Michael Burry, noto per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008 e reso celebre dal film The Big Short, ha lanciato un nuovo avvertimento sui mercati finanziari, sostenendo che l’attuale entusiasmo per l’intelligenza artificiale ricorda le fasi finali della bolla dot-com tra il 1999 e il 2000.
Secondo l’investitore, i mercati azionari stanno smettendo di reagire in modo razionale ai dati macroeconomici. In un post pubblicato su Substack, Burry ha affermato che le azioni “non salgono o scendono per i dati sul lavoro o per il sentiment dei consumatori”, ma semplicemente perché “continuano a salire”.
Il riferimento è alla forte divergenza osservata nelle ultime settimane tra andamento dei listini e indicatori economici. Nonostante il deterioramento del sentiment dei consumatori negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha aggiornato nuovi massimi storici grazie a un report sul lavoro leggermente migliore delle attese.
Michael Burry: l’intelligenza artificiale domina il mercato
Burry ha criticato l’eccessiva concentrazione dell’attenzione degli investitori sul tema AI, sostenendo che il mercato stia costruendo valutazioni sempre più elevate attorno a una narrativa percepita come inevitabile. “AI senza sosta. Nessuno parla d’altro”, ha scritto l’investitore, osservando come televisioni finanziarie e media specializzati siano ormai dominati quasi esclusivamente dal tema dell’intelligenza artificiale.
Negli ultimi due anni, le società legate all’AI hanno guidato il rally di Wall Street, trainate soprattutto dai produttori di semiconduttori e dalle big tech coinvolte nelle infrastrutture e nei software per l’intelligenza artificiale generativa.
Mercati nel 2026: il paragone con la bolla dot-com 2000
Nel suo intervento, Burry ha paragonato l’attuale andamento del Philadelphia Semiconductor Index (SOX) alla fase che precedette il crollo dei titoli tecnologici nel marzo del 2000.
L’indice dei semiconduttori ha guadagnato oltre il 10% nell’ultima settimana, portando il rialzo da inizio 2026 a circa il 65%. Secondo Burry, la velocità del movimento e la crescente euforia degli investitori richiamano da vicino le dinamiche speculative osservate durante la fase finale della bolla internet.
Il timore è che il mercato stia progressivamente scollegando le valutazioni dai fondamentali economici e societari, alimentando una spirale rialzista basata principalmente sulle aspettative future legate all’AI.
Non solo Burry: anche Paul Tudor Jones vede rischi crescenti
Preoccupazioni simili sono state espresse anche daPaul Tudor Jones, altro noto hedge fund manager, che ha recentemente dichiarato che il mercato attuale ricorda il 1999, pur ritenendo che il rally possa proseguire ancora per uno o due anni.
Secondo Jones, il rischio principale riguarda l’espansione estrema delle valutazioni azionarie. L’investitore ha avvertito che ulteriori rialzi potrebbero portare il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL USA su livelli storicamente molto elevati, aumentando la probabilità di future correzioni violente.
Il dibattito tra gli investitori resta quindi diviso: da un lato l’ottimismo sulla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, dall’altro il timore che l’euforia stia già assumendo caratteristiche speculative simili a quelle delle grandi bolle finanziarie del passato.