Nike riporterà i risultati del terzo trimestre fiscale 2026 domani, dopo la chiusura di Wall Street. Gli analisti si attendono ricavi stabili su base annua, a circa 12,4 miliardi di dollari, segnando un miglioramento rispetto al -9,3% registrato nello stesso periodo dello scorso anno.
I margini lordi sono tuttavia visti in contrazione per il sesto trimestre consecutivo. Nel trimestre precedente, Nike ha battuto le stime di utili e EBITDA, confermando la resilienza del business nonostante un contesto globale incerto.
Tuttavia, le azioni del gruppo "consumer discretionary" hanno sottoperformato, risentendo di un mercato volatile caratterizzato da rotazioni verso asset più sicuri e da preoccupazioni geopolitiche, in particolare per il conflitto USA-Iran, che ha alimentato incertezza su costi e supply chain.
Trimestrale Nike e la sfida in Cina
La maggiore criticità per Nike resta il mercato cinese, che rappresenta circa il 15% dei ricavi globali e il secondo mercato più importante dopo il Nord America. Sei trimestri consecutivi di calo, il rallentamento dei consumi e la concorrenza di marchi locali come Anta e Li Ning hanno messo in evidenza problemi operativi e strategici: gestione centralizzata, inventario inefficiente e posizionamento premium meno convincente.
Recenti mosse di marketing, campagne culturali mirate al mercato locale e la nomina di Cathy Sparks come VP e GM Greater China puntano a riallineare il brand ai gusti dei consumatori cinesi e a migliorare le operazioni retail e digitali. Analisti e insider sottolineano, tuttavia, che il rilancio richiederà tempo e una maggiore agilità rispetto agli approcci attuali.
Adidas, On e Hoka hanno mostrato come un approccio più locale possa generare crescita sostenibile. Adidas, ad esempio, ha ampliato la quota di prodotti progettati in Cina dal 10% al 60%, tornando a crescere dopo cinque trimestri di calo. Nike potrebbe replicare questo modello per recuperare terreno, ma i risultati del terzo trimestre saranno un primo test chiave della capacità di adattamento del gruppo.
Guerra in Medio Oriente e pressioni sui margini, attesa per la guidance
Oltre ai problemi operativi, Nike deve confrontarsi con un contesto geopolitico complesso. L’aumento dei prezzi del petrolio causato dalle tensioni in Medio Oriente possono pesare sui costi di produzione e logistica, incidendo ulteriormente sui margini. Gli investitori seguiranno con attenzione il guidance del management e le indicazioni su come il gruppo intende affrontare sia la sfida cinese sia le pressioni globali sui costi.
Azioni Nike: cosa dice il Forecaster

Le azioni Nike si mantengono impostate al ribasso, all’interno del trend discendente in atto dal 20 febbraio scorso. Con le vendite registrate venerdì i prezzi hanno inoltre violato al ribasso il supporto statico lasciato in eredità dai minimi segnati ad aprile 2025. Eventuali segnali di inversione in area 52 dollari potrebbero permettere l’implementazione di posizioni contro il trend in essere.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase ribassista fino alla fine della prima decade di aprile, seguita da una possibile fase rialzista che potrebbe estendersi fino a fine maggio, prima di un eventuale storno.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia nello scenario “best match” (linea blu), un possibile rialzo verso area 62 dollari. Nello scenario “long” il rialzo stimato è più contenuto, verso zona 55-56 dollari (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la funzionalità di Forecaster Terminal).

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