L’oro torna sotto pressione e registra una delle peggiori fasi degli ultimi anni, mettendo in discussione il suo ruolo tradizionale di bene rifugio. Nonostante il contesto di forte tensione geopolitica in Medio Oriente, il metallo prezioso sta subendo vendite consistenti, bruciando i guadagni da inizio anno, in controtendenza rispetto a quanto ci si aspetterebbe in uno scenario di rischio elevato. Vediamo cosa succede.
Oro, vendite record: la peggior settimana in oltre un decennio
Le quotazioni dell’oro hanno subito un crollo significativo, con il prezzo spot sceso sotto quota 4.200 dollari l’oncia e in calo di quasi il 10% nelle ultime sedute. Si tratta della peggiore performance settimanale degli ultimi 15 anni. Ancora più rilevante è il dato di medio periodo: dai massimi storici toccati a fine gennaio, il metallo giallo ha perso circa il 25% del proprio valore.
Il ribasso dell’oro in un contesto di guerra rappresenta un’anomalia solo apparente. Il mercato sta infatti ricalibrando le aspettative su inflazione e politica monetaria. L’escalation tra Stati Uniti e Iran ha alimentato i timori di un aumento dei prezzi energetici, con il petrolio in forte rialzo, e questo si traduce in pressioni inflazionistiche più persistenti.
Di conseguenza, le principali banche centrali stanno adottando un tono più restrittivo. Le aspettative di tassi di interesse più elevati più a lungo penalizzano direttamente l’oro, che è un asset privo di rendimento. In un contesto di rendimenti obbligazionari in aumento, gli investitori tendono a spostare i capitali verso strumenti che offrono cedole, riducendo l’attrattività del metallo prezioso.
L’oro si spegne con dollaro USA forte e rendimenti in aumento
Un altro fattore chiave è il rafforzamento del dollaro USA, sostenuto proprio dalle aspettative di politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti. Un biglietto verde più forte rende l’oro più costoso per gli investitori internazionali, contribuendo ulteriormente alla pressione ribassista.
Allo stesso tempo, i rendimenti dei titoli di Stato restano elevati, offrendo un’alternativa più interessante rispetto all’oro. Questo contesto macro-finanziario sta quindi prevalendo sul tradizionale ruolo difensivo del metallo.
Materie prime, oro: cosa dice il Forecaster

Con le vendite registrate nelle ultime settimane, le quotazioni dell’oro si sono riportate in area di minimi da inizio dicembre scorso, cancellando l’intero guadagno segnato nel 2026. Al momento i prezzi si trovano a metà strada tra l’area di resistenza compresa tra i 4.404 e i 4.550 dollari e la zona di supporto a 4.000 e 3.886 dollari.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase rialzista fino alla fine della prima decade di aprile, seguito da una possibile fase laterale che potrebbe estendersi a fine mesi.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia – negli scenari “best match” (linea blu) e “long” (linea verde) – un possibile recupero verso area 4.660 dollari, prima di un nuovo eventuale ribasso (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la funzionalità di Forecaster Terminal).

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