Il primo trimestre si è appena concluso e le vacanze di Pasqua possono rappresentare un’occasione per fare il punto della situazione ed elaborare alcune considerazioni su ciò che potrebbe accadere nel secondo trimestre dell’anno. A Piazza Affari ha finora regnato l’incertezza, a causa della guerra in Medio Oriente. Gli investitori si sono allontanati dagli asset più rischiosi, come le azioni, preferendo rifugiarsi nei beni considerati più sicuri nei momenti di crisi, come il dollaro statunitense.
La comunità finanziaria sta già scontando le possibili conseguenze negative del conflitto sul piano economico, temendo un mix di inflazione elevata e contrazione della crescita. Una situazione che rischia di peggiorare quanto più si prolunga il conflitto tra Stati Uniti e Iran. Recentemente, Donald Trump, ha indicato un orizzonte di due o tre settimane per la fine delle ostilità. L’incertezza, tuttavia, resta elevata, sia perché una precedente previsione di quattro o cinque settimane è stata disattesa, sia perché gli Stati Uniti continuano a bombardare Teheran e minacciano di intensificare ulteriormente le operazioni.
“La guerra ha effetti sulle materie prime energetiche e, aspetto ancora più rilevante per i mercati, potrebbe influenzare le politiche delle Banche centrali”, ha affermato Luigi Dompé, responsabile azionario Italia di Anima Sgr. “Per ora, la reazione dei mercati azionari è stata negativa ma contenuta, ma non ci aspettiamo che questo duri se il conflitto dovesse protrarsi a lungo”.
Borsa di Milano: 2 ragioni per essere ottimisti
In questo quadro complesso e incerto, il sentiment degli investitori non è dei migliori. Tuttavia, secondo gli osservatori finanziari, esistono almeno due motivi per guardare al secondo trimestre con maggiore ottimismo.
Il primo riguarda la tenuta degli utili aziendali nell’ultimo trimestre del 2025, nonostante l’impatto negativo dei dazi statunitensi e la forza dell’euro rispetto al dollaro, che ha penalizzato le aziende esportatrici e quelle con ricavi negli Stati Uniti. Si tratta di un segnale incoraggiante in vista della nuova stagione delle trimestrali.
“I dati hanno confermato che una parte rilevante del listino italiano arriva a questa fase con strutture patrimoniali più solide rispetto al passato e con una buona capacità di affrontare un contesto macroeconomico ancora incerto”, ha dichiarato Simone Ragazzi, portfolio manager di Algebris Investments.
La seconda ragione attiene alle valutazioni azionarie, diventate più convenienti. Attualmente, il rapporto price/earnings dell’indice FTSE Italia All Share si aggira intorno a 11, un livello sensibilmente più basso rispetto agli indici statunitensi e a molti altri listini europei. Tuttavia, come osserva Stefano Ghiro, gestore del fondo Allianz Azioni Italia All Stars, le valutazioni del benchmark italiano restano comunque superiori ai minimi registrati negli ultimi anni.
Azioni italiane: cosa comprare e vendere
In caso di ripresa, secondo i gestori, non tutti i titoli cresceranno allo stesso ritmo. Ragazzi di Algebris punta su società che “hanno dimostrato una forte crescita organica, capacità di trasferire i costi, buon pricing power e una chiara disciplina nell’allocazione del capitale”. In questo contesto, il gestore vede favoriti i settori delle Large Cap e quello finanziario. Quest’ultimo, in particolare, continua a beneficiare - a suo avviso - di fondamentali solidi, buona redditività e distribuzioni elevate.
Per quanto riguarda invece i titoli da vendere o da evitare, Dompé di Anima indica quelli industriali e dei beni di consumo, ritenuti più vulnerabili ai rincari energetici. L’esperto avverte inoltre che “le attuali valutazioni dei titoli energetici e della difesa stanno incorporando aspettative troppo ottimistiche, che potrebbero non durare a lungo”.