Negli ultimi mesi il comparto software è stato tra quelli maggiormente penalizzati sui mercati azionari. Anche alcuni dei principali protagonisti del settore, come Microsoft, Oracle e Intuit, hanno registrato correzioni a doppia cifra rispetto ai massimi precedenti.
Tra le cause principali figurano i dubbi degli investitori sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sui modelli di business tradizionali. Se da un lato l’AI rappresenta una straordinaria opportunità di crescita, dall’altro rischia di mettere in discussione attività che fino a pochi anni fa apparivano consolidate, caratterizzate da elevata redditività e flussi di cassa prevedibili.
La pressione non ha riguardato soltanto il mercato statunitense. Anche il settore software europeo ha risentito del cambio di sentiment, nonostante la presenza di aziende leader in diversi segmenti strategici, soprattutto in Germania e Francia.
Un ETF per investire nel software europeo
Per chi desidera esporsi a questo tema esiste un ETF piuttosto particolare: l’Xtrackers MSCI Europe Information Technology Screened.
Si tratta di uno strumento che replica l’indice MSCI Europe Information Technology Screened 20-35, un benchmark focalizzato sul comparto tecnologico europeo e costruito secondo criteri ESG. La metodologia prevede un limite massimo del 35% per il titolo più pesante e del 20% per ciascuna delle altre società presenti nel paniere.
L’ETF presenta tuttavia una caratteristica che lo distingue dalla maggior parte dei prodotti settoriali: una forte concentrazione. Le società incluse sono infatti soltanto sette, rendendolo uno strumento molto selettivo e poco diversificato rispetto agli standard del mercato.
Germania e Francia dominano il portafoglio
La composizione geografica riflette la struttura del settore tecnologico europeo. Germania e Francia rappresentano circa il 30% del portafoglio ciascuna, seguite da Svezia e Paesi Bassi con pesi intorno al 15%. Tra le singole società spicca la presenza di SAP, che rappresenta circa un quarto del portafoglio.
Seguono aziende come Hexagon, Capgemini e BE Semiconductor Industries. Completano il paniere Dassault Systèmes, The Sage Group e Nemetschek. Una concentrazione così elevata rende l’ETF particolarmente sensibile all’andamento di poche società, aumentando il rischio specifico rispetto a fondi più diversificati.
Performance deludenti rispetto alla tecnologia europea
Nonostante dal lancio il fondo abbia raddoppiato il proprio valore, i risultati degli ultimi anni sono stati meno brillanti rispetto ad altri segmenti della tecnologia europea.
Negli ultimi cinque anni, in un contesto generalmente favorevole per le Borse europee, il settore software ha accumulato una performance complessivamente negativa vicina al 10%. Un dato che contrasta con il buon andamento dell’intero comparto tecnologico continentale.
Anche su un orizzonte di dieci anni emerge un significativo ritardo. L’indice replicato dall’ETF ha generato rendimenti medi annui intorno al 7%, contro circa il 15% registrato dagli indici più ampi dedicati alla tecnologia europea. Il tutto con livelli di volatilità non particolarmente differenti.
Valutazioni più basse e possibile rivalutazione
L’aspetto forse più interessante riguarda le valutazioni. Pur trattandosi di un settore growth, dove i multipli tradizionali hanno un’importanza relativa, il mercato sembra aver ridimensionato significativamente le aspettative sulle società software europee.
Il rapporto prezzo/utili prospettico del comparto è sceso intorno a 16 volte gli utili attesi, mentre il più ampio settore tecnologico europeo tratta su multipli vicini a 28 volte. Una differenza che segnala un atteggiamento molto più prudente da parte degli investitori.
Un fenomeno simile si osserva anche negli Stati Uniti, dove diverse software house hanno visto comprimersi le valutazioni fino a livelli che ricordano più i settori value che quelli tradizionalmente growth.
Un tema da monitorare nel nuovo scenario europeo
Naturalmente non mancano le criticità. La scarsa diversificazione e le masse gestite ancora contenute -inferiori ai 30 milioni di euro - rappresentano elementi da considerare attentamente.
Tuttavia, il crescente dibattito sulla sovranità tecnologica europea e la volontà delle istituzioni comunitarie di rafforzare l’autonomia digitale del continente potrebbero riportare attenzione sulle principali software house europee.
Se nei prossimi anni dovessero concretizzarsi iniziative industriali e investimenti pubblici a sostegno dei campioni tecnologici del Vecchio Continente, questo ETF potrebbe rappresentare uno dei pochi strumenti quotati in grado di intercettare in modo diretto una tendenza che, almeno per il momento, continua a essere relativamente trascurata dal mercato.