Per la quarta settimana consecutiva, l’attenzione degli investitori è stata rivolta prevalentemente alle tensioni tra USA e Iran. Ancora una volta, le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono confermate il vero market mover per Borse e materie prime, in particolare per i prezzi del greggio.
Le ambiguità sugli sviluppi dei negoziati tra Washington e Teheran hanno mantenuto alta la tensione tra gli operatori, favorendo il rialzo del petrolio, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, e del biglietto verde, che ha continuato a beneficiare del suo status di bene rifugio.
Nonostante Trump abbia posticipato nuovamente gli attacchi contro le infrastrutture energetiche dell’Iran al 6 aprile, tra gli investitori è aumentata l’aspettativa che le ultime dichiarazioni del presidente USA siano in realtà un diversivo per prendere tempo in vista di operazione militare sull’isola di Kharg, il cuore del sistema petrolifero iraniano nello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, l’OCSE ha affermato che l’impatto del conflitto in Medio Oriente rischia di spingere l’inflazione USA fino al +4,2% nel 2026, mentre il PIL dovrebbe tenere con un +2%, sostenuto dai maxi investimenti nell’AI.
Dual Mandate: la Fed è in trappola?
Il primo venerdì del mese è cerchiato in rosso sui calendari di ogni sala trading. Il prossimo 3 aprile il Bureau of Labor Statistics pubblicherà i dati sul mercato del lavoro americano di marzo 2026. Le Non-Farm Payrolls (NFP) misurano la variazione netta dei posti di lavoro creati al di fuori del settore agricolo nel corso del mese precedente.
Insieme al tasso di disoccupazione, rappresentano la bussola principale per leggere lo stato di salute del mercato del lavoro americano. La rilevanza di questi dati non è solo congiunturale. Il mercato del lavoro è il cuore pulsante dei consumi privati, che da soli valgono circa il 70% del PIL. A febbraio, le NFP hanno registrato un calo di 92.000 unità, a cui si sono aggiunte revisioni al ribasso per ulteriori 69.000 posti tra gennaio e dicembre 2025.
Ma se il mercato del lavoro era già in stallo quando il quadro macroeconomico appariva relativamente solido, cosa succederà ora che l’incertezza geopolitica, economica e finanziaria ha alzato ulteriormente il livello di guardia? A complicare il quadro c’è la dinamica dei prezzi energetici.
Il petrolio e il gas naturale hanno registrato rialzi significativi nelle ultime settimane, alimentando pressioni inflazionistiche che la Fed non può permettersi di ignorare. Ed è qui che entra in gioco il famoso “Dual Mandate” della Banca centrale americana: massima occupazione da un lato, stabilità dei prezzi dall’altro. Due obiettivi che, in questo preciso frangente storico, tirano in direzioni opposte.
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