Pronti via e il 2026 sembra promettere bene per i mercati emergenti. Se andiamo a vedere le geografie che meglio si sono comportate in queste prime settimane del 2026, ci rendiamo conto subito del tono che hanno preso alcuni mercati non appartenenti al mondo sviluppato come Turchia e Corea, in rialzo di oltre il 25%, ma anche Brasile, Thailandia e Messico tutte in aumento di oltre il 15%.
Solo l’India e l'Indonesia per ora non hanno partecipato a questo rally ben sintetizzato dall’indice Msci Emerging Market; indice che replicato da tanti ETF sta già doppiando l’indice mondiale dei Paesi sviluppati.
Ma questo 10 a 1 (le performance dell’azionario emergente contro quello mondiale sviluppato nel 2026) è tale anche nell’ultimo anno con l’ETF IShares Core Msci Emerging Market IMI che fa segnare un +24% a fronte di un azionario mondiale iShares Core Msci World su del 3%. Colmato solo in minima parte il gap tra emergenti e sviluppati degli ultimi 5 anni con i primi in ritardo di ben 50 punti percentuali di performance rispetto ai secondi.
ETF Mercati emergenti: la correzione non è scontata
L’ETF gestito da BlackRock che investe sui mercati emergenti vede la Cina come peso massimo coprendo circa un quarto del portafoglio, seguito da Taiwan al 20%, India al 14% e Corea al 12%. La tecnologia anch’essa come la Cina pesa per un quarto del portafoglio, seguito dalla finanza che copre il 20%.
L’indice in termini di fondamentali è più caro rispetto a qualche mese fa, ma non carissimo. Il rapporto tra prezzo e utili quota 18 mentre il rapporto tra prezzo e valore contabile si posiziona poco sopra a 2. Ci troviamo di fronte un indice non certo “tirato”. Ma quello che intriga più di ogni altra cosa è il grafico.

Ad una prima occhiata potremmo pensare di essere pronti per una fase di reversal dopo una poderosa galoppata da aprile. L’indice ha sfondato verso l’alto il canalone superiore del bull market in quello che rischia di rivelarsi un eccesso da pagare a caro prezzo se i compratori non dovessero trovare la forza di spingere ulteriormente il prezzo dell’ETF. A metà aprile in pieno Liberation Day una quota prezzava 27 euro, mentre ora siamo saliti oltre i 42 euro, uno sprint di quasi il 50% in meno di un anno che impressiona.
Sommando questo andamento impetuoso degli ultimi mesi al buon tenore delle valute emergenti soprattutto rispetto al dollaro, non necessariamente vedremo da adesso in avanti un crollo. Il dollaro americano avrà la sua importanza nel disegnare la futura traiettoria. Una rinnovata debolezza del biglietto verde sarebbe qualcosa che richiamerebbe altri compratori di azionario emergente favorendo il proseguimento del bull market.
Se la forza di gravità non avrà ragione del prezzo dell’ETF nei prossimi mesi, potremmo trovarci quindi di fronte ad una fase che assumerebbe il sapore della fuga speculativa con gli emergenti pronti a raccogliere il testimone delle borse soprattutto americane dopo anni di rendimenti eccellenti.