La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi generalizzati imposti da Trump in virtù dell’IEEPA, ridimensionando in modo sostanziale il raggio d’azione dell’esecutivo in materia commerciale. Inoltre, nel corso della scorsa ottava ha fatto molto rumore un articolo di Citrini Research sui possibili sconvolgimenti causati dall’intelligenza artificiale.
Il report è arrivato in un momento particolare in cui gli operatori, che negli ultimi anni hanno incensato quelli che sembrerebbero essere i vincitori della rivoluzione-AI, sono all’affannosa ricerca di quei titoli e di quei settori che potrebbero essere impattati dalla nuova tecnologia.
Lo scenario di quiete apparente sui mercati finanziari è stato probabilmente rotto dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. Questa mossa sembrerebbe destinata a rompere quel fragile equilibrio, fatto di incertezza accumulata e tensioni latenti, che ha caratterizzato le ultime settimane. La chiusura dello stretto di Hormuz, una rotta strategica per il trasporto marittimo di greggio, promette di spingere i prezzi del petrolio, di far lievitare i prezzi al consumo e di togliere un importante supporto agli asset rischiosi.
Payrolls, il dato che muove i mercati
Pochi indicatori muovono i mercati con la stessa forza delle non-farm payrolls. Pubblicate ogni primo venerdì del mese, rappresentano il termometro più immediato della salute del mercato del lavoro americano e, per estensione, dell’intera economia.
Per la Federal Reserve, che ha un duplice mandato - stabilità dei prezzi e massima occupazione - questi dati non sono semplici statistiche: sono il materiale grezzo con cui si forgia la politica monetaria.Il report di gennaio aveva sorpreso con 130.000 nuovi posti di lavoro, ben oltre le stime nel range 55.000-70.000, con il tasso di disoccupazione sceso al 4,3% dal 4,4%. Un dato che, nonostante le revisioni al ribasso dei mesi precedenti, aveva allontanato lo spettro di un mercato del lavoro in rapido deterioramento.
Per febbraio, il consenso degli analisti indica un ritorno alla normalità con una crescita tra 70.000 e 90.000 unità e la disoccupazione stabile tra il 4,3% ed il 4,4%.Questi numeri ci diranno se il mercato del lavoro si sta stabilizzando su un ritmo più lento ma sostenibile, o se il deterioramento di fine 2025 sta riemergendo. Le implicazioni per la Fed sono dirette.
I mercati dei tassi scontano attualmente circa 50 punti base di tagli nel 2026, con il primo movimento da 25 bp atteso in luglio e un secondo a dicembre. Ma la Fed di Powell - come rivelato chiaramente dalle minutes di gennaio - non ha alcuna fretta. Un mercato del lavoro ancora solido, anche a ritmo ridotto, toglierebbe alla Fed qualsiasi urgenza di agire. Al contrario, una sorpresa al ribasso potrebbe anticipare le aspettative di taglio - ma difficilmente prima dell’estate.
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