Sul mercato forex la settimana scorsa ci sono stati due Paesi che hanno fatto scelte opposte di politica monetaria. C’è stato chi ha alzato il costo del denaro, come la Norvegia, e chi lo ha abbassato, come il Messico. Ragioni apparentemente opposte, ma probabilmente per ambo i paesi sembra essere cominciata una nuova era e la direzione in fondo non è così diversa.
Norvegia: tassi in salita, NOK si rafforza
La Norvegia a sorpresa ha alzato il costo del denaro al 4,25%. Nessuno si aspettava una mossa del genere a maggio, ma evidentemente a Oslo temono una ripartenza troppo rapida dell’inflazione causata da un mix di aumento dei prezzi generalizzato a livello globale ed incassi record grazie all’aumento del prezzo del petrolio che potrebbe innescare una spirale pericolosa sui salari.
La Norges Bank ha fatto capire che potrebbe attuare altre mosse del genere se l’inflazione dovesse mostrare segnali di esuberanza eccessiva.
Quella norvegese è una delle poche Banche centrali occidentali assieme all’Australia ad essersi mossa proattivamente sui tassi rapidamente dopo lo scoppio della guerra nel Golfo. Questo vantaggio di rendimento si è riflesso anche nell’apprezzamento recente della corona norvegese che trova nuova linfa da questa decisione.

Il cambio USD/NOK sta puntando ormai con decisione quell’area di 9 NOK per USD e che vede in transito la linea di tendenza che unisce i minimi del 2018 e del 2021. Possibile che a quel punto la spinta al rafforzamento della NOK si esaurisca, ma ancora non sembra essere arrivato il momento di abbandonare la corona (Norges Bank: il calendario delle riunioni del 2026).
Messico: la Banca centrale sostiene il Peso
La Banca centrale messicana invece ha tagliato i tassi di 25 punti base portandoli al 6,5%, ma annunciando anche che il ciclo di easing si è esaurito e se ci saranno manovre in futuro probabilmente saranno verso l’alto (Calendario riunioni Banco de Mexico 2026). Il costo del denaro ai minimi dal 2022 sembra quindi destinato a essere un punto di svolta.
Banxico, la Banca centrale messicana, si è spaccata sulla decisione con 3 favorevoli al taglio e 2 contrari. Un’economia in vistoso rallentamento, nell’ultimo trimestre in contrazione dello 0,8%, è stata la motivazione che ha spinto le autorità a tagliare i tassi, ma ora la preoccupazione si chiama inflazione. I prezzi al consumo nella versione core sono al 4,45% ed è prevedibile un loro aumento nei prossimi mesi.

Il peso messicano continua ad essere ben comprato con il mercato che non si attendeva una view così hawkish sul futuro. Visti i tassi reali offerti dai bond messicani non stupisce che il lungo peso corto dollaro è ancora una speculazione vincente. I minimi del 2024 in area 16,5 non sembrano a questo punto un obiettivo così difficile da raggiungere.