Lo stagno è uno di quei metalli che spesso sfugge all’attenzione generale, ma è fondamentale per tutte le tecnologie moderne. Questo metallo, la cui principale forma commerciale è l’ossido di stagno (cassiterite), è utilizzato soprattutto nelle saldature elettroniche che tengono insieme i circuiti di smartphone, computer, automobili e altre tecnologie avanzate, oltre che in leghe ad alta resistenza e in numerosi componenti industriali.
A differenza di molti altri metalli industriali, lo stagno ha una produzione abbastanza concentrata in poche aree geografiche, soprattutto nel Sud-Est asiatico, e anche piccole variazioni nella produzione possono influenzare i prezzi globali e l’accesso delle industrie a una risorsa critica.
Oltre alla produzione primaria, una parte significativa di stagno proviene dalla lavorazione di rottami e riciclo, che contribuisce a stabilizzare l’offerta globale, ma non può da sola compensare le fluttuazioni nelle miniere attive. Il mercato del stagno è inoltre spesso sensibile alle tensioni geopolitiche e alle interruzioni della catena di fornitura.
Per esempio, conflitti o chiusure di grandi miniere possono rapidamente ridurre l’offerta disponibile per le industrie tecnologiche globali, facendo salire i prezzi e mettendo sotto pressione i produttori di componenti elettronici. Nonostante ciò, l’industria dello stagno resta vitale: la domanda continua a essere sostenuta dalla digitalizzazione, dall’elettronica di consumo e da settori che richiedono materiali sempre più affidabili e duraturi.
I principali Paesi produttori di stagno nel 2024
Secondo le stime più recenti disponibili nel rapporto annuale dell' U.S. Geological Survey (USGS), lo stagno è estratto in circa 35 Paesi del mondo, ma la produzione effettiva è dominata da pochi grandi produttori. La distribuzione geografica della produzione riflette anche le differenze nei tipi di giacimenti (alluvionali o primari), nei costi operativi e nelle politiche minerarie nazionali. Di seguito, la classifica dei primi 10 Paesi produttori, basandosi sui dati del 2024.
Cina – circa 69.000 tonnellate
La Cina resta il principale Paese produttore di stagno nel mondo, con una produzione stimata in circa 69.000 tonnellate nel 2024. La combinazione di grandi depositi minerari e di una industria di trasformazione ben sviluppata rende la Cina un punto di riferimento nella filiera dello stagno, tanto nell’estrazione quanto nella raffinazione del metallo. Molto dello stagno cinese deriva da miniere primarie insieme a una significativa quota di stagno riciclato che viene rimesso nel ciclo produttivo.
Indonesia – circa 50.000 tonnellate
L’Indonesia è il secondo produttore mondiale con circa 50.000 tonnellate nel 2024. Storicamente, l’estrazione di stagno nelle isole di Bangka e Belitung ha costituito il cuore dell’industria mineraria nazionale, con piccole e medie operazioni spesso svolte in aree alluvionali. L’industria mineraria dello stagno in Indonesia è caratterizzata sia da grandi miniere commerciali sia da attività artigianali diffuse.
Perù – circa 31.000 tonnellate
Il Perù figura al terzo posto con circa 31.000 tonnellate di stagno prodotte nel 2024. Le miniere peruviane si trovano soprattutto nelle regioni andine, dove l’estrazione di cassiterite è parte di un settore minerario più ampio che include anche altri metalli. Il Perù combina risorse minerarie sostanziali con infrastrutture minerarie ben radicate.
Brasile – circa 29.000 tonnellate
Il Brasile ha prodotto circa 29.000 tonnellate nel 2024, collocandosi tra i principali protagonisti dell’estrazione globale. Nella principale economia sudamericana, lo stagno è spesso estratto da depositi alluvionali o associato ad altri minerali in giacimenti complessi, con una significativa partecipazione di compagnie minerarie integrate.
Repubblica Democratica del Congo – circa 25.000 tonnellate
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) è un produttore importante, con circa 25.000 tonnellate di stagno nel 2024. Gran parte della produzione congolesa deriva sia da miniere industriali sia da attività artigianali; tuttavia, le attività estrattive nel Paese sono sensibili a conflitti locali e questioni di governance.
Bolivia – circa 21.000 tonnellate
La Bolivia si colloca al sesto posto con un'estrazione di circa 21.000 tonnellate di stagno, consolidando la sua tradizione storica di produzione mineraria in Sud America. Le miniere boliviane sono spesso caratterizzate da giacimenti complessi che richiedono tecnologie e impianti di trasformazione adeguati.
Australia – circa 9.900 tonnellate
L’Australia ha prodotto quasi 10.000 tonnellate nel 2024. Anche se meno dominante rispetto ai principali produttori asiatici e sudamericani, il Paese oceanico ha un settore minerario avanzato, con estrazioni di stagno integrate in un portafoglio più ampio di minerali industriali.
Nigeria – circa 7.000 tonnellate
La Nigeria si trova nella parte bassa della classifica con circa 7.000 tonnellate prodotte nel 2024. Gran parte della produzione è legata a miniere artigianali e piccole operazioni, con potenziale di crescita se migliorano le infrastrutture e le condizioni normative.
Vietnam – circa 6.700 tonnellate
Il Vietnam ha ottenuto una produzione stimata di circa 6.700 tonnellate nel 2024. Sebbene non sia tra i maggiori produttori assoluti, la presenza di giacimenti minerari di stagno ben distribuiti contribuisce significativamente alla fornitura regionale e globale.
Rwanda – circa 3.600 tonnellate
Chiude la classifica il Rwanda, con circa 3.600 tonnellate di stagno nel 2024. Anche se è un’entità più piccola rispetto ad altri giganti, il Ruanda rappresenta un produttore rilevante nell’Africa orientale e sta sviluppando ulteriormente la sua capacità estrattiva.
Conclusioni
In conclusione, la produzione mondiale di stagno nel 2024 mostra un modello parecchio frammentato, con alcuni Paesi asiatici e sudamericani che spiccano nettamente nel panorama globale. La Cina e l’Indonesia dominano, mentre altri Paesi come Perù, Brasile e Repubblica Democratica del Congo rappresentano fonti essenziali di approvvigionamento. Poiché lo stagno è critico per l’elettronica e altre industrie avanzate, qualsiasi cambiamento nella produzione o nelle politiche minerarie di queste nazioni può influenzare catene di approvvigionamento e prezzi globali nei prossimi anni.