Ci sono momenti di mercato in cui anche il mondo valutario può agire da difensore. Tradizionalmente in passato erano yen giapponese e franco svizzero le valute più difensive, ma per vari motivi spiegati in articoli precedenti la valuta giapponese ha perso questo status. Diverso il discorso per il franco svizzero che invece conferma la sua capacità di assorbire le tensioni geopolitiche. Tensioni che, avendo il petrolio come protagonista, hanno portato alla ribalta un’altra currency già balzata agli onori della cronaca ai tempi della crisi dell’euro come la corona norvegese.
Analisi Franco svizzero: attenzione alla stagionalità
Cominciamo dal franco svizzero, sul quale si sta avvicinando un pattern stagionale molto interessante che potrebbe dare una ulteriore spinta. Pur avendo spread di rendimento in netto allargamento verso i Treasury americani ben oltre il 4,5% con i tassi svizzeri ufficiali che stanno a zero, il franco si è comunque rivalutato assolvendo al compito di valuta rifugio in momenti di tensione come quelli che si stanno vivendo nel Golfo ma non solo. Anche l’aumento dei debiti pubblici di molti Paesi sviluppati incide sulla preferenza degli investitori per valute a basso rendimento ma percepite come più sicure come il franco.
USD/CHF, dopo la fuoriuscita dal lunghissimo trading range che ha accompagnato il cambio per tanti anni, sembra avere tutte le intenzioni di puntare quella zona di 0,70 dove troviamo i due minimi storici del cambio coincisi con fasi di crash importanti del cambio che hanno preso corpo nel decennio scorso. La stessa proiezione tecnica del rettangolo laterale definitivamente abbattuto nel 2025 avrebbe questi livelli come potenziali obiettivi. E poi c’è una stagionalità come detto positiva a giugno per lo svizzero.

Negli ultimi 20 anni a giugno nell’80% il franco ha guadagnato terreno sul dollaro per oltre l’1%. Esattamente ciò che servirebbe a USD/CHF per avvicinarsi ancora di più alla zona rossa.
Analisi Corona norvegese: un assist da greggio e tassi
Se sul franco svizzero non si può che rimanere bullish, su un’altra valuta europea come la corona norvegese lo scenario si è fatto molto positivo dallo scoppio della guerra nel Golfo che ha fatto impennare le quotazioni del petrolio. Essendo un grande produttore di greggio ed avendo tassi di interesse ancora elevati e che saliranno ancora, la corona norvegese si è apprezzata decisamente su euro e dollaro.
Il grafico USD/NOK ci da capire come il passaggio dai massimi di 11,5 a zona 9 è stato velocissimo con i minimi crescenti degli ultimi 10 anni che transitano proprio dalle parti di 9.

Gli investitori sono corsi a comprare corona anche per i suoi ottimi fondamentali di bilancio sottostanti, ma ora uno sfondamento verso il basso sarebbe precursore di un ulteriore upgrade per la NOK con uno scenario geopolitico che temo si farebbe a quel punto ancora più critico.
Ritengo la cosa improbabile ma in caso di successo al CHF si aggiungerebbe la NOK come valuta verso cui fare “flight to quality”.