Nuova settimana volatile e all’insegna del nervosismo per i mercati, con le quotazioni del petrolio come canarino del rischio: discesa delle quotazioni da leggere come momenti a favore del rischio, risalita dei prezzi come elemento trasversale di risk off. Gli attacchi di America e Israele ad alcuni impianti produttivi iraniani e la risposta di Teheran contro un importante struttura di gas in Qatar hanno inevitabilmente destabilizzato il sentiment.
La recente salita dei prezzi energetici ha così impattato sulle prospettive di inflazione che hanno caratterizzato le discussioni dei banchieri centrali. RBA a parte, tutte le altre Banche Centrali che si sono riunite la scorsa settimana per il momento hanno deciso di non muovere la leva dei tassi e di attendere più dati prima di scegliere cosa fare. In America, meno esposta alle ricadute immediate del conflitto, lo scenario che si va a delineare è quello di tassi alti più a lungo.
Questo non implica un innalzamento del costo del denaro nel breve, tuttavia allontana le prospettive di taglio dei tassi. Messa peggio appare la BCE: le prospettive di un incremento delle stime di inflazione e di un abbassamento di quelle di crescita mettono all’angolo l’Eurotower, chiamata nei prossimi mesi a spegnere un cortocircuito che rischia di infiammare i mercati.
PMI: i dati che muovono i mercati
Domani è in agenda un appuntamento che i desk di trading non trascurano mai: i PMI flash di Eurozona, Gran Bretagna e Stati Uniti. Elaborato da S&P Global in collaborazione con Hamburg Commercial Bank, il Purchasing Managers’ Index è un sondaggio mensile condotto tra i responsabili degli acquisti delle principali aziende. Misura cinque variabili: nuovi ordini, produzione, occupazione, tempi di consegna e scorte. Valori sopra 50 sono sinonimo di espansione, sotto 50 si parla di contrazione.
La versione flash, nella terza settimana del mese, anticipa quella definitiva con una copertura dell’80-85% del campione ed è in genere sufficiente a dare una lettura attendibile dello stato di salute del ciclo economico.
Nell’Eurozona, il PMI composito di febbraio ha mostrato un’accelerazione, toccando i massimi da novembre 2025. Nel Regno Unito la situazione è più sfumata: l’aumento dei prezzi energetici rappresenta un nuovo rischio per crescita e inflazione. Negli Stati Uniti, il sondaggio ISM servizi di febbraio ha superato le attese raggiungendo 56,1 punti - massimo da agosto 2022 - con netto miglioramento nelle nuove attività e negli ordini. Il contesto in cui arrivano i dati di marzo è mutato rispetto a un mese fa.
A causa del nuovo conflitto in Medio Orientet, il Brent è salito da 70 a quasi 100 dollari al barile mentre il prezzo del gas al TTF è raddoppiato da 30 a oltre 60 €/MWh. Questo introduce un doppio rischio: possibile frenata dell’attività manifatturiera e nuove pressioni inflazionistiche sui servizi.
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