzista, poi rintuzzato. Ma dal 2025 in avanti la spinta è stata decisamente più violenta creando le premesse per una vera e propria spike di prezzo.
Da qualche settimana stiamo assistendo ad una correzione sull’onda del minore entusiasmo per il tech, ma la vera domanda è se questo trend di crescita è effettivamente sostenibile nel lungo periodo. All’AI l’ardua risposta.