C'è un'immagine che ritorna con una certa frequenza nei commenti degli economisti: quella di Willy il Coyote (Wile E. Coyote per gli anglosassoni), il celebre personaggio dei cartoni animati Looney Tunes, che insegue il suo eterno rivale oltre il bordo di una scogliera, continua a correre nel vuoto e precipita solo nel momento in cui abbassa lo sguardo.
La traiettoria economica Willy il Coyote è uno strumento concettuale che descrive una dinamica precisa e storicamente ricorrente: quella di un sistema economico che prosegue il proprio movimento apparente anche quando le basi che lo sostenevano si sono già dissolte.
Il termine è stato reso celebre, in ambito accademico e sui mercati, dal Premio Nobel Paul Krugman, che ne ha fatto uso fin dal 2007 per descrivere le dinamiche della bolla immobiliare statunitense e l'evoluzione del dollaro. In seguito, economisti come Paul Donovan di UBS hanno ripreso la metafora per commentare la resilienza dei consumi americani di fronte all'inflazione, una resilienza che a molti osservatori appariva difficilmente sostenibile nel lungo periodo.
La fortuna del termine risiede nella sua capacità di condensare, in una sola immagine, una realtà complessa: quella di sistemi che funzionano in sospensione, sorretti più da aspettative e inerzia che da fondamentali solidi.
Nella pratica, questa traiettoria si manifesta quando i fondamentali economici iniziano a deteriorarsi, ma mercati, decisori politici e operatori continuano ad agire come se nulla fosse cambiato. Può trattarsi di una crescita alimentata da debito eccessivo, da politiche monetarie ultra-espansive prolungate oltre il necessario, o da aspettative irrealistiche sugli utili futuri. In questa fase, indicatori superficiali - l'apprezzamento degli asset, la tenuta dei consumi interni, i dati sull'occupazione - possono ancora suggerire vitalità. Ma sotto la superficie si accumulano fragilità che, prima o poi, presentano il conto.
Willy il Coyote e il ritardo nella percezione del rischio: quando il mercato non guarda giù
Uno degli elementi strutturali della dinamica di Willy il Coyote è il ritardo nella percezione del rischio. Finché gli attori economici non riconoscono la distanza tra la realtà e le proprie aspettative, il sistema continua a muoversi in avanti. Questo ritardo non è casuale: è alimentato da fattori psicologici come l'eccesso di fiducia nei momenti di espansione prolungata e il comportamento gregario che porta a sottovalutare i segnali di allarme quando tutti gli altri sembrano ignorarli. A questi si aggiungono incentivi strutturali distorti, che premiano il rendimento di breve periodo a scapito della sostenibilità nel tempo.
La compiacenza del mercato è forse l'ingrediente più pericoloso. Investitori e consumatori agiscono come se le condizioni favorevoli fossero destinate a durare, ignorando rischi imminenti quali la pressione inflattiva, i livelli di indebitamento insostenibili o le vulnerabilità geopolitiche.
Questa sospensione temporanea della percezione del rischio è spesso alimentata da fattori contingenti - i risparmi accumulati durante la pandemia, lo stimolo fiscale straordinario, le politiche di acquisto di asset delle Banche centrali - che forniscono un supporto reale ma transitorio. Quando questi fattori si esauriscono, il sostegno viene meno, ma la corsa prosegue per inerzia.
Il meccanismo ricorda da vicino le fasi che hanno preceduto alcune delle crisi più significative degli ultimi decenni. Prima della crisi finanziaria globale del 2008, i mercati immobiliari di diversi Paesi continuarono ad apprezzarsi nonostante segnali sempre più evidenti di insostenibilità nei modelli di erogazione del credito.
Nelle fasi di massima espansione dei mercati azionari legati alla tecnologia, le valutazioni si distaccarono progressivamente da qualsiasi riferimento ai fondamentali, sorrette da narrative di crescita che si rivelarono, almeno in parte, illusorie. In tutti questi casi, la traiettoria economica Willy il Coyote si è imposta come chiave di lettura retrospettiva: facile da riconoscere dopo, assai più difficile da identificare nel momento in cui si sta vivendo.
Il momento della caduta: quando la gravità torna a imporsi
Quando infine avviene la presa di coscienza, la correzione tende a essere rapida e violenta. Come Willy il Coyote, i prezzi degli asset crollano, il credito si contrae, la fiducia degli operatori svanisce. È il momento in cui la gravità, fin lì ignorata, torna a imporsi con tutta la sua forza.
La discontinuità è la caratteristica distintiva di questa dinamica: non una discesa graduale che consente aggiustamenti progressivi, ma una caduta improvvisa, spesso aggravata dall'impreparazione di molti operatori a gestirla. Le perdite si concentrano in un arco di tempo ristretto, la volatilità impenna e i meccanismi di trasmissione del rischio amplificano gli effetti iniziali su tutto il sistema.
Per investitori, analisti e policy maker, comprendere questa dinamica non significa soltanto tentare di prevedere il momento della caduta, un esercizio spesso vano e controproducente. Significa piuttosto sviluppare la capacità di riconoscere i segnali che indicano quando un sistema ha superato il proprio punto di equilibrio.
Tra questi segnali, la letteratura economica individua valutazioni degli asset eccessive rispetto ai fondamentali storici, livelli di indebitamento insostenibili nel medio periodo, e una crescente dipendenza da stimoli esterni per sostenere la crescita. A questi si aggiunge la progressiva divergenza tra le aspettative incorporate nei prezzi di mercato e gli scenari macroeconomici più probabili.
La metafora del coyote ricorda che la continuità apparente non garantisce stabilità reale, e che in economia, come in fisica, ignorare la gravità non la fa scomparire: ne ritarda soltanto gli effetti, rendendoli alla fine più bruschi. Per chi investe, questo significa che i periodi di apparente calma e di crescita senza scosse meritano, paradossalmente, la stessa attenzione critica riservata alle fasi di turbolenza dichiarata.
Riconoscere una traiettoria economica Willy il Coyote mentre è in corso - e non soltanto dopo che si è conclusa - rimane una delle sfide più difficili e più rilevanti per chiunque si occupi di mercati e di cicli economici.