Dopo l’Australia, anche la Nuova Zelanda prepara il terreno per un cambio di passo nella politica monetaria. La Banca centrale neozelandese (RBNZ: origine, storia e sviluppi di Banca Centrale neozelandese) la scorsa settimana ha mantenuto i tassi fermi al 2,25% per il terzo meeting consecutivo, tuttavia la decisione è maturata con un board spaccato e diversi membri che si sono apertamente sbilanciati per un aumento del costo del denaro immediato.
La comunicazione della RBNZ è risultata "hawkish". La Banca centrale ha infatti tracciato un percorso di cambiamento nella politica monetaria che prevede 150 punti base di aumento nei prossimi tre anni. Il primo aumento dovrebbe arrivare nel terzo trimestre 2026 e i due successivi nel corso del 2027 (Riunioni Banca centrale Nuova Zelanda: le date dei meeting 2026). I mercati hanno gradito il cambio di rotta dopo 325 punti base di taglio da agosto 2024. Come vedremo tra poco il cross EUR/NZD è arrivato a ridosso di livelli tecnici di supporto molto interessanti da tenere in debita considerazione per catturare un’eventuale inversione di tendenza.
L’inflazione in Nuova Zelanda è leggermente superiore (3,1%) al target 1-3% fissato dalla RBNZ che però si attende a settembre un aumento fino al 4,3%. La cautela con cui le autorità monetarie procederanno è dettata da un tasso di disoccupazione ai massimi degli ultimi 10 anni al 5,3%, un dato che impone gradualità nella stretta per non soffocare la ripresa. Ma andiamo ai grafici di EUR/NZD e NZD/USD.
Dollaro neozelandese: primi segnali "bullish"
Questo ultimo rimane molto interessante in chiave di medio lungo periodo. Il cambio ha confermato a più riprese la solidità di 0,55 come livello di supporto decisivo per l’evoluzione futura del neozelandese con il superamento di 0,61 che rilancerebbe la divisa neozelandese dopo gli anni post Covid passati nel dimenticatoio. Lo spread di rendimento tra Treasury decennali americani e neozelandesi sta tornando ad essere leggermente a favore dei bond Pacifici e questo potrebbe essere un fattore di spinta per il Kiwi nei prossimi mesi se anche sui tassi a breve il differenziale tornerà favorevole alla carta neozelandese.

Per quello che riguarda EUR/NZD siamo entrati in una zona di supporti molto interessanti con una potenziale neck line ribassista che sembra prendere corpo e che in caso di formalizzazione con il break di 1,95 imporrebbe un approccio bullish verso il dollaro neozelandese.

Per chiudere l’analisi si può dire che questo cambio di rotta nella politica dei tassi della Nuova Zelanda potrebbe essere un primo incoraggiante segnale per avviare un processo di accumulazione di Kiwi nel portafoglio valutario. Servono però conferme tecniche e abbattere i primi supporti indicati poco fa su EUR/NZD sarebbe il primo passaggio in tale direzione.