Negli ultimi giorni il Governatore della Banca centrale svizzera non ha escluso di utilizzare lo strumento dei tassi negativi per tamponare la forza di un franco che viene ovviamente preferito ad altre currency per la sua qualità di bene rifugio in momenti di alta tensione come quelli attuali.
Oltre alle manovre di intervento sul mercato forex, la SNB comincia a ragionare sull’uso dei tassi negativi per togliere appeal al franco. Fino a poche settimane fa strumento di politica monetaria escluso, ma che le recenti dinamiche di inflazione e soprattutto prezzi alla produzione (variazione negativa a febbraio) sembrano rivalutare anche per restituire spinta ad un economia asfittica.
Tassi negativi in Svizzera: dollaro canadese e australiano in focus
Ma quali potrebbero essere i cross valutari che potrebbero beneficiare di questa opzione? Guardo con interesse soprattutto quei cross dove ci sono commodity currencies di mezzo e politiche monetarie impostate verso un aumento dei tassi. In particolare il dollaro australiano e canadese.
Quest’ultimo è ovviamente rappresentativo di un Paese ricco di materie prime, soprattutto petrolio, che al momento sta beneficiando del rialzo esponenziali del greggio. L’inflazione potrebbe ritornare a salire e così, la decisione della Banca centrale di mantenere i tassi fermi al 2,25% potrebbe anticipare una inversione di politica monetaria dopo l’estate.

E quello sarebbe un supporto ulteriore a un dollaro canadese che ha già confermato le sue capacità di resilienza ai ripetuti ostacoli messi sul suo percorso dalla politica dei dazi di Trump.
Altra valuta che potrebbe essere interessante in chiave strategica contro franco svizzero è il dollaro australiano. Il rally dei metalli industriali, assieme a una Banca centrale che alzando i tassi è entrata ufficialmente in modalità "hawkish", ha attratto i favori di molti investitori ben predisposti verso una valuta che anche tecnicamente sta fornendo dei bei segnali di inversione.

Il minimo dell’australiano è arrivato in corrispondenza con quel Liberation Day di aprile 2025 dal quale è partita una reazione che senza quasi mai girarsi indietro sta ora abbozzando la definitiva inversione di tendenza contro dollaro ed euro. Non è un caso che questa crescita è avvenuta in sintonia con la ripresa delle borse emergenti, cinese in particolare ai cui destini è legato l’export australiano.
Se all’orizzonte non ci attende uno scenario di recessione globale, per AUD e CAD le prospettive si fanno interessanti. Finanziarsi in una valuta come il CHF, porto rifugio, ma anche depositario di rendimenti prossimi al segno meno, per comprare valute con rendimenti in ascesa potrebbe essere un trade sul quale scommettere per i prossimi mesi. Una scommessa che si rivelerebbe perdente se lo scenario di guerra andasse fuori controllo naturalmente.