Il chatbot Grok di xAI, società controllata da SpaceX, si sta rivelando un flop. Uno dei suoi principali clienti, il governo degli Stati Uniti, lo sta utilizzando molto poco. Secondo i dati raccolti dall'Office of Management and Budget (OMB), su oltre 400 esempi pubblicamente identificati di utilizzo dell’intelligenza artificiale nel governo, soltanto 3 riguardano Grok, mentre 234 si riferiscono alle tecnologie di OpenAI, come ChatGPT, Codex e Microsoft Copilot, 33 a Gemini e ad altri prodotti di Alphabet, e 26 a Claude di Anthropic.
Gli impieghi spaziano da applicazioni semplici, come la categorizzazione delle email in arrivo o la trascrizione delle riunioni, ad attività più complesse, come il rilevamento delle frodi o la ricerca spaziale. Gli usi legati alla sicurezza nazionale vengono generalmente esclusi.
In ogni caso, questi numeri fotografano una situazione preoccupante per Grok, il cui obiettivo è sottrarre quote di mercato ai leader del settore. Ancora di più considerando che il modello di xAI è disponibile per le agenzie federali da otto mesi a un costo di appena 42 centesimi per agenzia. La strategia, tipica delle aziende tecnologiche, consiste nell’incentivare il governo a utilizzare i propri prodotti per poi vincolarlo successivamente a contratti più costosi. In questo caso, però, non ha funzionato.
Il risultato è deludente per le ambizioni di Elon Musk, Amministratore delegato di SpaceX e fondatore di xAI. A settembre, in occasione dell’annuncio dell’accordo tra Grok e il governo, aveva dichiarato di voler distribuire rapidamente l’intelligenza artificiale in tutta l’amministrazione pubblica a beneficio del Paese. Ora, però, il sogno si scontra con la realtà, che al contrario sta relegando in secondo piano la tecnologia sviluppata da Musk, dando priorità ad altri modelli.
SpaceX: cosa significa per l’IPO il flop di Grok
SpaceX debutterà a Wall Street il prossimo mese attraverso quella che potrebbe diventare la più grande IPO della storia (SpaceX e OpenAI alla conquista di Wall Street con le IPO). Il colosso aerospaziale potrebbe raccogliere fino a 75 miliardi di dollari, per una valutazione complessiva di 1.750 miliardi di dollari.
Queste cifre sono sostenute dall’aspettativa che l’azienda - ancora in perdita - riesca a conquistare il mercato dei servizi di intelligenza artificiale attraverso xAI. In un recente deposito normativo, SpaceX ha dichiarato di aspettarsi ricavi molto più elevati dalla costruzione di sistemi AI per grandi aziende e organizzazioni rispetto a tutte le altre attività del gruppo, stimando che il mercato potenziale possa valere fino a 26.500 miliardi di dollari.
Ora, però, il fallimento di Grok costituisce un elemento da non sottovalutare. “La mancanza di entusiasmo del governo statunitense verso Grok rappresenta un campanello d’allarme, che mette in dubbio le ambizioni di SpaceX di una diffusione su larga scala”, ha dichiarato Vineet Jain, cofondatore e CEO di Egnyte, società che sviluppa software AI per le imprese. "Questo suggerisce che il modello non possiede il livello di sicurezza richiesto a livello federale, il che rappresenta un segnale negativo per alcuni clienti corporate. Senza la validazione del governo, la valutazione da 1.750 miliardi di dollari appare meno come una base minima e più come un tetto massimo".
Una società ancora in perdita
Fondata nel 2002, SpaceX è cresciuta nel corso degli anni fino a diventare la più grande azienda spaziale al mondo, grazie al lancio di migliaia di satelliti internet Starlink. Tuttavia, l’azienda non è redditizia. O meglio, delle tre divisioni attraverso cui opera, soltanto il segmento della connettività ha prodotto utili nei primi tre mesi dell’anno. Il resto continua a bruciare liquidità.
Secondo quanto comunicato dalla società nel prospetto informativo pre-quotazione, nel primo trimestre del 2026 Starlink ha generato un utile operativo di 1,19 miliardi di dollari, ma ciò non è bastato a compensare le perdite delle altre attività. Alla fine, a fronte di ricavi pari a 4,69 miliardi di dollari, l’azienda ha registrato una perdita operativa di 1,94 miliardi di dollari. A consumare cassa è stato soprattutto il segmento AI, che ha prodotto ricavi per 818 milioni di dollari ma anche una perdita di 2,47 miliardi di dollari.
Inoltre, gran parte dei futuri flussi di ricavi dipende da tecnologie che non sono ancora state sviluppate, tra cui data center spaziali alimentati da energia solare. Il quadro resta quindi molto incerto e il flop di Grok contribuisce ad alimentare le zone d’ombra attorno all’azienda in vista dell’IPO.