UniCredit-Commerzbank: la BCE attacca Berlino | Investire.biz

UniCredit-Commerzbank: la BCE attacca Berlino

11 mag 2026 - 10:02

11 mag 2026 - 10:03

Il vicepresidente uscente della BCE, Luis de Guindos, ha criticato l'opposizione del governo tedesco all'offerta di UniCredit su Commerzbank

Nelle ultime settimane di un mandato di otto anni alla Banca Centrale Europea, Luis de Guindos ha scelto di non congedarsi in silenzio. In una delle sue ultime interviste prima della scadenza dell'incarico, prevista per giugno, il vicepresidente uscente della BCE ha attaccato la posizione del governo tedesco sull'offerta di UniCredit per Commerzbank: l'opposizione di Berlino, ha detto de Guindos, non è soltanto un ostacolo a una singola operazione di mercato, ma un segnale preoccupante per l'intera architettura del mercato unico europeo.

"È molto difficile per i governi sostenere di essere favorevoli all'unione del risparmio e degli investimenti, e poi affermare che sono contrari a questa specifica transazione", ha dichiarato de Guindos nel corso di un'intervista concessa al Financial Times. Un'affermazione che suona come una critica aperta al cancelliere Friedrich Merz, il quale nei giorni scorsi aveva definito le tattiche di UniCredit "ostili" e "aggressive", pur riconoscendo che la Germania ha bisogno di istituti di credito più grandi.

"Tali mosse vanno contro lo spirito del mercato unico e minano la credibilità dell'unione del risparmio e degli investimenti", ha riferito il vicepresidente della BCE. 

De Guindos ha inquadrato il caso tedesco all'interno di un fenomeno più ampio: quello degli Stati membri dell'UE che cercano di interferire nelle decisioni d'impresa. "Non è rilevante solo in questo caso specifico, sta accadendo ovunque", ha precisato. Il riferimento è a una tendenza consolidata: quella del cosiddetto "capitalismo di Stato" che, sotto l'etichetta della difesa degli interessi nazionali, si oppone a operazioni di consolidamento bancario europeo che potrebbero rafforzare il sistema finanziario del continente nel suo complesso.

 

 

UniCredit all'assalto di Commerzbank: i numeri e la strategia di un'offerta da 35 miliardi

L'operazione di M&A UniCredit su Commerzbank è, per dimensioni, tra le più rilevanti nel settore bancario europeo degli ultimi anni. L'istituto guidato da Andrea Orcel ha costruito una partecipazione diretta di poco inferiore al 30% nel secondo maggiore istituto di credito quotato in Germania. All'inizio di questo mese ha formalizzato un'offerta interamente in azioni per le quote rimanenti di Commerzbank, valorizzando il capitale della banca tedesca a oltre 35 miliardi di euro.

Una proposta che ha trovato l'opposizione tanto del cancelliere Merz quanto del management di Commerzbank. Merz ha dichiarato che, pur essendo favorevole a istituti di maggiori dimensioni, "questo non significa che ogni tipo di acquisizione sia benvenuta". Un distinguo che, secondo de Guindos, non regge alla prova della coerenza politica: non si può invocare il principio di un'Europa finanziariamente integrata e poi erigere barriere nazionali al primo test concreto.

La BCE, è bene precisarlo, si è astenuta dal giudicare nel merito la singola operazione. De Guindos ha evitato di esprimersi sull'opportunità specifica di una fusione tra i due istituti. Il suo intervento riguarda il principio: Francoforte è "in favore del consolidamento transfrontaliero" tra banche europee. Le ragioni sono di ordine strutturale. Istituti di credito più grandi possono realizzare economie di scala, ottenere valutazioni di mercato più elevate e accedere a raccolta meno costosa. "Una vera grande banca europea potrebbe competere con quelle americane", ha detto De Guindos. 

Il sistema bancario tedesco, nel giudizio del vicepresidente uscente della BCE, sconta un ritardo strutturale: è "molto frammentato" e ha bisogno di essere modernizzato, mentre il Paese si confronta con sfide economiche che de Guindos ha definito "grandi". Un contesto che, a suo avviso, rende ancora meno comprensibile la resistenza a operazioni di fusioni banche europee che potrebbero rafforzarne la competitività.


Lo scenario macro: debito pubblico, rendimenti e la prudenza che la BCE dovrà esercitare

Nell'intervista al Financial Times, de Guindos non si è limitato al dossier UniCredit-Commerzbank. Il vicepresidente uscente ha offerto una lettura del momento che attraversa l'Eurozona, tra rischi sul fronte della crescita, pressioni sui conti pubblici e il nodo dei rendimenti obbligazionari.

Sul fronte inflattivo, de Guindos ha riconosciuto che la BCE fu "tardiva" nel rispondere all'accelerazione dei prezzi nel biennio 2021-2022. All'epoca, ha spiegato, le discussioni interne sui determinanti dell'inflazione - di natura squisitamente accademica - ritardarono le decisioni. Un'autocritica che arriva proprio mentre i mercati si interrogano sulla prossima mossa di Francoforte. "Tali discussioni sono appropriate all'università e nei contesti accademici", ha osservato il banchiere spagnolo, "ma nella banca centrale si devono prendere decisioni". 

Guardando alle settimane che vengono, de Guindos si è detto convinto che i dati sulla crescita nell'Eurozona non saranno incoraggianti, un quadro che richiederà "prudenza" da parte della BCE. Al tempo stesso, i rischi inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente appaiono oggi inferiori rispetto a quattro anni fa, e l'istituto dovrebbe evitare reazioni eccessive agli shock energetici in corso, il cui impatto sulla crescita è per ora appena percettibile.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il debito pubblico nell'Eurozona. Alcuni Stati membri stanno offrendo sostegni generosi per compensare i rincari energetici, con il risultato di ampliare i disavanzi. Sebbene i mercati siano stati finora "molto tranquilli", de Guindos ha avvertito che "a un certo punto" presteranno maggiore attenzione ai livelli crescenti del debito sovrano. La conseguenza potrebbe essere un aumento sia dei rendimenti che degli spread tra Paesi, con un effetto restrittivo sulle condizioni monetarie indipendente dalle scelte di politica dei tassi della BCE. "L'irrigidimento potrebbe provenire dai mercati", ha detto senza mezzi termini.

A partire da giugno, De Guindos sarà sostituito alla vicepresidenza della BCE dal governatore della Banca centrale della Croazia, Boris Vujčić,. In occasione dell'uscita di scena, De Guindos ha tenuto a rimarcare che l'Europa bancaria ha bisogno di crescere e gli ostacoli politici nazionali al consolidamento bancario europeo rischiano di costare caro al Vecchio continente. 

 

 

 

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