Non arrivano segnali incoraggianti dalle valute pacifiche, dollaro australiano e neozelandese. Rappresentative di quelle che sono considerate commodity currencies, non sono però state beneficiare, come il dollaro canadese e la corona norvegese, del rialzo recente del prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile.
Con il suolo e il sottosuolo ricco di materie prime non energetiche, AUD e NZD da inizio anno avevano mostrato una bella capacità di recupero grazie all’impennata nei prezzi di oro, rame e metalli in genere; ma anche del boom di alcune commodity agricole. A questo si è sommata una differente prospettiva sui tassi ufficiali, cerino che ha “infiammato” in particolare il dollaro australiano, beneficiario di corposi flussi in ingresso in vista di politiche monetarie più "hawkish".
Poi c’è stato lo scoppio della guerra in Iran ed il pesante reverse che queste due valute hanno subito nei confronti del dollaro americano nonostante un rialzo dei rendimenti importante (il decennale australiano è sopra il 5%), sembra aver messo una seria ipoteca sul loro bull market.
E se marzo, come pare, si chiuderà con una figura ribassista come quella che si sta prefigurando, i timori di una recessione nell’area Asiatico-Pacifica aumentano.
Analisi Dollaro Neozelandese: i rialzi dei tassi non bastano
Comincio da NZD/USD. Il rimbalzo del Kiwi, come comunemente viene chiamato il cambio tra dollaro neozelandese e americano, è stato meno incisivo rispetto a quello del cugino Aussie. Ad un gennaio molto positivo ha fatto seguito un febbraio in stallo ed un marzo che si va a chiudere in pesante calo.

Nemmeno avvicinate le resistenze di 0,63/0,64, ora si profilo all’orizzonte un ritorno sui minimi di 0,55 che avevano arginato una debolezza ormai cronica del neozelandese. Ex valuta da carry trade, i rialzi prospettati di aumento dei tassi saranno insufficienti a chiudere il gap con il dollaro americano e questo, in un clima di rallentamento economico, pesa parecchio sull’umore degli investitori mal disposti a correre rischi con rendimenti inferiori.
Dollaro Australiano: pesano i timori per la crescita globale
L’altra commodity currency dell’area Pacifica, il dollaro australiano, sembrava essersi candidata all’uscita definitiva dal bear market.
AUD/USD dopo un rally trimestrale che aveva superato la resistenza cruciale di 0,70, ha vissuto però un marzo drammatico. Nonostante l’aumento dei tassi, il mercato ha preferito ridurre l’esposizione long su AUD, sia per ripianare un eccesso di esuberanza, ma anche su timori concreti circa le sorti future della crescita globale.

Il pattern ribassista mensile che ingloba completamente il precendente movimento rialzista, rappresenta uno stop problematico per l’Aussie perché riporta il cambio sotto 0,70. Annullando il segnale bullish e soprattutto imponendo prudenza per il futuro.
Se il dollaro americano dovesse tornare protagonista a causa di una ricerca di maggiore sicurezza da parte del mercato, per le due valute Pacifiche i sogni di gloria sarebbero da mettere da parte almeno per i prossimi mesi.