L'oro è tornato a salire negli ultimi giorni, dopo una violenta correzione che lo aveva scaraventato a un minimo di 4.423 dollari l'oncia all’inizio di febbraio, dai 5.627 dollari del massimo storico del 29 gennaio. Al momento in cui si scrive, le quotazioni del metallo giallo si attestano a 5.075 dollari.
La cavalcata straordinaria dell'oro è di lunga data. L’asset ha iniziato la sua corsa nell’autunno del 2018 e, nel tempo, ha cambiato ritmo, facendo valere la sua qualità di bene rifugio nei vari momenti di tensione economica e geopolitica.
Prima l’avvento della pandemia, che ha messo in ginocchio l’economia mondiale; poi lo scoppio della guerra Russia-Ucraina, che ha alimentato l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni; poi ancora la guerra in Medio Oriente tra Israele e Hamas e i dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tutti questi fattori hanno creato un clima di paura tale da spingere gli investitori verso porti sicuri.
Il sostegno dei prezzi dell’oro è arrivato dai flussi degli ETF, ma anche dagli acquisti delle Banche centrali, che hanno diversificato sempre più le loro riserve rispetto al dollaro USA. Recentemente, il metallo prezioso si è ritirato nel mercato delle materie prime, facendo pensare a un’inversione di rotta. Tuttavia, molto probabilmente si è trattato solo di prese di profitto, come dimostra il fatto che gli afflussi negli ETF legati all’oro fisico sono rimasti stabili e le Banche centrali continuano ad acquistare.
A questo proposito, la People's Bank of China ha incrementato gli acquisti di oro per il quindicesimo mese consecutivo a gennaio, e la Narodowy Bank Polsk ha annunciato il mese scorso di mettere in cassaforte ulteriori 150 tonnellate di lingotti, dopo essere risultata, nel 2025, il principale acquirente di oro.
Oro: dove andranno adesso i prezzi?
La ripresa del rally del metallo pone alcuni interrogativi: nei prossimi giorni sono da attendersi nuovi massimi storici o una fase di assestamento? Molte incertezze affliggono l’economia mondiale, mentre le questioni geopolitiche potrebbero recitare ancora una volta un ruolo decisivo.
Inoltre, bisogna considerare che la Federal Reserve potrebbe abbassare ulteriormente i tassi di interesse, rendendo meno convenienti asset rifugio alternativi come i Treasury e rendendo più attrattivo l’oro, che di per sé è un’attività non redditizia. Anche la debolezza del dollaro potrebbe fornire ulteriore carburante: alla luce del fatto che il metallo giallo è quotato in dollari, un indebolimento del greenback fa salire la domanda di oro da parte degli operatori non statunitensi.
Secondo David Wilson, direttore della strategia sulle materie prime di BNP Paribas, entro la fine dell’anno il prezzo dell’oro potrebbe salire fino a 6.000 dollari l’oncia, a causa della persistenza dei rischi macroeconomici e geopolitici. L’esperto ritiene inoltre che il rapporto tra le quotazioni dell’oro e quelle dell’argento sia destinato ad aumentare. "Penso che ci sia ancora spazio per un’ulteriore divergenza", ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg Television. "L’argento non offre lo stesso tipo di protezione dal rischio".
Il metallo bianco ha mostrato estrema volatilità negli ultimi mesi e si è retto sulla forte domanda proveniente particolarmente dall’Asia. Wilson ritiene che, con l’avvicinarsi del Capodanno lunare in Cina, ci sarà un ulteriore rallentamento della domanda, rispetto ai segnali di debolezza che il mercato fisico sta già dando.