Mercati: TACO e NACHO guidano le nuove strategie degli investitori | Investire.biz

Mercati: TACO e NACHO guidano le nuove strategie degli investitori

09 mag 2026 - 09:00

I mercati oscillano tra TACO e NACHO trade. Ecco come dazi, crisi dello Stretto di Hormuz e petrolio alto influenzano Fed, dollaro, oro e Borse globali

I mercati si stanno evolvendo dal TACO trade al NACHO trade. Le due espressioni potrebbero guidare le scelte degli investitori nei prossimi mesi e addirittura convivere contemporaneamente.

TACO sta per "Trump Always Chickens Out", ovvero "Trump si tira sempre indietro", ed è stato coniato dopo che il presidente degli Stati Uniti ha introdotto per la prima volta i dazi, salvo poi ridurli o eliminarli del tutto. Gli investitori hanno capito che il tycoon punta in alto per ottenere il massimo possibile e, per questo motivo, si posizionano sui mercati di conseguenza.

NACHO, invece, sta per "Not A Chance Hormuz Opens", ossia "Nessuna possibilità che Hormuz riapra". Da diverse settimane si discute della ripresa del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, il passaggio del Golfo Persico da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. Il canale è rimasto chiuso in seguito alla guerra tra Stati Uniti e Iran scoppiata alla fine dello scorso febbraio e, ogni volta che un accordo per la riapertura sembra avvicinarsi, puntualmente accade qualcosa che riporta la situazione in una fase di stallo.

Questa settimana è stata segnata dalle aspettative che Washington e Teheran potessero siglare un accordo di pace sulla base di una bozza americana in 14 punti. Tuttavia, gli attacchi incrociati tra le due parti non solo hanno messo a repentaglio il cessate il fuoco temporaneo stabilito l’8 aprile, ma hanno anche acceso la miccia di una pericolosa escalation che rischia di rendere vani gli sforzi diplomatici finora compiuti.

 

Mercati: TACO e NACHO, cosa significano davvero

L’effetto TACO non preoccupa i mercati. Anzi, tende a tranquillizzare gli investitori, che altrimenti si lascerebbero prendere dal panico, allontanandosi dagli asset più rischiosi e rifugiandosi in beni sicuri come l’oro. In altre parole, gli operatori hanno imparato a interpretare le uscite di Donald Trump e non temono conseguenze disastrose per i mercati.

L’effetto NACHO è invece più controverso, perché potrebbe trasmettere un sentiment negativo in alcune aree del mercato. Se gli investitori perdono la speranza che lo Stretto di Hormuz venga riaperto, i prezzi del petrolio potrebbero mantenersi elevati, con conseguenze potenzialmente preoccupanti sotto forma di shock energetico e rallentamento globale.

In particolare, la Federal Reserve potrebbe rimandare il taglio dei tassi di interesse o, nel peggiore dei casi, addirittura aumentarli. Questo scenario avrebbe effetti negativi sull’oro, che è un asset privo di rendimento, e positivi sul dollaro USA, che offrirebbe rendimenti più elevati oltre a mantenere il suo status di bene rifugio.

"Per gran parte di questa crisi, ogni notizia su un cessate il fuoco provocava un forte calo del petrolio, e i trader continuavano a prezzare una soluzione che però non arrivava mai", ha affermato Zavier Wong, market analyst di eToro. "NACHO è il riconoscimento che il petrolio alto non rappresenta uno shock temporaneo su cui fare trading, ma l’attuale contesto di mercato."

Tuttavia, il mercato azionario sta reagendo bene. Questa settimana gli indici americani hanno aggiornato ancora una volta i propri massimi storici, anche grazie a trimestrali incoraggianti e all’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale. In questo contesto, sembra che TACO e NACHO convivano a Wall Street. "Il TACO trade e il NACHO trade si stanno manifestando contemporaneamente nel secondo trimestre, poiché gli alti prezzi dell’energia non hanno impedito all’S&P 500 di tornare su nuovi massimi storici", hanno scritto gli analisti di State Street in una nota recente.

Tuttavia, Vasileios Gkionakis, senior economist e strategist di Aviva Investors, pur sottolineando che le reazioni dei mercati allo shock energetico sono rimaste relativamente ordinate, ha avvertito che "una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz provocherebbe probabilmente uno shock inflazionistico più persistente, aumentando anche il rischio di un rallentamento economico globale". E quindi di un crollo delle Borse.

 

 

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