La situazione in Medio Oriente si fa ogni giorno più complicata e il prezzo del petrolio si mantiene su livelli elevati. Il Brent viaggia sui 110 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si attesta nei pressi dei 100 dollari. In questo momento non si intravede alcuno spiraglio di de-escalation nella guerra tra USA e Iran. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha tuonato lanciando un ultimatum a Teheran: o riapre lo Stretto di Hormuz - da cui transita il 20% del petrolio globale - entro 48 ore (la scadenza è stasera), oppure ci saranno attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.
La risposta dell’Iran non si è fatta attendere. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che, se gli USA daranno seguito alla minaccia, l’Iran considererà legittimo chiudere completamente Hormuz e, al contempo, attaccare le infrastrutture energetiche e gli impianti di desalinizzazione nel Golfo.
"Qualsiasi attacco statunitense o israeliano alle centrali elettriche iraniane scatenerebbe immediatamente una rappresaglia contro infrastrutture energetiche e petrolifere in tutta la regione, causando danni irreversibili", ha detto Ghalibaf. In quel caso, "i prezzi del petrolio saliranno a lungo", ha avvertito.
L'IEA rilascerà altre scorte strategiche?
Di fronte alle preoccupazioni per una crisi dell’offerta di petrolio potenzialmente devastante, con possibili impatti rilevanti sull’economia globale, le istituzioni si stanno muovendo per cercare soluzioni che evitino un collasso.
Il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha dichiarato oggi al National Press Club di Canberra che l’IEA sta consultando i governi asiatici ed europei. In tale contesto, "se sarà necessario", verranno rilasciate ulteriori scorte strategiche di petrolio, oltre a quelle record di 400 milioni di barili concordate l’11 marzo. Quando ciò potrà avvenire non è noto e dipenderà probabilmente dal livello raggiunto dai prezzi del greggio. Tuttavia, Birol ha precisato che non esiste una soglia specifica che possa innescare l’intervento.
"Un rilascio aiuterà a tranquillizzare i mercati, ma non è la soluzione", ha aggiunto. "Aiuterà solo a ridurre il dolore nell’economia". A suo giudizio, la crisi in atto è peggiore di quella scaturita dalla guerra tra Russia e Ucraina e dai due shock petroliferi degli anni ’70 messi insieme. "La soluzione più importante a questo problema è riaprire lo Stretto di Hormuz", ha concluso.
Petrolio: Goldman Sachs alza le stime
Alla luce della situazione in Medio Oriente, Goldman Sachs ha aumentato le previsioni sulle quotazioni del petrolio. La banca stima ora che il Brent raggiungerà in media i 110 dollari al barile tra marzo e aprile, in netto aumento rispetto alla precedente previsione di 98 dollari. Anche per il WTI le stime sono state riviste al rialzo, da 98 a 105 dollari.
Per quanto riguarda la media dell’intero 2026, gli analisti della banca d’investimento ritengono che il Brent si attesterà intorno a 85 dollari al barile, rispetto ai precedenti 77 dollari, mentre il WTI dovrebbe quotare in media 79 dollari, rispetto a una stima precedente di 72 dollari.
La revisione si basa in parte sull’ipotesi che i flussi di greggio attraverso Hormuz restino al 5% dei livelli normali per sei settimane, seguite da un mese di recupero. Tutto ciò potrebbe portare a perdite cumulative superiori a 800 milioni di barili, ha calcolato il team guidato da Daan Struyven. "Supponendo che i flussi attraverso Hormuz rimangano al 5% dei livelli normali fino al 10 aprile, i prezzi tenderanno probabilmente a salire in quel periodo", hanno scritto gli analisti di Goldman. Gli esperti aggiunto che "il riconoscimento, da parte dei governi, dei rischi legati alla concentrazione dell’offerta e alla limitata capacità inutilizzata potrebbe portare a un maggiore accumulo di scorte e a prezzi più elevati nel lungo termine".