I prezzi del petrolio cedono terreno dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha annunciato il raggiungimento di un quadro di intesa con l’Iran, alimentando le aspettative di una possibile de-escalation delle tensioni in Medio Oriente.
Medio Oriente: USA e Iran verso un accordo?
Secondo il presidente USA, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo preliminare che potrebbe essere firmato “nei prossimi giorni”. Trump ha inoltre affermato che lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale di petrolio, sarà riaperto una volta finalizzato l’accordo.
Il movimento riflette le aspettative degli operatori su una possibile riduzione del rischio geopolitico e su un ritorno alla normalità nei flussi energetici globali, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali choke point mondiali.
Tuttavia, da Teheran sono arrivate smentite tramite media statali, che hanno negato l’esistenza di un’intesa definitiva o l’approvazione di un testo preliminare con Washington. Secondo fonti iraniane, le negoziazioni sarebbero ancora in una fase preliminare e senza un accordo formale.
Le autorità iraniane hanno inoltre respinto la ricostruzione americana, sostenendo che Washington avrebbe in realtà ripreso precedenti richieste negoziali senza significativi passi avanti.
Petrolio: mercato prudente tra diplomazia e rischio geopolitico
Nonostante il tono ottimistico delle dichiarazioni statunitensi, diversi operatori mantengono un approccio prudente, anche alla luce della volatilità recente legata al conflitto.
Secondo analisti di mercato, i prezzi del petrolio restano sostenuti da fattori strutturali, tra cui l’incertezza geopolitica, la gestione dei flussi globali e le dinamiche della domanda cinese, che continua a influenzare il bilancio dell’offerta.
Alcune banche d’affari sottolineano inoltre che la disponibilità di rotte alternative e livelli di importazione relativamente stabili in Cina stanno contribuendo a contenere le pressioni rialziste sui prezzi.
Materie prime, petrolio WTI: le indicazioni del Forecaster

Le quotazioni del petrolio WTI cedono terreno portandosi sotto il livello orizzontale a 88 dollari al barile. Da marzo scorso i prezzi rimangono all’interno dell’ampia struttura laterale che vede i livelli statici a 88,60 – 84 e 79 dollari come supporto e 108 e 115 dollari come resistenze.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase laterale/ribassista fino all’inizio della terza decade del mese, seguita da una possibile fase rialzista che potrebbe estendersi fino ai primi giorni di luglio.


Il tool “Pattern” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia negli scenari “best match” e “long” un potenziale rialzo rispettivamente verso area 117 e 104 dollari, prima di un eventuale storno (guarda come funziona il tool “Pattern” di Forecaster Terminal).

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