Il titolo sembra paradossale ma come vedremo, almeno nei prezzi degli ETF specializzati, è proprio così.
Gli ETF che investono nella cosiddetta Clean Energy tra il 2021 e aprile 2025 hanno subito un sell off pesantissimo. Prendendo ad esempio l’ETF iShares Clean Energy notiamo come il prezzo sia passato da un massimo di 16 euro a un minimo sotto i 6 euro. Un impressionante ribasso innescato soprattutto dalla guerra in Ucraina che, anche qui per un paradosso, ha spento l’ottimismo verso le energie pulite.
Il motivo era presto detto, l’arrivo probabile di Trump sommato all’aumento dell’impegno militare ha sottratto molte risorse pubbliche destinate a finanziare le tecnologie green.
Ed effettivamente è andata così ma quello che doveva essere il bacio della morte, il Liberation Day di Trump con lo stop a molti dei finanziamenti e l’uscita da accordi vari sul clima, si è rivelato un concentrato di vitamine. Dopo un iniziale sbandamento, è cominciata la riscossa del settore green. Una ripresa che oggi è ancora in corso come vedremo dal grafico.
ETF Clean Energy: la trappola per orsi del settore green
L’ETF di iShares è ancora sotto di un abbondante 15% negli ultimi 3 anni, una performance non così lontana da quel -40% accumulato dal lancio nel 2007. Esposto verso un paniere di Paesi molto diversificato (Stati Uniti 30%, poi Cina 12%, e a seguire con pesi decrescenti Brasile, Spagna e Danimarca tutti sopra l’8%), questo ETF rimane non certamente caro in termini di prezzo rapportato agli utili oggi a 17 e con un rapporto prezzo valore contabile di poco sopra a 2. Utilities e industriali coprono come settori l’80% del portafoglio.
Ma andiamo al grafico dell’ETF che mi sembra forse l’aspetto più interessante per un tema in ripresa.

Come si vede la trappola per orsi di aprile 2025 si è rivelata una grande opportunità. Pronti a considerare archiviato un bull market che affondava le sue radici al 2012, gli investitori più audaci hanno invece sfruttato l’occasione di un sentiment depresso per rilanciare con forza l’ETF ormai giunto in prossimità di resistenze (9/9,3) che se superate cambierebbero completamente il quadro tecnico generale della green energy.
Da queste parti troviamo anche il minimo di inizio 2022 che innescò una reazione alla prima gamba di ribasso prima del naufragio.
Prevedibile quindi una certa resistenza del mercato nel superare questo livello, almeno in prima battuta. Dovesse però verificarsi formalmente la rottura verso l’alto l’analisi tecnica inviterebbe seriamente gli investitori a raccogliere il segnale per ridare fiducia a un settore caduto troppo in fretta nel dimenticatoio.