La settimana europea parte con il freno tirato. DAX e CAC 40 lasciano sul campo lo 0,54% e lo 0,73% mentre il FTSE Mib, dove sotto i riflettori troviamo le azioni Banca MPS (-1,24%), cede circa lo 0,8%. A pesare è soprattutto il comparto tecnologico, in calo dell'1,4%, dopo le nuove prese di posizione sulla necessità di rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Dagli Stati Uniti arrivano segnali negativi: i future sul Nasdaq hanno perso fino all'1,3% nella sessione asiatica. Il vero nodo resta però l'incrocio tra energia e tassi. Il Brent si è riportato in quota 108 dollari al barile dopo i nuovi attacchi alle infrastrutture e alle rotte petrolifere del Golfo, mentre il rendimento del Treasury decennale resta a ridosso del 5% e il mercato attribuisce circa l'88% di probabilità a un rialzo Fed di 25 punti base (Riunione Fed, il mercato ha deciso: ora Warsh deve sfidare Trump).
Anche dalla BCE arrivano toni più restrittivi, con Martins Kazaks che vede aumentare le ragioni per ulteriori strette dopo il rialzo al 2,5% deciso la scorsa settimana. "Le ragioni a favore di un ulteriore inasprimento si stanno accumulando", ha affermato in un'intervista telefonica.
Banca MPS blinda Banco BPM e Banca Generali
A Piazza Affari il dossier che può ridisegnare il settore bancario italiano torna però su Banca MPS. Rocca Salimbeni ha chiarito, su richiesta della Consob, che le offerte lanciate su Banco BPM e Banca Generali hanno carattere irrevocabile e non decadrebbero automaticamente neppure qualora Intesa Sanpaolo riuscisse a prendere il controllo del gruppo senese.
Le due operazioni, inoltre, non sono subordinate al fallimento dell'offerta di Intesa. Un chiarimento decisivo in una partita ormai giocata su più tavoli contemporaneamente.
MPS ha anche ricostruito il valore economico dei concambi prima dell'effetto generato dalla scalata di Ca' de Sass: sui prezzi antecedenti al 5 giugno l'offerta per Banco BPM incorporava uno sconto dell'8,1%, quella per Banca Generali del 3,2%. Considerando invece le quotazioni dell'11 settembre, il premio implicito risultava rispettivamente del 3,4% e del 12,8%.
Sinergie da 1,8 miliardi: i numeri del progetto MPS
Banca MPS mette sul tavolo soprattutto la dimensione industriale. Se entrambe le operazioni arrivassero al traguardo, le sinergie annue ante imposte a regime sarebbero pari a circa 1,8 miliardi di euro, a fronte di 1,9 miliardi di costi di integrazione una tantum. Banco BPM rappresenterebbe la fetta principale: 1,4 miliardi di benefici, dei quali 1 miliardo legato ai costi e 400 milioni a ricavi e funding. Il pieno effetto è previsto nel 2029.
La combinazione con Piazza Meda porterebbe inoltre il cost-income pro forma dal 46% stand-alone di MPS a circa il 37%, con ROTE superiore al 18% nel 2029 ed EPS 2028 stimato in crescita del 13%. Il CET1 resterebbe sopra il 13% lungo il piano.
Sul fronte Banca Generali le sinergie attese sono 400 milioni annui e l'operazione punta a trasformare la società nel baricentro del wealth management del gruppo, preservandone autonomia e rete di circa 2.500 consulenti.
Da preda a consolidatore: la partita che decide il futuro di MPS
La trasformazione di Banca MPS è il punto centrale del risiko italiano. Dopo il salvataggio pubblico e la successiva riprivatizzazione, Siena è passata nel giro di pochi anni da banca da mettere in sicurezza a protagonista del consolidamento. L'acquisizione di Mediobanca l'ha resa anche primo azionista di Generali. Poi è arrivata l'offerta da circa 35 miliardi di Intesa Sanpaolo e la risposta di Luigi Lovaglio con Banco BPM e Banca Generali.
L'obiettivo dichiarato è costruire un gruppo di scala europea, con maggiore presenza nel commercial banking e nel risparmio gestito. Per Banco BPM, MPS parla di una fusione tra pari e non prevede, allo stato attuale, chiusure di filiali salvo eventuali richieste Antitrust. Il prossimo spartiacque è il 29 ottobre, quando gli azionisti di Siena saranno chiamati a votare sulle due offerte.
Intesa ha già ottenuto il via libera dei propri soci (Intesa Sanpaolo accelera su MPS: ora il mercato guarda al 29 ottobre) e attende le autorizzazioni regolamentari. La banca che fino a pochi anni fa rappresentava uno dei dossier più fragili del sistema italiano è diventata il terreno sul quale si decide buona parte della prossima architettura bancaria nazionale.