L’euro è nella maggior parte dei casi perdente contro la maggior parte delle valute del blocco G10 ed emergenti da inizio anno. La possibile svolta in arrivo dalla BCE, il mercato che comincia a ragionare su due aumenti nei tassi entro fine anno se l’inflazione subirà prevedibili rialzi, potrebbe restituire vigore alla moneta unica. Ma ci sono due valute che in questo primo trimestre hanno deluso gli investitori e sono entrambe emergenti.
L’aspetto singolare è che la fiammata del prezzo del petrolio avrebbe dovuto avvantaggiare una di esse, e colpire duramente l’altra. Invece tutte e due queste currency sono sotto pressione, ancora di più contro il dollaro americano destinatario dei flussi di capitale alla ricerca di maggiore sicurezza. Le due valute sono la rupia indiana e il rublo russo.
Rublo russo non capitalizza il rialzo del greggio
Per la valuta di Mosca la sorpresa è notevole visto che un prezzo del petrolio esploso a causa della guerra avrebbe dovuto avvantaggiare il rublo. La realtà è che le sanzioni impediscono a Mosca di scambiare senza limitazioni con altri Paesi il tanto greggio presente nei suoi depositi e la domanda che arriva prevalentemente dalla Cina non è stata sufficiente nell’ultimo anno per compensare un deficit di bilancio ai massimi dal 2020.
Le spese per la guerra stanno peggiorando i conti, i tassi di interesse ancora elevati comprimono la crescita dell’inflazione ma anche dell’economia, ma soprattutto l’impossibilità di ricercare capitali sui mercati internazionali non crea i presupposti per manovre di bilancio espansive. In un contesto di petrolio che sale (e domanda che potrebbe scendere), il rublo si indebolisce per mantenere un prezzo accettabile su mercati ai quali la Russia fatica comunque ad accedere.

Il recente netto movimento verso l’alto di USD/RUB (grafica linea gialla) passato da 75 a 85 in pochi giorni, chiarisce come dalle parti di Mosca è urgente trovare risorse per finanziare la guerra. E svalutare può essere un modo per tentare di avvicinare la domanda alla merce russa sperando che non prevalga la sfiducia da parte dei compratori verso la Russia e il rublo stesso.
Rupia indiana: nuovi minimi storici sono da mettere in preventivo
Altra valuta che sta subendo il peso della lettera è la rupia indiana (grafico linea nera). Qui sì che, essendo quasi del tutto assente la materia prima petrolio all’interno dei confini di un paese grande produttore manifatturiero, il boom del petrolio rischia di fare danni. Le importazioni di petrolio indiane per il 50% provengono dal Golfo Persico ed è ovvio che una chiusura prolungata di Hormuz pesa sull’economia indiana.

USD/INR rispecchia in pieno questa situazione; dopo una correzione nelle scorse settimane, lo scoppio della crisi ha contribuito a far ritornare le vendite sulla rupia. In India si teme un ritorno di fiamma dell’inflazione faticosamente domata e che stava favorendo un ribasso dei tassi, fattore utile per la ripresa economica. Petrolio e svalutazione pongono adesso una seria ipoteca su questo scenario con la Banca centrale che frettolosamente potrebbe mettere mano al costo del denaro per frenare inflazione e svalutazione.
Graficamente USD/INR ha saputo reagire molto bene sulla media mobile di riferimento e che guida il bull market dell’ultimo anno e mezzo. Salvo un ripiegamento rapido nel prezzo del petrolio, nuovi minimi storici della rupia sono da mettere in preventivo. Rublo e rupia non sembrano in questo momento due valute sulle quali, per motivi diversi, puntare.