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Ansia da crescita sui mercati

16 feb 2026 - 16:00

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La recente fase di risk off non non va ricondotta ad un reale andamento negativo dei fondamentali economici, ma più ad un’ansia da crescita

Nell’ultima ottava Wall Street ha provato il recupero dopo le vendite che avevano caratterizzato la precedente ottava. Un tentativo, quello iniziato venerdì 6 febbraio che si è interrotto mercoledì con la pubblicazione dei dati del mercato del lavoro USA.

Rilevazioni migliori delle attese che hanno spinto il mercato a riflettere sulla strada che intraprenderà Jerome Powell in questo ultimo scorcio del suo mandato. Un’economia forte rappresenta un freno alle attese di prossimi tagli dei tassi, nonostante un’inflazione che al momento appare sotto controllo come mostrato dai dati di venerdì.

A questo si abbinano i timori valutativi, in particolar modo quelli legati al settore dell’AI, e le possibili ricadute delle tensioni geopolitiche globali che potrebbero pesare sulle catene di approvvigionamento. Un insieme di fattori che porta il mercato verso un atteggiamento da risk off non per un reale andamento negativo macroeconomico ma più per un’ansia da crescita.

Un sentimento che si traduce in un traino per le quotazioni dell’oro, tornate sopra i 5.000 dollari l’oncia, e più in generale verso i beni rifugio e i settori con dividendi solidi ed elevati. Sul fronte valutario emblematico è il caso del Franco svizzero, arrivato ai massimi storici contro l’Euro e molto vicino ai top di sempre contro Dollaro USA e Sterlina.

 

PMI: la prova del nove  

Venerdì 20 febbraio i mercati avranno uno dei primi “flash” affidabili sullo stato dell’economia reale: i PMI preliminari (manifatturiero, servizi e composito) di Zona Euro, Regno Unito e Stati Uniti elaborati da S&P Global. Sono dati ad alta frequenza, diffusi prima di molte statistiche “dure”, e per questo spesso muovono valute, tassi e settori ciclici, soprattutto quando sorprendono le attese.

I Purchasing Managers’ Index sono indagini presso i direttori acquisti: misurano ordini, produzione/attività, occupazione e prezzi, sintetizzandoli in un indice dove 50 separa espansione e contrazione. In pratica, più che “quanto” cresce il PIL, dicono “come” sta cambiando il momentum mese su mese e se le pressioni sui costi stanno risalendo o raffreddandosi.

Nell’Eurozona il segnale recente è quello di una ripresa modesta ma tenace, trainata dai servizi mentre l’industria resta fragile, nel Regno Unito, invece, l’avvio del 2026 è stato più brillante, con l’indice composito sui top da aprile 2024 mentre negli Stati Uniti il quadro è di espansione moderata.

Come leggere le statistiche di febbraio? In Eurozona l’attenzione è sul divario servizi-industria e sulla tenuta sopra 50 del composito, nel Regno Unito il mercato cercherà conferme che gennaio non sia stato un fuoco di paglia mentre, nel caso degli Stati Uniti, nuovi miglioramenti finiranno per ridurre ancora di più le probabilità di nuovi tagli dei tassi nei prossimi meeting della Federal Reserve.

 

 

Qui è possibile leggere tutta la Weekly Note di Vontobel

 

 

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