Il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente ha fatto aumentare il rendimento dei titoli di Stato giapponesi fino al livello più alto degli ultimi 30 anni. I JGB (Japan Government Bond) decennali hanno raggiunto un rendimento del 2,9%. Per ritrovare un livello simile bisogna fare un salto indietro fino al settembre del 1996, prima che i tassi in Giappone scendessero a zero per effetto della deflazione.
Con l'aumento odierno di 3,5 punti base, è in corso il nono rialzo consecutivo dei rendimenti dei JGB, segnando la serie più lunga degli ultimi quasi due decenni. Gli investitori sono preoccupati per l'inflazione e i titoli di Stato a più lunga scadenza riflettono maggiormente le aspettative inflazionistiche.
Le preoccupazioni scaturiscono dal timore che la guerra tra Stati Uniti e Iran riprenda con la stessa intensità di prima della tregua, comportando una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz e una risalita dei prezzi del petrolio. Ciò sarebbe deleterio per il Giappone, che, dal punto di vista energetico, dipende dalle importazioni di greggio. Ne conseguirebbe un aumento dei prezzi al consumo per effetto dei maggiori costi dell'energia.
Al vertice NATO di Ankara, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che la tregua di 60 giorni tra Washington e Teheran è finita, dopo gli attacchi missilistici incrociati dei giorni scorsi. Questa escalation alimenta le aspettative di un nuovo blocco nell'approvvigionamento di petrolio attraverso il canale del Golfo Persico.
Non solo guerra
Non sono solo le preoccupazioni legate alla guerra a spingere verso l'alto i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi. L'aumento è iniziato il mese scorso, quando il governo presieduto da Sanae Takaichi ha presentato un piano di politica economica che prevede un'ampia estensione della spesa pubblica. Tanto è bastato per allarmare il mercato, che vede nell'enorme debito pubblico del Paese uno dei principali fattori di pressione sui bond.
Il documento dell'esecutivo, inoltre, invita la Bank of Japan a calibrare gli obiettivi di politica monetaria su quelli della crescita economica. Gli investitori hanno interpretato questo invito come una forma di pressione nei confronti della Banca centrale affinché mantenga bassi i tassi di interesse.
Se, da un lato, questo significa alleggerire la pressione sull'onere del debito, dall'altro potrebbe alimentare ulteriormente l'inflazione, con il rischio che la BoJ intervenga troppo tardi per frenarla.
Titoli di Stato giapponesi: investitori su scadenze brevi
Una buona notizia sul fronte dei titoli di Stato giapponesi arriva dalle aste a più breve scadenza. L'esito di quella dei titoli a cinque anni ha visto un rapporto bid-to-cover pari a 3,43, rispetto al 3,11 dell'asta precedente. Tale rapporto è un importante indicatore della domanda, poiché misura il rapporto tra le richieste e l'ammontare offerto.
"Quando i rendimenti salgono lungo tutta la curva, gli investitori preferiscono acquistare obbligazioni a scadenza più breve per ridurre il rischio", ha dichiarato Miki Den, senior strategist sui tassi giapponesi presso SMBC Nikko Securities. "Tuttavia, il livello del rendimento dei titoli a cinque anni non è ancora sufficientemente elevato rispetto all'inflazione in corso. Questo ha limitato la domanda nell'asta", ha aggiunto.
Il rendimento del titolo a cinque anni è aumentato di 0,5 punti base, fino all'1,99%, per poi ridursi leggermente dopo l'asta. Anche il rendimento del titolo biennale, quello più sensibile ai tassi ufficiali della BoJ, è salito di 1,5 punti base, raggiungendo l'1,445%.