Il mese di marzo del mercato forex ha visto un aumento della volatilità importante a causa dello scoppio della guerra nel Golfo Persico contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele. Un evento che non ha solo colpito le Borse, ma anche quel mercato obbligazionario i cui rendimenti misurano l’appetibilità di una certa divisa rispetto ad un’altra.
Gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici si sono fatti sentire soprattutto sulle aspettative di inflazione, indicatore che le Banche centrali tengono sotto stretta osservazione per disegnare il futuro percorso dei tassi di interesse. Che probabilmente non sarà più al ribasso, a partire da Fed e BCE che sembrano aver deposto ogni ambizione di taglio.
Ma chi sono stati i vincenti e i perdenti del forex di marzo?
Come spesso accade durante i momenti di tensione sui mercati, il dollaro americano - oggi un po' più ammaccato del solito - è riuscito a imporre la sua autorità sul mercato con un guadagno seppur non clamoroso e di poco superiore all'1%. Merito anche del rialzo corposo dei rendimenti dei titoli di Stato americani che hanno mantenuto un differenziale di rendimento rispetto a euro e yen importante.
Dopo il dollaro americano, nell’ambiente G10, sono state soprattutto le commodity currencies a farsi notare. A partire dal dollaro canadese fino ad arrivare quello australiano e la corona norvegese, comunque con guadagni inferiori al 1%.
Quando c’è volatilità sui mercati finanziari difficilmente le divise emergenti guadagnano terreno. E anche questa volta solo lo yuan cinese è salito contro euro, complice la sua stretta correlazione con il dollaro USA.
Passando ai segni meno, sono appunto le currency emergenti quelle che hanno perso di più. A partire dal rand sudafricano che nei mesi precedenti aveva beneficiato di corposi flussi di acquisti vista la sua qualità di gold currencies. Al -5% del rand segue il -3% di un rublo russo che non ha saputo sfruttare la storica correlazione con il petrolio. Qui sono i problemi di bilancio a pesare su una divisa che deve rimanere competitiva per rendere più attraenti le materie prime russe verso Paesi come Cina e India.
Male anche won sudcoreano e rupia indiana a causa della loro dipendenza dalle fonti di energie fossili di cui sono grandi importatori. E con i prezzi in netta ascesa del petrolio la bilancia commerciale non sorriderà nei prossimi mesi per questi paesi obbligati a svalutare per migliorare l’export.
Nel mondo G10 tra le valute in maggiore difficoltà troviamo la corona svedese a causa di una politica monetaria che difficilmente si farà restrittiva nel corso del 2026 vista l’inflazione anemica, ma anche dollaro neozelandese e a sorpresa il franco svizzero sulle dichiarazioni della banca centrale di possibile ritorno al tasso negativo per tentare di indebolire il franco.
Si chiude anche il primo trimestre che vede come vincitori tre commodity currencies come dollaro australiano, corona norvegese e real brasiliano in guadagno del 5%. Male soprattutto rupia indiana e won sudcoreano in perdita di oltre il 3%.
Appuntamento a fine aprile per capire l’andamento di questo primo spezzone di primavera sul mercato forex.