Il movimento di EurUsd degli ultimi giorni è stato alimentato non da un aumento del prezzo del petrolio, evento che in altri contesti di crescita economica avrebbe indebolito il biglietto verde, quanto dalle cause che hanno innescato questa evoluzione. La guerra in Iran e le tensioni geopolitiche rischiano di far intrecciare inflazione a livello globale e recessione.
Negli Stati Uniti l’inflazione è risalita a febbraio al 2,4%, mettendo la FED nella difficile situazione di non poter abbassare il costo del denaro nonostante un raffreddamento dell’occupazione. Un atteggiamento che anche il cambio di testimone alla guida della FED non muterà almeno fino a settembre così almeno ci dicono i mercati.
Allo stesso tempo le tensioni sui prezzi fanno salire i rendimenti decennali americani, un segnale che potrebbe indurre ad una clamorosa inversione sul fronte della politica monetaria, non escludendo dei rialzi entro fine anno. Scenario complesso, anche perché le elezioni di mid-term impongono un atteggiamento più cauto, ma comunque rischioso.
Se i tassi dovessero rimanere bassi troppo a lungo si correrebbe nuovamente il rischio di veder uscire dal recinto l’inflazione. Per Trump oltre al danno di una guerra ancora non vinta ci sarebbe la beffa di presentarsi davanti agli elettori con prezzi al consumo più alti, soprattutto quelli della benzina che da sempre condizionano il consumatore americano.
EURUSD: tra tassi e guerra. ecco il quadro tecnico per il cambio
EurUsd ha reagito come spesso accade durante i momenti di tensione geopolitica, scendendo. L’Europa rimane un continente molto dipendente dalle fonti fossili e sul cui rallentamento economico a causa del rialzo dei prezzi energetici in molti cominciano a scommettere. Tutto in un contesto che difficilmente vedrà la BCE tagliare i tassi da adesso in avanti.
Graficamente non ci sono dubbi. Una chiusura di marzo sotto 1,15 sancirebbe l’interruzione dei minimi crescenti di EurUsd e che ci accompagnano dalla scorsa estate. Sul cambio più celebre del pianeta potremmo così entrare in una fase nuova, con il dollaro più pimpante che allontanerebbe definitivamente l’ipotesi di un rally sopra 1,20, scenario desiderato dall’amministrazione Trump, ma che il dietro front su buona parte della politica dei dazi ha impedito di concretizzarsi.

Dove potrebbe andare EurUsd in caso di break ribassista sotto 1,15? Sicuramente 1,12 è un obiettivo ragionevole che vista la chiusura di settimana potrebbe arrivare prima del previsto. Qui si trova una vecchia resistenza che per tutto il 2023 e il 2024 ha arginato la forza dell’euro. Un supporto ora di spessore e che indurrà quanto meno ad una pausa di riflessione i mercati.
Quella credo sarebbe però solo una fase di passaggio verso un ribasso più marcato dell'euro. Che se vuole evitare di scendere ancora qui deve reagire e deve farlo subito.