Dopo un 2025 complicato, segnato dall'incertezza politica, dalle discussioni sui prezzi dei farmaci e dai timori legati alla regolamentazione, il settore sanitario sembra aver ritrovato una direzione più costruttiva. Farmaceutica e biotecnologie hanno recuperato terreno e oggi possono contare su valutazioni ancora relativamente interessanti, una pipeline ricca di nuovi prodotti e una crescente attività di fusioni e acquisizioni.
A rendere il quadro ancora più interessante è il ruolo dell'innovazione, dall'intelligenza artificiale alla medicina di precisione, che sta cambiando il modo in cui vengono scoperti e sviluppati i farmaci. Per la seconda metà del 2026, quindi, il comparto potrebbe rappresentare una combinazione interessante tra caratteristiche difensive e possibilità di crescita.
Big Pharma: politica e valutazioni lasciano spazio all'innovazione
Per gran parte dello scorso anno, gli investitori hanno guardato con una certa diffidenza al settore farmaceutico. Le minacce di dazi sulle importazioni, le discussioni sulla riduzione dei prezzi dei medicinali negli Stati Uniti e i cambiamenti ai vertici della Food and Drug Administration avevano alimentato un clima di forte incertezza. A questo si aggiungevano le preoccupazioni per la capacità della FDA di mantenere i normali tempi di approvazione in presenza di tagli al personale e al budget.
Con il passare dei mesi, però, molte di queste paure si sono ridimensionate. La FDA ha continuato sostanzialmente a funzionare, mantenendo un ritmo di approvazioni dei farmaci vicino alle medie di lungo periodo e introducendo anche programmi destinati ad accelerare lo sviluppo di nuove terapie.
Anche sul fronte dei prezzi e dei dazi è emersa una maggiore visibilità. Il risultato è stato un progressivo ritorno degli investitori verso un settore che, dopo essere stato fortemente penalizzato, presentava valutazioni particolarmente convenienti rispetto al resto del mercato.
La situazione è migliorata soprattutto per le aziende farmaceutiche più solide. Bilanci robusti, elevata generazione di cassa e portafogli diversificati permettono infatti ai grandi gruppi di affrontare meglio sia la volatilità dei mercati sia le pressioni sui prezzi.
Non è un caso che il comparto continui a essere considerato una componente relativamente difensiva del mercato azionario, soprattutto in una fase nella quale le valutazioni di molti titoli tecnologici sono diventate più impegnative.
La vera partita si gioca sulla pipeline
Il principale motivo per guardare con interesse a Big Pharma e biotech, tuttavia, non è soltanto la componente difensiva. È soprattutto l'innovazione. Nei prossimi mesi sono infatti attesi numerosi risultati clinici, decisioni regolatorie e nuovi lanci che potrebbero modificare gli equilibri competitivi in diversi segmenti.
L'obesità è probabilmente l'esempio più evidente. Il mercato non deve più dimostrare che i farmaci GLP-1 funzionano. La sfida è capire quanto possa diventare grande e quanto rapidamente possa evolvere. La disponibilità di formulazioni orali potrebbe ampliare enormemente la platea dei pazienti, riducendo alcune delle difficoltà legate alle terapie iniettabili.
Eli Lilly e Novo Nordisk restano i protagonisti principali, ma la concorrenza si sta rapidamente intensificando con nuovi farmaci e combinazioni sviluppati da aziende come Amgen, Roche e Boehringer Ingelheim. La competizione sarà particolarmente interessante anche perché il mercato si sta spostando verso terapie di nuova generazione, capaci di agire su più meccanismi metabolici.
I risultati di CagriSema di Novo Nordisk, pur mostrando una forte perdita di peso, hanno evidenziato quanto sia diventata elevata l'asticella fissata da Zepbound di Eli Lilly. Per gli investitori, dunque, non sarà sufficiente guardare alla crescita del mercato dell'obesità, ma diventerà necessario capire quali aziende riusciranno realmente a conquistare quote di mercato.
Un altro terreno fondamentale sarà quello delle neuroscienze. L'Alzheimer continua a rappresentare una delle grandi frontiere della ricerca farmaceutica, con l'attenzione che si sta progressivamente spostando verso la diagnosi e il trattamento nelle fasi più precoci della malattia.
Allo stesso tempo, le aziende stanno cercando nuove modalità per portare i farmaci direttamente al cervello e ridurne gli effetti collaterali. Sono sviluppi ancora lontani dall'essere conclusivi, ma potrebbero aprire mercati enormi se le nuove tecnologie dimostrassero di funzionare.
Big Pharma, biotech e M&A: tanti catalizzatori per quest'anno
Anche il settore biotech potrebbe beneficiare di questo nuovo clima. Dopo essere stato duramente colpito nel 2025, soprattutto nel segmento delle small e mid cap, il comparto ha recuperato terreno ma rimane distante dai picchi raggiunti all'inizio del 2021. Proprio questa distanza, insieme alla qualità crescente delle pipeline, potrebbe favorire nuove opportunità.
Il punto centrale è che molte piccole società biotech sono diventate vere e proprie fucine di innovazione per l'intero settore. Le grandi case farmaceutiche devono inoltre affrontare nei prossimi anni la scadenza dei brevetti di numerosi blockbuster e, secondo le stime riportate nelle analisi di settore, circa 300 miliardi di dollari di ricavi farmaceutici potrebbero essere esposti alla perdita dell'esclusiva entro il 2030.
Per Big Pharma, acquisire società più piccole con farmaci promettenti può quindi essere molto più rapido che sviluppare internamente nuove terapie partendo da zero. Questo spiega la forte ripresa dell'attività di M&A nel 2026. Operazioni come quelle realizzate da Merck, Gilead, Biogen ed Eli Lilly mostrano come la caccia a nuove pipeline sia tornata al centro delle strategie dei grandi gruppi. E non riguarda più soltanto oncologia e malattie rare: obesità, immunologia, malattie metaboliche e neurologiche stanno attirando quantità crescenti di capitali.
In questo scenario, anche l'intelligenza artificiale potrebbe diventare un importante acceleratore. L'AI viene sempre più utilizzata nella scoperta di nuove molecole, nell'analisi dei dati clinici e nell'individuazione dei pazienti più adatti a determinate terapie. Non significa che la tecnologia eliminerà i tempi e i rischi della ricerca farmaceutica, ma potrebbe rendere il processo più efficiente e aumentare le probabilità di successo delle pipeline.
Per la seconda metà del 2026, quindi, il settore sanitario presenta una combinazione difficile da ignorare. Da una parte ci sono caratteristiche difensive, legate alla domanda relativamente stabile di farmaci e alla solidità finanziaria dei grandi gruppi. Dall'altra ci sono importanti possibilità di crescita legate all'innovazione, ai nuovi trattamenti e alle operazioni di M&A.
Eli Lilly, Johnson & Johnson, Novo Nordisk e Bayer rappresentano esempi diversi di questa tendenza, con punti di forza e rischi differenti. Per gli investitori, la vera sfida sarà distinguere le aziende capaci di trasformare una pipeline promettente in ricavi e utili duraturi da quelle che vivono ancora soprattutto di aspettative.