Poste Italiane ha sorpreso tutti: lancerà un'offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) su Telecom Italia. Un'operazione che, qualora andasse in porto, metterebbe il primo operatore telefonico del Paese sotto il controllo pubblico. L'azienda di pacchi e corrispondenza ha posto come condizione per la validità dell'offerta un'adesione del 66,67% del capitale.
L'obiettivo di Poste di entrare nella gestione dell'azienda si era già visto quando lo scorso anno di questi tempi è diventata primo azionista acquisendo il 15% da Vivendi, a integrazione del 9,81%, per arrivare al 24,81%. In pochi, però, si aspettavano la mossa che conducesse la società guidata da Matteo Del Fante a impadronirsi totalmente di TIM. All'epoca, il top manager aveva spiegato la decisione con l'obiettivo di "promuovere il consolidamento delle telecomunicazioni in Italia", senza però far trapelare nulla che potesse far pensare a una scalata vera e propria.
Poste Italiane: i termini dell'offerta a TIM
Andando sul lato tecnico dell'offerta, Poste Italiane si è impegnata a sborsare circa 10,8 miliardi di euro per tutta l'azienda gestita da Pietro Labriola. L'OPAS sarà strutturata in questo modo: 0,0218 azioni Poste per ogni azione TIM, in aggiunta a una quota in contanti di 0,167 euro per azione. Se si considera l'ultima chiusura di Borsa del titolo TIM, pari a 0,5762 euro lo scorso venerdì, il premio risulta di poco superiore al 9%.
Qualora TIM accettasse la proposta - oggi si riunisce il Consiglio di amministrazione al riguardo - e tutto il capitale in circolazione fosse apportato a Poste, lo Stato italiano controllerebbe la società con oltre la metà del capitale dal momento che attualmente controlla Poste con circa il 65% delle quote attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti. Soglia che scenderebbe a circa il 43% in caso di adesione al 66,67% del capitale.
Cosa significherebbe la nascita di un nuovo gruppo
Una combinazione Poste-TIM farebbe nascere un gruppo "con capacità finanziarie e scala tali da riuscire a sostenere gli investimenti necessari alla gestione, al mantenimento e all'innovazione delle infrastrutture digitali nazionali", ha sottolineato una nota di Poste. In tale contesto, si proporrebbe come punto di riferimento per imprese e pubblica amministrazione nell'ambito dei servizi "cloud, della gestione dei dati, dell'intelligenza artificiale, di Internet e della cyber-security".
Sotto il profilo delle sinergie, è previsto un risparmio di 500 milioni di euro, con la riduzione del debito di TIM, e un aumento di 200 milioni di ricavi, grazie alla vendita dei servizi di telecomunicazioni ai clienti di Poste. A tutto ciò si aggiunge un'ottimizzazione degli investimenti in tecnologia e digitalizzazione. La realtà nascente, in sostanza, avrebbe un fatturato complessivo di 26,9 miliardi di euro e un margine di profitto di 4,8 miliardi di euro. Quanto al personale, oltre 150.000 lavoratori sarebbero alle dipendenze del nuovo gruppo, considerando 13.000 uffici postali, 4.000 negozi TIM e partnership per quasi 50.000 unità.
Cosa fare con le azioni?
Nell'ultimo anno TIM ha circa raddoppiato la sua capitalizzazione di Borsa, trovando slancio dalla riduzione del debito dovuta alla vendita della rete fissa a un gruppo guidato da KKR nel luglio del 2024. Il rally ha però portato le azioni a essere leggermente sopravvalutate, stando a quanto espresso dal fair value di Forecaster.biz, che si basa generalmente su quattro parametri: Discounted Cash Flow, Peter Lynch Indicator, Economic Value Added, EV/Sales.
Utilizzando lo stesso criterio, anche il fair value di Poste Italiane è inferiore al suo prezzo di mercato (+13,16%), che nell'ultimo anno è cresciuto di circa un terzo.