Il cambio USD/JPY ritraccia in questo inizio di settimana dopo aver superato il livello critico di 160 negli ultimi giorni, toccando il massimo da luglio 2024. Lo yen si è rafforzato in seguito agli avvertimenti lanciati dal principale responsabile valutario del Giappone, secondo cui il governo è pronto a scendere in campo con un intervento diretto sul mercato se la debolezza della divisa nipponica dovesse continuare.
"Stiamo osservando una crescente preoccupazione per l’aumento dell’attività speculativa non solo nel mercato dei futures sul petrolio, ma anche nel mercato dei cambi", ha dichiarato oggi ai giornalisti Atsushi Mimura, vice ministro delle Finanze per gli affari internazionali. "Se questa situazione continua, riteniamo che un’azione decisiva potrebbe presto diventare necessaria".
A ciò si sono aggiunte le affermazioni del presidente della Bank of Japan, Kazuo Ueda, secondo cui l’economia e i prezzi del Paese sono fortemente influenzati dalle oscillazioni valutarie. Nell’ultima riunione, la Banca centrale giapponese ha lasciato fermi i tassi di interesse a causa delle incertezze legate alla guerra in Medio Oriente.
Proprio il conflitto ha spinto gli investitori verso il dollaro USA, alla ricerca di un bene rifugio in un contesto di elevate tensioni geopolitiche e timori di conseguenze economiche negative per l’economia globale. Ueda ha tuttavia lasciato aperta la possibilità di un rialzo del costo del denaro nel mese di aprile e ora il mercato degli swap sconta una probabilità del 70% che ciò avvenga.
USD/JPY: quanto sarebbe efficace un intervento sullo yen?
L’ultima volta che il governo giapponese è intervenuto per placare la speculazione sullo yen è stato nel 2024, ma gli effetti positivi si sono visti solo nel breve termine. L’USD/JPY ha poi ripreso a salire, complice l’incertezza della BoJ sull’aumento dei tassi e, soprattutto, le questioni legate alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Recentemente il Giappone si è limitato ad avvertimenti verbali, ma Mimura aveva evitato di parlare di "azioni decisive". Questa espressione, infatti, è generalmente interpretata come un segnale concreto di possibile intervento. Il governo potrebbe quindi essere prossimo ad agire.
"La probabilità di un intervento è piuttosto elevata", ha dichiarato Yujiro Goto, Chief strategist FX di Nomura Securities, a Bloomberg Television. "I movimenti nel mercato obbligazionario giapponese stanno inoltre rendendo di nuovo più necessario un intervento a sostegno dello yen", ha aggiunto.
Alcuni analisti, tuttavia, ritengono che il Giappone stia ancora cercando di guadagnare tempo prima di intervenire realmente. A giudizio di Tsuyoshi Ueno, capo economista del NLI Research Institute, l’uso dell’espressione "azioni decisive" appare come una mossa calcolata per aumentare le aspettative di intervento.
Tuttavia, "ciò non significa necessariamente che l’azione sia imminente", ha puntualizzato. L’esperto ritiene che, in un contesto di forte domanda di dollari come bene rifugio, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente, e in assenza di forti posizioni speculative contro lo yen, il Ministero delle Finanze rischierebbe un intervento poco efficace. "Idealmente, preferirebbero contenere la situazione con interventi verbali per il momento e il ministero potrebbe aspettare che l’USD/JPY superi quota 161,95 prima di agire", ha affermato Ueno.
Tohru Sasaki, Chief strategist di Fukuoka Financial Group, reputa poco credibile l’idea che la vendita speculativa dello yen stia spingendo al rialzo il cambio USD/JPY. A suo avviso, il Giappone è impegnato, nell’ambito degli accordi del G7 e del G20, a lasciare la libera fluttuazione dei tassi di cambio e, generalmente, devono verificarsi movimenti unilaterali e speculativi per giustificare un intervento.
"Se si vendono futures e i prezzi invece salgono, si registrano perdite. E, più in generale, intervenire in mercati come WTI o Brent, che non sono direttamente legati alla domanda interna giapponese, rischierebbe di distorcere i mercati globali senza una chiara giustificazione domestica", ha affermato Sasaki.
A rendere inefficace la mossa del Giappone potrebbe contribuire anche il fatto che la Federal Reserve quest’anno potrebbe non tagliare più i tassi di interesse come si pensava prima del conflitto in Iran. Anzi, la Banca centrale americana sarebbe in procinto di attuare una stretta se il rialzo del petrolio e la crisi energetica dovessero innescare una pericolosa spirale inflazionistica. Alla luce di ciò, gli investitori stanno accumulando dollari.
"È un mercato dominato dagli acquisti di dollari", ha dichiarato Bart Wakabayashi, responsabile della filiale di Tokyo di State Street Bank & Trust. "Se si pensa all’impatto massimo che un intervento potrebbe avere, non è questo il momento ideale", ha aggiunto, indicando quota 161 come livello in cui un’azione diventerebbe molto più probabile. Tuttavia, "per convincere il mercato, a un certo punto dovranno intervenire in modo concreto".