L’accelerazione di USD/JPY degli ultimi giorni riporta il cambio vicino a quella zona di 160 che potrebbe spingere la Bank of Japan ad un intervento per raffreddare una svalutazione che vista la fiammata dei prezzi del petrolio rischia di aumentare ancora l’inflazione.
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari americani sulle scadenze più lunghe azzera le probabilità di taglio dei tassi da parte della Fed anche perché l’inflazione americana sta rialzando la testa e prevedibilmente continuerà a farlo nei prossimi mesi a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia.
Per il nuovo presidente della Banca centrale americana il taglio dei tassi sarà un’opzione solo in caso di recessione, ma questo spinge al rialzo il dollaro complice anche una fuga dal rischio degli investitori. E quando lo spread tra rendimenti americani e giapponesi sale, la regola vuole che USD/JPY si comporti nello stesso modo.
Giappone: la BoJ guarda all'inflazione
Il mercato non esclude un aumento dei tassi in Giappone nel meeting del 28 aprile, ma le parole della Premier Takaichi non sembrano andare in questa direzione.
Il Giappone è uno dei Paesi più dipendenti dal petrolio e l’aumento di prezzo degli ultimi giorni è una zavorra economica non indifferente, con petroliere che con il contagocce arriveranno dal Golfo nelle prossime settimane costringendo a ricercare fonti alternative pagate ovviamente care. Non a caso le riserve strategiche cominciano ad essere intaccate dai giapponesi, ma sarà l’inflazione il fattore che prossimamente guiderà le decisioni della BoJ.
A questo si aggiungono tensioni sindacali piuttosto forti con richieste di aumenti salariali di oltre il 5% che non contribuiranno certo a contenere le spinte inflattive. E se la BoJ ritarda nel muovere i tassi, allora la remunerazione reale dello yen peggiora, rendendo meno attraente la valuta giapponese.
La BoJ aprirà ad un incremento dei tassi?
USD/JPY si trova dunque di fronte ad un livello di resistenza di assoluto spessore. Con il netto rifiuto a scendere sotto area 140 esattamente un anno fa, per il cambio si è innescata una fase di rally del dollaro impetuosa con una temporanea interruzione a inizio 2026 che ora viene rimessa in discussione.

Area 160 finora è stato un livello difeso dalla BoJ con interventi diretti sul mercato valutario, ma se la Banca centrale non dovesse mostrare apertura ad un aumento dei tassi la sensazione è che uno squarcio tecnico difficilmente rimarginabile nel breve periodo potrebbe essere il prossimo step grafico.
Sopra 160 la speculazione ribassista sullo yen prenderebbe il sopravvento con conseguenze tutte da valutare entrando in un territorio inesplorato. A quel punto per EUR/JPY l’obiettivo di 200 non sarebbe così impossibile. Entrare lunghi ora sullo yen tenta, ma bisogna confidare nella volontà della banca centrale di essere più "hawkish" e la storia non rema a favore.