Il 2026 potrebbe rappresentare un anno chiave per la remunerazione degli azionisti di ENI. Il gruppo guidato dall’AD Claudio Descalzi ha infatti introdotto un meccanismo che lega la possibilità di un dividendo straordinario all’andamento di specifiche variabili di mercato, andando oltre l’approccio tradizionale adottato dalle principali major europee.
Accanto a un dividendo ordinario già aumentato a 1,1 euro per azione (+5%) e a un piano di buyback quasi raddoppiato a 2,8 miliardi di euro, la società ha inserito la possibilità di una cedola extra, subordinata però al verificarsi di precise condizioni macro ed energetiche.
A differenza di altri gruppi europei, ENI ha introdotto un meccanismo condizionato a variabili di mercato ben definite, tra cui non solo il prezzo del petrolio e del gas, ma anche il margine di raffinazione, elemento raramente incluso in questo tipo di politiche. Entriamo nel dettaglio.
Dividendo extra ENI 2026: condizioni per il via libera
Il gruppo prevede uno scenario base con un prezzo medio del Brent pari a 83 dollari al barile, gas a 50 euro per megawattora e margine di raffinazione a 8 dollari al barile. Finché queste condizioni rimangono entro tali livelli, la remunerazione degli azionisti segue il percorso ordinario già stabilito.
Tuttavia, il dividendo straordinario potrebbe essere distribuito qualora si verifichi almeno una di tre condizioni: un Brent superiore ai 90 dollari al barile, un incremento del prezzo del gas di almeno il 50% rispetto alle ipotesi di budget (da 36 a 54 euro per megawattora), oppure un aumento analogo del margine di raffinazione, che dovrebbe quindi salire da 6 a 9 dollari al barile.
Dividendo extra ENI 2026: impatti su cassa e remunerazione
In presenza di uno degli scenari elencati precedentemente, ENI prevede di distribuire agli azionisti il 100% della cassa addizionale generata. Le sensibilità operative fornite dalla società permettono di quantificare l’impatto: ogni dollaro in più del Brent genera circa 110 milioni di euro di flusso di cassa operativo, mentre un dollaro aggiuntivo nel margine di raffinazione contribuisce per circa 90 milioni.
Il gas, invece, apporta circa 30 milioni di euro per ogni euro di incremento del prezzo spot europeo (TTF). Questo rende evidente come la raffinazione assuma un ruolo sempre più rilevante, avvicinandosi per impatto al contributo del petrolio.
Va inoltre considerato uno scenario intermedio: qualora il Brent superasse il livello base di 83 dollari senza però raggiungere i 90, il 60% della cassa addizionale verrebbe destinato a rafforzare ulteriormente il buyback, oltre i 2,8 miliardi già previsti.
Il contesto attuale non è privo di precedenti. Durante la crisi energetica del 2022, legata al conflitto tra Russia e Ucraina, il margine di raffinazione di ENI aveva già raggiunto livelli ben superiori alle soglie attuali, arrivando fino a 15 dollari al barile.
Ciò dimostra come le condizioni per l’attivazione del dividendo extra siano realistiche, anche se fortemente dipendenti dall’evoluzione dei mercati energetici. Nel frattempo, qui trovi tutti i dividendi del 2026 a Piazza Affari.