La debolezza dello yen potrebbe mettere in azione il governo giapponese. Di fronte all'aula parlamentare, oggi il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, ha affermato che le autorità nipponiche sono pronte a un intervento diretto sul mercato valutario per reagire ai movimenti della moneta.
Lo yen si aggira nei pressi di una soglia ritenuta chiave nei confronti del dollaro. Secondo gli osservatori finanziari, al superamento di quota 160 da parte del cambio USD/JPY potrebbe arrivare un fiume di denaro a sostegno dello yen, esattamente come accaduto negli ultimi anni in diverse occasioni.
"Stiamo osservando gli sviluppi con il massimo senso di urgenza e siamo pronti a prendere misure audaci se necessario. Questa è la nostra posizione sulla questione", ha detto Katayama. Queste dichiarazioni sono servite per dare più brio allo yen, che si è rafforzato leggermente.
Il ministro comunque non ha nascosto le sue preoccupazioni per quanto sta accadendo in Medio Oriente, che potrebbe riflettersi anche a livello valutario e non solo sotto il profilo economico per il Giappone.
Yen superato dal dollaro USA come bene rifugio
Il calo dello yen oggi non è lo stesso di quello di inizio 2026, quando la speculazione lo aveva spinto alle soglie di 160 per dollaro. Una sorta di accordo a gennaio tra Washington e Tokyo per evitare l'eccessivo indebolimento della divisa giapponese aveva fatto precipitare il cambio USD/JPY da 159 a 152, ma poi la guerra tra Stati Uniti e Iran ha nuovamente messo in fuga gli investitori dalla moneta del Sol Levante.
Eppure, sembrerebbe un fatto anomalo, in quanto lo yen è considerato tradizionalmente un bene rifugio nei momenti di tensione economica e geopolitica a livello globale. Quindi, cosa sta realmente accadendo alla valuta? Secondo gli analisti, la principale spiegazione di tale fenomeno fa riferimento al legame tra yen e petrolio, che rende la moneta più vulnerabile.
Dopo l'incidente di Fukushima del 2011, la componente nucleare dell'approvvigionamento energetico giapponese si è praticamente azzerata e quindi il Paese ha incrementato notevolmente le importazioni di greggio. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente riporta alla luce lo spettro della stagflazione che il Giappone visse nel 1973 con il primo shock petrolifero.
All'epoca, l'inflazione giapponese raggiunse fino al 24,9%, tra i più alti aumenti anno su anno nelle economie avanzate. In tale contesto, la correlazione tra yen e tassi di interesse è diventata nel tempo sempre più volatile.
"Lo yen può essere vulnerabile a potenziali shock nell'offerta di petrolio: si è anche indebolito lo scorso anno, a metà giugno, in mezzo alle tensioni Israele-Iran", ha detto Joey Chew, responsabile della ricerca FX asiatica presso HSBC.
Lo stesso monito è lanciato da Steve Englander, responsabile globale della ricerca FX del G10 presso Standard Chartered. "Lo yen è molto esposto ai prezzi del petrolio e, in caso di un ulteriore shock petrolifero, potrebbe facilmente superare i 160", ha detto.
Anche Thomas Mathews, responsabile dei mercati per l'Asia-Pacifico presso Capital Economics a Wellington, ritiene che "gli investitori non dovrebbero contare sul ritorno dello yen come rifugio sicuro durante l'attuale crisi". Tuttavia, sottolinea che ciò "non significa la perdita definitiva dello status di rifugio sicuro".
I tassi di interesse e il carry trade
Questa settimana va in scena un doppio appuntamento che potrebbe rivelarsi importante: la Federal Reserve e la Bank of Japan si riuniranno per le consuete decisioni di politica monetaria.
Le aspettative del mercato sono che entrambe le Banche centrali non toccheranno i tassi di interesse, in attesa di vedere gli sviluppi della guerra in corso. Tuttavia, l'attenzione sarà massima sulle indicazioni che potrebbero fornire per il meeting del prossimo mese, quando si avrà più chiarezza sul possibile percorso inflazionistico.
Intanto, come mostrano i dati della Commodity Futures Trading Commission, nell'ultima settimana sono aumentate le posizioni nette short sullo yen tra i trader speculativi, come gli hedge fund. In tale contesto, rimane ancora rilevante il carry trade che coinvolge dollaro e yen.
In sostanza, gli investitori trovano ancora molto conveniente finanziarsi in yen a tassi bassi e comprare dollari a rendimenti più elevati. Una strategia che potrebbe dare ancora ottimi ritorni se, come sembra, la Fed smetterà di abbassare il costo del denaro come ha fatto lo scorso anno e, anzi, sarà costretta ad attuare una stretta per via della ripresa dell'inflazione.