Lunedì il mercato ha avuto un solo regista, e non era un titolo tecnologico. Era il petrolio. Con il greggio in calo, gli investitori sono tornati ad assumere rischio, ma non ovunque nella stessa misura: il Dow Jones ha chiuso con un +0,7%, lo S&P 500 è salito dell'1,5% e il Nasdaq Composite ha segnato un +2,3%.
A innescare tutto è stata una notizia dal Golfo. Washington ha fatto sapere che i volumi di greggio e merci in transito nello Stretto di Hormuz sono tornati ai massimi degli ultimi sei mesi, e Trump non ha escluso nuovi colloqui con Teheran a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. Non è una soluzione, ma è bastato per far muovere il pricing sulla componente energetica dell'inflazione.
Il differenziale tra Nasdaq e Dow racconta il resto della giornata: l'ETF Roundhill Magnificent Seven ha toccato nuovi massimi per la prima volta da maggio, e per una volta semiconduttori e software sono saliti insieme, dopo un anno passato ad alternarsi. Non la solita rotazione interna al comparto tech, quindi, ma un movimento più ampio.
Il segnale forse più significativo arriva però dal reddito fisso. I rendimenti dei Treasury sono scesi, interrompendo una fase di risalita legata a debito in crescita, greggio elevato e inflazione persistente, nonostante la Fed abbia alzato i tassi di un quarto di punto solo la settimana scorsa. Una leadership dei titoli growth in un contesto di aspettative monetarie meno accomodanti è una contraddizione che i mercati accettano, ma solo finché il petrolio resta collaborativo.
Wall Street Oggi: i future restano cauti sull'ipotesi Hormuz
Le Borse USA si presentano oggi con un assetto prudente: il future sul Dow Jones sale dello 0,2%, quello sul Nasdaq-100 dello 0,1%, mentre il contratto sullo S&P 500 oscilla intorno alla parità. I future avevano aperto in rosso, poi hanno recuperato terreno dopo un'indiscrezione di peso.
Secondo Reuters e l'agenzia giapponese Kyodo, che citano un funzionario iraniano rimasto anonimo, Teheran avrebbe posto due condizioni per riaprire lo Stretto entro sette giorni: un alleggerimento della pressione militare USA e la rimozione del blocco sui porti iraniani.
Non c'è conferma indipendente, la fonte è unica, ma il mercato ha comunque reagito: il Brent perde l'1,9% a 98,4 dollari al barile, il WTI il 2% tondo a 90,5 dollari. Considerando che lo Stretto veicola in condizioni normali circa il 20% delle forniture globali di greggio e Lng, si capisce perché basti una voce non verificata a muovere l'intera curva del rischio.
Sul fronte macro la giornata è leggera: in agenda troviamo l'indagine manifatturiera della Fed di Richmond e gli interventi di John Williams (Fed di New York) e Tom Barkin (Fed di Richmond). Il vero rischio per una seduta così sottile, però, è che la volatilità arrivi dal palco dell'Onu, dove Trump interviene oggi, più che dai dati.
Sullo sfondo resta il vertice di Washington tra Trump e Xi Jinping, previsto in settimana, con intelligenza artificiale, guerra in Iran, dazi e terre rare tra i temi sul tavolo; Bessent ha già incontrato il vicepremier cinese He Lifeng. Le aspettative restano basse. Per Mark Hackett, Chief market strategist di Nationwide, rappresenta la notizia principale della settimana quasi per esclusione, perché non c'è altro in calendario.
Azioni Wall Street: Meta, AMD e Alibaba sotto i riflettori
- Meta: dopo il +11,3% di ieri, il titolo nel pre-mercato scende dello 0,6%. Il rally di ieri è riconducibile al balzo del nuovo agente AI Muse in cima alle classifiche dell'App Store di Apple. È l'evento che ha riacceso l'interesse su tutta la filiera CPU e AI: il mercato sta scommettendo sull'adozione di Muse come driver di domanda a monte, non solo come successo di prodotto isolato.
- Shopify avanza nel pre-market (+3%) grazie all'accordo con Meta, che permetterà a Muse di completare acquisti per conto degli utenti sulla rete di negozi della piattaforma. Per gli investitori è il primo test concreto sulla monetizzazione di un agente conversazionale nell'e-commerce.
- AMD cede l'1,3% dopo il raggiungimento della soglia dei mille miliardi di capitalizzazione. Il livello è più psicologico che fondamentale, ma la sua tenuta dirà quanto il rally sull'AI sia sostenuto da posizionamento reale e quanto invece da euforia (AMD sfonda quota 1.000 miliardi: i data center trainano il rally).
- +3,1% per le ADR di Alibaba dopo la presentazione, all'Apsara Conference di Hangzhou, del nuovo chip AI Zhenwu V900, indicato dall'azienda come tre volte più performante del precedente Zhenwu M890 lanciato a maggio. Il gruppo punta a superare i 20 gigawatt di capacità nei data center entro il 2032 (Alibaba accelera sull’AI: in arrivo chip e modelli da record).
- Google è stata multata per 403 milioni di euro dall’autorità irlandese per la protezione dei dati per violazioni del GDPR legate alla gestione dei dati di localizzazione. L’indagine riguarda il periodo 2018–2020 e tre funzioni: Web & App Activity, Location History e Location Accuracy. Secondo il regolatore, Google non avrebbe fornito agli utenti sufficiente trasparenza e avrebbe conservato alcuni dati più a lungo del necessario. Google sostiene che si tratti di pratiche ormai superate e afferma di aver introdotto da allora maggiori controlli, cancellazione automatica e archiviazione meno precisa dei dati. Ha sei mesi per adeguarsi alla decisione. Le azioni Alphabet prima dell'avvio salgono dello 0,6%.