Le turbolenze legate alla guerra in Iran non scalfiscono Wall Street, salita in maniera convinta nell'ultima seduta. L'indice S&P 500 ha chiuso con un incremento dell'1,18% mentre il Nasdaq ha portato a casa un rialzo dell'1,96%.
Tutte le perdite legate al conflitto Mediorientale sono state recuperate, segno eloquente che gli investitori non temono più di tanto che una possibile crisi energetica, dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, possa innescare una recessione economica, o meglio una stagflazione.
Nel frattempo, il greggio è tornato sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile mentre il dollaro USA continua a perdere quota, perché il mercato comincia a non considerarlo più nella veste di bene rifugio.
Wall Street: nuovo rally sulle aspettative di pace?
L'ottimismo a Wall Street è soprattutto determinato dalle aspettative che i colloqui per porre fine alla guerra USA-Iran riprendano nei prossimi due giorni, come ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Nello scorso fine settimana, le trattative si sono arrestate, in quanto le parti non hanno raggiunto un accordo sul punto chiave del nucleare. L'Iran non vuole rinunciare all'arricchimento dell'uranio, condizione imprescindibile per gli americani. Di conseguenza, Trump ha attuato un blocco navale nello Stretto di Hormuz per impedire il passaggio di qualsiasi nave trasportatrice di gas e petrolio, incluse quelle a bandiera iraniana (Stretto di Hormuz: ecco come funziona il blocco navale di Trump).
Di fronte a tale scenario, Teheran rischia di vedere annientata la sua fonte primaria di entrate statali e, quindi, potrebbe ammorbidirsi nelle sue posizioni. Nel frattempo, tuttavia, il blocco, specie se prolungato, potrebbe avere effetti catastrofici a livello globale dal punto di vista dell'approvvigionamento energetico, e non solo, con conseguenze economiche potenzialmente disastrose. Uno scenario che, al momento, Wall Street non sta prezzando, almeno stando a quanto espresso dai prezzi di mercato. "Non abbiamo ancora una soluzione, ma gli investitori non vogliono perdersi il rimbalzo", ha detto Burns McKinney, gestore di portafoglio presso NFJ Investment Group di Dallas.
A dare man forte all'ottimismo degli investitori sono stati anche i dati migliori del previsto sull'inflazione americana, che lasciano ben sperare su effetti meno pesanti del caro energia. "Il mercato guarda a rischi temporanei che saranno superati in tempi relativamente brevi, invece di scontare un nuovo regime di inflazione più alta e tassi di interesse più elevati", ha affermato Peter Tuz, presidente di Chase Investment Counsel Corp. "Perché, se quello fosse il nuovo regime, ci sono pochissime ragioni per credere che il mercato sarebbe forte come lo è ora".
La stagione delle trimestrali
Nel frattempo è iniziata la stagione delle trimestrali e, finora, i dati positivi hanno dato impulso alle azioni a Wall Street. Le grandi banche americane hanno snocciolato numeri che mostrano una grande solidità finanziaria, anche se Wells Fargo ha deluso le aspettative del mercato, con una redditività da interessi sotto le attese.
Nel settore del risparmio gestito, BlackRock ha registrato forti afflussi nei suoi fondi e un importante aumento delle commissioni di performance, il che ha determinato un balzo delle azioni in Borsa. Sul fronte sanitario, c'è stato lo strappo di Johnson & Johnson, dopo che la trimestrale ha mostrato forti ricavi dai farmaci contro il cancro.
Con le trimestrali, "il mercato sta un po' superando questo concetto di massima incertezza", ha affermato Anthony Saglimbene, Chief market strategist di Ameriprise. "C'è stata molta incertezza derivante dal conflitto in Iran, dalle paure di interruzioni dell'intelligenza artificiale, dalle preoccupazioni sull'inflazione o sulla Federal Reserve". Ma ora "i mercati stanno iniziando ad allontanarsi da alcuni degli scenari peggiori per questi eventi e, poiché le valutazioni sono migliorate nelle ultime settimane e mesi, gli investitori stanno credendo proprio nei rialzi".