Il rally delle azioni dei chip di memoria si è esaurito? Questa domanda alberga da un po' di tempo nella mente degli investitori, dopo che crolli in Borsa come quelli di oggi stanno diventando frequenti. I produttori dei semiconduttori sono naufragati oggi alla Borsa di Seul sotto i colpi di vendite aggressive.
Samsung Electronics è crollato del 13,58% in chiusura di seduta, mentre il rivale SK Hynix ha perso il 14,37%. Entrambi rappresentano quasi la metà dell'indice di riferimento KOSPI, che è affondato del 10,84%. Anche altrove le perdite sono diffuse. Il produttore giapponese di memorie flash Kioxia Holding è sceso del 18,33%, mentre il designer taiwanese di chip MediaTek è scivolato del 9,92%.
"Sembra che siamo entrati nella fase di disperazione della correzione, in cui gli investitori tecnologici corrono verso l'uscita perché il Nasdaq sta scendendo", ha dichiarato Matt Simpson, analista senior di StoneX. "In questo momento il KOSPI sta dettando il tono del sentiment in Asia, e il quadro appare davvero brutto".
Azioni chip di memoria: cosa sta guidando le vendite
Negli ultimi anni, le azioni dei chip di memoria sono state le grandi protagoniste sui mercati azionari, per effetto del boom dell'intelligenza artificiale. La nuova tecnologia, in continua evoluzione, genera un flusso enorme di dati e informazioni, richiedendo quindi memorie sempre più potenti. Le aziende tecnologiche di tutto il mondo, che investono nei data center, nelle infrastrutture di rete e nei modelli legati all'AI, hanno aumentato in maniera esponenziale la domanda per i chip di memoria necessari a farli funzionare. Tra l'altro, questi semiconduttori sono preziosi - e sempre più richiesti - anche dai produttori di smartphone, auto elettriche e altri dispositivi elettronici.
Di fronte a questo scenario, l'offerta dei chip è risultata insufficiente e, conseguentemente, i prezzi sono aumentati, facendo crescere i ricavi e i profitti dei produttori come Samsung, SK Hynix e Micron Technology. La crescita delle azioni in Borsa di queste aziende è stata una logica conseguenza. Il settore dei chip, tuttavia, è ciclico. Quindi, a una fase di grande espansione segue sempre una di declino. Gli esperti del settore, però, hanno previsto che lo squilibrio tra domanda e offerta durerà almeno fino alla fine del 2027; quindi, ci sarebbero ancora le condizioni per la prosecuzione del rally.
Le turbolenze delle ultime settimane, invece, stanno mostrando il contrario. Cosa sta succedendo? Gli osservatori finanziari ritengono che ci siano almeno tre fattori che contribuiscono al sell-off delle azioni dei chip di memoria sul mercato.
Innanzitutto, il sentiment sull'intelligenza artificiale sta cambiando. L'espansione delle memorie è stata prodotta in gran parte dai grandi investimenti effettuati dalle Big Tech sull'AI. Gli hyperscaler come Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta Platforms hanno destinato insieme centinaia di miliardi per costruire data center e altre infrastrutture, e altrettanti miliardi sono in programma per quest'anno e per l'anno prossimo. Le preoccupazioni degli investitori, però, sono che i ritorni degli investimenti potrebbero non essere adeguati agli sforzi finanziari compiuti, in parte a debito; quindi, le spese potrebbero essere drasticamente ridotte.
Un altro fattore è il progresso tecnologico della Cina nel campo dei chip di memoria. Finora Pechino è stata tenuta fuori dalla tecnologia più avanzata del settore attraverso le restrizioni statunitensi. Il governo, quindi, ha provato a fare di necessità virtù, amplificando gli sforzi per arrivare all'autosufficienza. In pratica, le autorità cinesi stanno sostenendo finanziariamente le aziende che producono chip di fascia alta, in modo da smarcarsi dalla dipendenza estera.
Il terzo fattore, legato al secondo, è la crescente concorrenza delle aziende cinesi. Il forte debutto in Borsa del più grande produttore cinese di chip di memoria, CXMT, lunedì ha aggiunto ulteriori timori al riguardo. In pratica, la quotazione ha rafforzato il timore che CXMT possa emergere come un fornitore molto competitivo nel mercato dei semiconduttori, aumentando il rischio di eccesso di offerta e mettendo sotto pressione i prezzi.
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"CXMT diventerà uno dei grandi pesi degli indici. Quando accade questo, gli investitori devono vendere altre posizioni che già possiedono", ha commentato Hao Hong, managing partner e chief investment officer di Lotus Asset Management a Hong Kong.
Inoltre, sono circolate notizie secondo cui alcune società cinesi starebbero sviluppando apparecchiature domestiche per la litografia DUV (deep ultraviolet), il che ha riacceso le preoccupazioni che i produttori cinesi di chip di memoria possano accelerare l'espansione della capacità produttiva, intensificando la concorrenza.
Altri crolli in vista?
In questo quadro a tinte fosche, si teme che i crolli in Borsa delle azioni dei chip di memoria non siano terminati. Owen Lamont, vicepresidente senior di Acadian Asset Management, ritiene che gli investitori abbiano ancora poca visibilità su come la tecnologia influenzerà l'economia. "In questo momento ci troviamo di fronte a un'incredibile incertezza", ha detto. "Nessuno ha idea di come questo processo di AI influenzerà la nostra economia, quindi penso che ci sarà turbolenza a prescindere da tutto".
Secondo Sundeep Gantori, direttore degli investimenti per le azioni di Standard Chartered, la svendita attuale riflette il deterioramento del sentiment verso le azioni dei semiconduttori dopo alcuni rapporti dei media che hanno evidenziato le ambizioni cinesi nel settore. Tuttavia, nel lungo termine, le prospettive restano intatte, ha aggiunto. "L'opportunità di mercato rimane sufficientemente grande perché più attori possano beneficiarne e coesistere, con il ciclo di investimento nell'AI che continua a supportare le principali aziende tecnologiche", ha dichiarato.