Dopo lo stop datato 2019, ENI sta considerando di tornare al trading di petrolio e gas. Lo ha dichiarato, in un’intervista al Financial Times, l’Amministratore delegato del colosso energetico italiano Claudio Descalzi, sottolineando come tutte le altre grandi compagnie siano grandi trader con guadagni miliardari.
Il top manager ha detto anche che il gruppo ha già avuto colloqui con diverse società che operano nel campo del trading, come Mercuria, per valutare se ci siano le condizioni per una partnership. "Non è nel nostro DNA (l’attività di trading, ndr). Non siamo molto commerciali", ha affermato Descalzi. "Quindi ho pensato che, per diventare commerciali, dobbiamo avere una partnership per capire il business".
Secondo il CEO, c’è la possibilità di completarsi a vicenda perché, da un lato, il trading energetico è diventato sempre più competitivo e, dall’altro, la "copertura fisica" di ENI rappresenterebbe un "grande vantaggio" per le società partner già attive nel settore.
Il giornale riporta che un senior trader di ENI ha riferito come la maggior parte delle case di trading sarebbe interessata a una joint venture che metta insieme la loro competenza commerciale e logistica con i grandi flussi di petrolio e gas generati dal gruppo fondato da Enrico Mattei. Tra l’altro, lo scorso anno è stato raggiunto un accordo tra ENI e Vitol, la più grande società di trading di materie prime al mondo per volumi di petrolio venduti, secondo cui quest’ultima acquisisce partecipazioni negli asset petroliferi e del gas della compagnia italiana in Africa occidentale.
Ma come opererebbe un’unità di trading di ENI? Descalzi ha precisato che lo farebbe in modo indipendente dal resto del gruppo. Ha comunque rimarcato che procedere a un’operazione del genere non è semplice, poiché è necessario "garantire trasparenza, fiducia e metriche di performance". Si andrebbe quindi avanti solo in presenza delle "giuste condizioni", ha aggiunto.
ENI: a caccia di rendimenti
Una delle ragioni principali che spingono ENI a valutare l’ingresso nel business del trading risiede nelle potenzialità di guadagno. Le major petrolifere che già operano in questo ambito stanno infatti ottenendo buoni risultati. La scorsa settimana BP ha dichiarato che la sua attività di trading garantisce un "vantaggio competitivo distintivo", con un incremento medio dei rendimenti di circa il 4%. Anche Shell ha confermato che il trading contribuisce in modo rilevante alle performance aziendali, con un rendimento compreso tra il 2% e il 4%, sebbene nella parte bassa della forchetta.
"Un buon trader guadagna tre o quattro volte quello che guadagno io ogni anno, e forse anche di più", ha detto Descalzi. Le mosse di ENI si inseriscono comunque in una strategia più ampia di espansione del business del gruppo. "Dobbiamo crescere in termini di dimensioni", ha concluso il manager.