Oracle, CDS ai massimi da vent'anni e titolo in ribasso del 9% | Investire.biz

Oracle, CDS ai massimi da vent'anni e titolo in ribasso del 9%

15 ott 2026 - 15:00

Le azioni Oracle hanno perso circa un terzo del valore da inizio anno: il mercato obbligazionario ne sconta da mesi il rischio di credito

Le azioni Oracle hanno chiuso la seduta di mercoledì 14 ottobre 2026 con un calo di circa il 9%, a 130,55 dollari: la seduta peggiore dall’11 giugno, nel giorno in cui un dato sull’inflazione USA più alto delle attese ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury e Wall Street ha venduto in blocco i titoli legati all’intelligenza artificiale.

Il colosso del software e del cloud, tra i principali fornitori di infrastrutture di calcolo per l’AI, ha ormai perso circa un terzo del proprio valore da inizio anno. Il prezzo, questa volta, sta solo raggiungendo un giudizio che il mercato obbligazionario esprime da mesi: il costo di assicurarsi contro un suo eventuale fallimento, il Credit Default Swap, è ai massimi da quasi vent’anni.

 

 

Perché le azioni Oracle sono scese del 9%?

Si sono sommate tre cose. Il detonatore è stato il dato sui prezzi al consumo di settembre, pubblicato mercoledì mattina e più alto delle attese, che ha riacceso le scommesse su nuovi rialzi dei tassi: rendimenti più alti pesano di più su chi, come Oracle, ha finanziato con il debito un’espansione nei data center più veloce di quanto il flusso di cassa riesca a sostenere.

Si è poi sommata la vendita generalizzata dell’intero comparto legato all’intelligenza artificiale: secondo Bloomberg, l’S&P 500 ha chiuso mercoledì la sua fase di calma più lunga dal 2020, 53 sedute senza un calo superiore all’1%, proprio sulla vendita dei titoli AI. E Oracle è il nome che il mercato obbligazionario associa da mesi al rischio più alto in questo tema.

Il meccanismo è lineare: più un’azienda si indebita per costruire data center, più i suoi obbligazionisti chiedono un premio per il rischio di non essere ripagati, e quel premio sale prima ancora che il prezzo dell’azione se ne accorga. Quando arriva una giornata di vendite generalizzate sul tema AI, come mercoledì, a scendere di più è il titolo che il mercato dei bond vedeva già come il più fragile.

 

 

Da quando il mercato prezza il rischio di credito di Oracle?

Da almeno il mese di luglio. Il 9 luglio 2026 l’agenzia S&P ha abbassato il rating di Oracle a "BBB-", un solo gradino sopra il livello “junk”, per l’aumento del debito e il free cash flow fortemente negativo legati agli investimenti in infrastrutture AI. Nell’esercizio fiscale chiuso a maggio 2026 i capex erano saliti a circa 55,7 miliardi di dollari, con un free cash flow negativo per oltre 23 miliardi: una dinamica comune a gran parte delle Big Tech, come Investire.biz ha raccontato a luglio.

Da quel momento il costo di assicurarsi contro un suo default è salito senza sosta: il 27 luglio il CDS a 5 anni era a 215 punti base, quasi il 50% in più rispetto ai 144 di inizio anno. Il 24 settembre Oracle ha inviato una notifica di forza maggiore allo sviluppatore del data center “Project Jupiter”, in New Mexico, riservandosi di ritardare i pagamenti del leasing in caso di eventi gravi: le sue obbligazioni con scadenza 2055 trattavano in area 77 centesimi sul dollaro a fine settembre, secondo Axios.

Il prezzo del debito si è mosso di conseguenza: secondo dati Goldman Sachs e ICE BofA ripresi da Reuters il 22 settembre, chi compra obbligazioni di società legate all’AI chiedeva in media 115 punti base sopra il tasso privo di rischio, contro i 78 del resto del mercato investment grade, 37 punti base in più. È la differenza tra quanto costa indebitarsi per Oracle e quanto costa per un’azienda investment grade qualunque, un divario che riguarda l’intero settore, come Investire.biz ha scritto a inizio settembre a proposito della corsa al debito delle Big Tech per finanziare l’AI.

 

 

Quanto ha perso il titolo, e quanto manca per recuperare?

Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, il titolo Oracle evidenzia un massimo delle ultime 52 settimane in area 313 dollari, toccato il 16 ottobre 2025: ai 130,55 dollari di ieri, il titolo ha perso circa il 58% rispetto a quel livello. Chi ha comprato Oracle un anno fa ha quindi perso più della metà del capitale; chi lo valuta oggi deve chiedersi se il recupero è vicino o se il mercato continua a scontare lo stesso rischio di credito.

Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un titolo è ipercomprato o ipervenduto, segna oggi -19 su Oracle: un ipervenduto moderato, non estremo. Il mercato non sta trattando il titolo come un’occasione a sconto clamorosa: lo sta trattando come un titolo rischioso il cui prezzo giusto resta da scoprire.

 

 

Il rischio riguarda solo Oracle?

No. Secondo dati LSEG citati dal Financial Times, anche i CDS di Nvidia e Alphabet hanno toccato livelli record nel 2026, mentre per SpaceX è lo spread sulle obbligazioni a 30 anni a salire oltre i 2 punti percentuali, man mano che cresce il debito con cui l’intero settore finanzia l’espansione dei data center AI. Oracle resta il caso più esposto, perché ha il rating più basso tra i grandi fornitori di infrastrutture cloud, ma lo stesso meccanismo, capex che superano il flusso di cassa coperti con nuovo debito, vale per tutto il comparto.

In Europa il punto di contatto più vicino è ASML, che mercoledì ha pubblicato una trimestrale forte, con utile netto più che raddoppiato a 5 miliardi di euro, ma resta esposta allo stesso ciclo di investimenti AI, sia pure con un bilancio molto più solido di quello di Oracle.

Il prossimo banco di prova arriva con i conti del trimestre fiscale in corso, attesi tra qualche settimana: diranno se la crescita del cloud comincia a tradursi in cassa, o se il conto del debito continua a salire più in fretta dei ricavi.

 

 

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